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lunedì 2 aprile 2012

Il Salvador ricorda gli Accordi di Pace


Il 16 gennaio 2012 il presidente salvadoregno, Mauricio Funes, ha commemorato il XX annivversario degli accordi di pace che portarono al termine della guerra civile che insanguinò il Salvador dal 1980 al 1992 provocando circa 75.000 morti e oltre 7.000 desaparecidos.
Durante la commemorazione il governo del Paese ha annunciato che creerà una commissione di inchiesta per fare luce sulle responsabilità della Fuerza Armada negli innumerevoli crimini contro l'umanità durante la guerra civile.

Il presidente, Mauricio Funes, inoltre ha chiesto perdono ai familiari delle vittime del massacro di El Mozote commesso dal battaglione Atlacatl nel dicembre del 2011 in cui furono trucidati oltre mille e duecento persone (la metà erano bambini ed adolescenti).
Ad El Mozote tra 11 ed il 13 dicembre 1981 un corpo scelto dell'esercito salvadoregno (il battaglione Atlacatl comandato da Domingo Monterrosa che ubbidiva agli ordini del regime militare di destra che si opponeva la guerriglia del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional) irruppe nel villaggio sparando selvaggiamente sugli abitanti; coloro che non morirono per le ferite delle armi da fuoco furono torturati e poi giustiziati. Dopo questa carneficina il battaglione Atlacatl rivendicò l'azione con una lettera in cui insultava gli abitanti chiamandoli "figli di puttana" e li accusava di dare supporto e protezione al Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional. 

Per il ministro della Difesa, Hugo Martínez, "il massacro di El Mozote fu un vero e proprio genocidio, che non deve essere dimenticato affinché mai possa ripetersi".

domenica 25 luglio 2010

Paraguay: Epp sempre più forte?

Ejercito del Pueblo Paraguayo continua ad attaccare le forze dell'ordine paraguaiane nonostante il governo del Presidente Lugo cerchi di contrastarlo cono ogni mezzo (link al post sullo stato ri emergenza).
Nell'ultimo attacco portato dal Epp, avvenuto a fine giugno 2010, sono stati uccisi nella provincia di Concepcion due agenti della Foper (Fuerza Operativa de Policia Especializada) mentre la loro squadra stava effettuando un pattugliamento in un'area boscosa. La pattuglia della Foper era intenta a scovare tracce dei gruppi insieme a cui i leader del Epp si muovono.

Lo scontro è avvenuto perché i militanti del Epp si sono visti quasi accerchiati dai militari, per cui hanno deciso di aprire il fuoco per cercare di fuggire senza essere arrestati. Alla fine dello scontro si sono contate due vittime tra la Foper e, secondo alcuni agenti di polizia, alcuni guerriglieri siano stati feriti anche se non è stato messo a segno nessun arresto. Dopo lo scontro a fuoco le forze dell'ordine hanno rinvenuto un accampamento del Epp in cui sono state rinvenute uniformi militari contraffatte, due radio sintonizzate sulla frequenza della polizia., fotografie di aree militari e computer portatili. All'interno dei Pc sarebbero state rinvenute annotazioni degli spostamenti e delle abitudini di un parlamentare del partito Liberal radical Autentico, Salym Buzarquis, e di un magistrato della Corte Suprema di Giustizia.

Dopo questo episodio il governo Lugo ha deciso l'invio di altri 200 agenti del Foper per cercare di limitare anche la possibilità che l'esercito ribelle possa iniziare una campagna di reclutamento nelle province più povere del paese diventando, così, un movimento molto più strutturato e pericoloso. A questo timore si aggiunge quello che Epp possa entrare in contatto con le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia); secondo alcune fonti sembra che alcuni incontri siano già avvenuti.

domenica 13 giugno 2010

Stato d'emergenza in Paraguay

Lugo, Presidente del Paraguay, il 26 aprile 2010 ha deciso di promulgare lo stato d'emergenza nelle province del nord (Alto Paraguay, San Pedro, Presidente Hayes, Conception e Amabay) per cercare di contrastare le operazioni dei guerriglieri dell'Epp.
Lo stato d'emergenza vieta alla popolazione di organizzare manifestazioni e riunioni pubbliche.
Lugo ha scelto di promulgare lo stato di emergenza per cercare di contrastare i sempre più numerosi sequestri di persona ed omicidi di agenti di polizia che Epp ormai da alcuni anni perpetra. Uno degli ultimi attacchi dell'Epp ha ucciso un poliziotto di una pattuglia e si è avuto una settimana prima dell'entrata in vigore dello stato d'emergenza
Il fine dello stato di emergenza è solo quello di mantenere la sicurezza nel paese e cercare di stroncare la rete di persone che appoggia l'Epp. Un clamoroso caso riguarda Alejandro Ramos, uno dei leader dell'Epp, ceh fu arrestato nell'agosto del 2009 e che manteneva contatti telefonici ed incontri con persone importanti nella politica nazionale, come il vice ministro degli affari politici del ministero dell'Interno, Evio Segovia.

La scelta del Presidente paraguaiano di firmare lo stato d'emergenza alla popolazione non è piaciuta a causa dell'assiduo uso che ne faceva il longevo dittatore Alfredo Stroessner. Il malumore dei paraguaiani è stato espresso dei maggiori sindacati e partiti di sinistra che hanno criticato apertamente la scelta di Lugo affermando: "Proclamando lo stato d'eccezione Lugo dimostra quanto il suo governo non sia in grado di fare. Ricorre a questo metodo perché non può risolvere le cose mantenendo lo stato di diritto. Non serve cambiare il nome alle cose. L'applicazione dell'articolo 288 della Costituzione evoca inevitabilmente il vecchio e odioso Estado de Sitio che la dittatura ha applicato arbitrariamente nel corso dei suoi 35 anni, per perseguitare , incarcerare, torturare e assassinare migliaia di cittadini paraguayani."

venerdì 2 aprile 2010

L'intricata vicenda del Ejercito del Pueblo Paraguayo

La lotta intrapresa dal governo Lugo per cercare di fermare l'Ejercito del Pueblo Paraguayo non è solo di tipo militare ma anche diplomatico. Lugo ha chiesto a metà febbraio 2010 al presidente Lula di revocare lo status di rifugiato politico a tre uomini Juan Arrom, Anuncio Martì e Victor Colman accusati di far parte del EPP. I tre uomini prima di espatriare in Brasile erano i dirigenti di un piccolo partito dell'estrema sinistra paraguaiana ( Partido Patria Libre) che è considerato parte del Ejercito del Pueblo Paraguayo.
La richiesta di estradizione è stata motivata dal fatto che i rifugiati politici avrebbero partecipato ad alcune azioni del EPP tra cui sequestri di persona ed assalti a caserme su cui "esistono provati motivi per segnalare che si debba applicare la cancellazione o addirittura la revoca dello status di rifugiati a queste persone".

Nello scontro tra stato paraguaiano e EPP vi è una aspetto che complica la comprensione di tutta la situazione ed è il fatto che nel gennaio 2002 i tre dirigenti del Partido Patria Libre furono accusati di alcuni sequestri di persona a scopo d'estorsione e poco dopo queste denunce furono arrestati dalla Polizia Nazionale.
I familiari di Arrom, Martì e Colman non riuscirono a contattare i loro cari per circa tre settimane fino a che la madre di uno di loro non li ritrovò, casualmente, in casa di un commissario di polizia con palesi segni di tortura sui loro corpi.
Le indagini che vennero condotte dopo le denunce dei tre esponenti politici furono molto approssimative e portarono ad un processo farsa che assolse tutti i funzionari di polizia indagati; per la mancanza di un processo giusto decisero di chiedere asilo politico al Brasile da dove denunciarono alla Commissione interamericana dei diritti umani il trattamento a loro riservato dalla Polizia Nazionale.
L'avvocato difensore della Commissione dei diritti umani Martin Almada ha affermato: "Ci sono molte cose che lasciano perplessi. Quello che bisognerebbe fare è rivedere tutti i fatti dall'inizio perché le cose sono state fatte male. E molte altre cose in questa vicenda sono state occultate."

mercoledì 10 marzo 2010

Paraguay: ancora non sono scomparse le cattive abitudini militari?

All'inizio di febbraio 2010 in Paraguay il Ministro dell'Interno, Rafael Filizzola, ha autorizzato un'operazione militare contro i membri del Ejercito del Pueblo Paraguayo (Epp), che negli ultimi anni si sono macchiati di numerosi sequestri di persona in tutto il paese.
L'operazione militare doveva arrestare i capi del EPP e scovare i luoghi dove si rifugiavano e dove nascondevano le armi rubate all'esercito nei vari attacchi da loro pianificati; ma ha portato all'arresto di 15 persone e soprattutto senza una vera e propria accusa.
Nel gruppo delle persone fermate figurano anche alcuni leader di alcune comunità contadine che lottano per la riforma agraria e per una maggiore giustizia sociale nel Paese.
Dopo l'arresto di queste 15 persone sono iniziate a trapelare alcune notizie in cui sui metodi con i quali l'esercito avrebbe interrogato gli arrestati , per questo il Codehupy (Coordinadora de los Derechos Humanos del Paraguay) ha richiesto formalmente al Ministro dell'Interno che gli interrogatori e la detenzione avvenga "evitando le violazioni dei diritti civili, torture, abusi fisici e psichici, soprattutto contro membri delle associazioni di campesinos e contro dirigenti locali del Codehupy".
Secondo alcune indiscrezioni che provengono sia dal Governo centrale che dai governi delle aree in cui si è svolta l'operazione militare sembra che i leader dei movimenti campesinos siano stati arrestati perché hanno apertamente contestato l'operato del Ministro dell'Interno. Filizzola in varie occasioni ha dichiarato: "le organizzazioni sociali ed i difensori dei diritti umani sono i criminali a cui polizia e esercito stanno dando la caccia. Oggi ci sono persone che devono darsi una collocazione: o fanno parte di una organizzazione per i diritti umani o assumono il ruolo di difensori delle persone che oggi sono sospettate di far parte di questa organizzazione criminale".
Contro queste parole si è schierata sia la società civile sia il governatore di San Pedro, Josè Ledesma, (molto vicino al Presidente Lugo) che ha chiesto al Presidente "di evitare di porre lotta sociale e per i diritti umani" al solito livello degli appartenenti all' Ejercito del Pueblo Paraguayo .
Ancora prove certe della violazione dei diritti umani da parte dell'esercito nell'operazione contro EPP non ve ne sono ma se vi fossero state violazioni queste dovrebbero far pensare a quanto è difficile riuscire a liberarsi dei metodi repressivi ereditati dalle passate dittature militari.

lunedì 1 marzo 2010

Ejército del Pueblo Paraguayo

In Paraguay dal marzo 2008 opera un gruppo guerrigliero rivoluzionario chiamato Ejército del Pueblo Paraguayo (EPP) che si dichiara di ispirazione marxista-leninista.
EPP si formò contemporaneamente alla nascita del partito Partido Patria Libre che insieme ad altre formazioni politiche di estrema sinistra candidarono alle elezioni presidenziali del 2003 Tomás Zayas.
Il primo episodio che vede protagonista il gruppo armato è l'attentato a Santa Herminia contro i macchinari di un'azienda agricola di oltre 25000 per protestare contro il latifondo. Un altro atto da loro rivendicato è stata compiuto il 31 dicembre del 2008 quando i guerriglieri attaccarono un distaccamento militare a Tacuatí dove rubarono tutte le armi della piccola caserma.

L'Ejército del Pueblo Paraguayo seppur si proclami marxista-leninista e vicino al popolo non gode di buona fama nella popolazione a causa dei numerosi sequestri a scopo di lucro che attuano per finanziarsi e delle critiche che muove verso il Presidente Lugo accusandolo di far parte della vecchia oligarchia e di non portare avanti la riforma agraria promessa in campagna elettorale.
L'ultimo sequestro ha visto come vittima, Fidel Zavala, un ricco proprietario terriero rapito il 15 ottobre 2009 e liberato dopo 95 giorni di prigionia ed il pagamento di un riscatto di 5 milioni di dollari.
Questo denaro è stato consegnato dal EPP ad un quartiere povero di Asuncion ed a due comunità indigene della provincia di Conception per aiutare le famiglie più povere.
Il presidente Lugo ha appoggiato il lavoro della polizia che sta cercando di bloccare lo sviluppo del EPP ed ha affermato che "l'incubo dei sequestri deve finire. Questi gruppi criminali devono stare nel luogo che si meritano. Il governo è fermamente deciso a coordinare le operazioni di polizia e dei militari contro queste bande".

martedì 12 gennaio 2010

Colombia: Rapporto annuale sulla tortura

La Coalición Colombiana contra la Tortura ha presentato a novembre 2009 il rapporto annuale sulle torture che insanguinano il paese. Il rapporto consegnato all'ONU denuncia che la tortura in Colombia è ancora usata in modo sistematico da tutti i gruppi armati (esercito, paramilitari e guerriglia) che combattono nel territorio.
La tortura non è solo fisica ma anche psicologica, e viene utilizzata per intimidire, perseguitare ed estorcere informazioni soprattutto dalla popolazione inerme.
L'uso della tortura psicologica è in ascesa e mira ad aumentare i combattenti o coloro che aiutano i gruppi armati nascondendo o movimentando armi, oppure facendo gli informatori o i messaggeri. A causa di questa pratica si calcola che circa 15.000 combattenti (sia nelle fila della FARC che dei gruppi paramilitari) siano ragazzi con meno di 18 anni; riprendendo i dati di uno studio dell'UNICEF nel 2009, si scopre che l'età media dei bambini soldato è scesa a 12 anni!
Anche la violenza sessuale e lo sfruttamento sessuale delle giovani ragazze viene inclusa nei casi di tortura perché è sistematica ed ha il fine di indurre le giovani donne a prostituirsi per racimolare il denaro per i gruppi combattenti.

Dal 2005 la Coalición Colombiana contra la Tortura ha creato un'archivio dove si raccolgono le testimonianze di chi ha subito delle torture ed ha avuto il coraggio di raccontarle; per adesso sono state documentate mille episodi di tortura di cui più di 300 sono protagonisti bambini e ragazzi con meno di diciotto anni.
Le denunce raccolte sono una piccola parte dei fatti che realmente si compiono in Colombia e sicuramente il Governo Uribe minimizzerà i numeri affermando che le FARC sono state quasi sgominate e che i paramilitari sono stati debellati. Insomma la Colombia sarà rappresentata dal Governo come un paese democratico e sicuro, anche se dopo oltre 45 anni di conflitto interno vi sono circa 4 milioni di deslpazados, la violenza aumenta, come aumenta vertiginosamente la povertà.

mercoledì 11 marzo 2009

Le FARC rilasciano altri prigionieri

All'inizio del febbraio 2009 le FARC hanno rilasciato unilateralmente gli ultimi sei prigionieri politici. Questo rilascio è frutto di un lungo lavoro (circa sette mesi di contatti) svolto dall'associazione Colombiane e Colombiani per la pace; questa associazione è formata da un nutrito gruppo di intellettuali che hanno dato voce a circa centocinquantamila persone che desiderano la fine dell'uso della forza per risolvere il lungo conflitto tra FARC e Stato.
I prigionieri liberati sono: quattro rappresentanti della polizia, l'ex governatore liberale della regione del Meta Alan Jara ed il deputato Sigfrido López.
Sette anni fa López ed altri undici deputati furono sequestrati ma nel giugno del 2007 in circostanze ancora non chiare gli altri furono uccisi; alcune fonti parlano di un'operazione di un gruppo paramilitare, probabilmente statunitense, inviato per trattare il loro rilascio ma che durante lo scontro a fuoco tra le FARC ed i paramilitari uccise gli undici deputati mentre López si salvò perché era stato trasferito in un altro campo dei guerriglieri.

Jara dopo il suo rilascio ha parlato con i giornalisti ed ha dichiarato: "Parlando in tutta sincerità devo dire che penso che Uribe non abbia fatto nulla per la nostra libertà e che la sua attitudine non ha aiutato in nessun modo uno scambio umanitario. [...] Io mi azzardo a dire che sembra che al presidente Uribe convenga la situazione di guerra del paese e che, qui sta la perversione, alla guerriglia serva il presidente Uribe."
Anche López nelle sue dichiarazioni ai giornalisti è stato molto critico con Álvaro Uribe: "L’atteggiamento del presidente Uribe ha solo danneggiato le liberazioni, e boicottato lo scambio umanitario e la liberazione di prigionieri".

Dalle interviste rilasciate a caldo dagli ex-prigionieri e da altri dati raccolti sembra che le FARC abbiano ripreso coraggio e la loro macchina organizzativa e logistica sia sempre funzionante ed in ottima salute. La buona salute delle FARC è tangibile dato che continua l'arruolamento di giovani colombiani che per varie ragioni, come la totale mancanza di lavoro e di studio, preludio ad futuro senza opportunità, aderiscono alla guerriglia.

Lo stato di guerra tra il Governo Colombiano e la guerriglia dopo molti decenni di conflitto sembra che serva ad entrambe le forze per avere o ricercare una legittimazione ed un consenso popolare che forse non avrebbero se si avviasse un processo di pace, alla cui base ci dovrebbe essere lo scambio dei prigionieri ed un dialogo vero e vivo senza odio e preconcetti.

sabato 10 gennaio 2009

La giustizia in Guatemala

In Guatemala sono passati 12 anni da quando la furono firmati ad Oslo gli accordi di pace tra il governo guatemalteco e la Unión Revolucionaria Nacional Guatemalteca (URNG) ma la giustizia sembra ancora lontana dall'arrivare.

In Guatemala nel 1954 il governo di Jacobo Arbenz Guzmán, democraticamente eletto, fu rovesciato dall'intervento della CIA con l'Operazione PBSUCCESS perché le sue riforme di redistribuzione di ricchezza e terra lese gli interessi delle multinazionali statunitensi ed in particolare della United Fruit Company a cui furono espropriati molti appezzamenti di terra che non erano utilizzati.
Alla dittatura militare di Carlos Castillo Armas si opposero sempre quattro movimenti di ispirazione marxista (Ejército Guerillero de los Pobres (EGP), Organización del Pueblo en Armas (ORPA), Fuerzas Armadas Rebeldes (FAR) e Partido Guatemalteco del Trabajo (PGT)) che si fusero nel 1982 dando vita alla URNG.
Durante i 36 anni di dittatura in Guatemala il governo USA finanziò e armò il regime inviando denaro, armi ed i berretti verdi che addestrarono i militari guatemaltechi.

Dopo gli accordi di pace del 1996 in Guatemala furono istituite due commissioni che raccolsero le denunce e testimonianze della popolazione al fine di ricostruire tutti i fatti di sangue, sparizioni, torture avvenute durante il regime militare e poter permettere alla magistratura di perseguire i responsabili di tali crimini.
Una commissione era stata creata dal Onu e si chiamava Commissione del Chiarimento Storico e l’altra era stata creata dall’Ufficio dei Diritti Umani dell’Arcivescovato di Città del Guatemala.
Dopo due anni di indagini e raccolta dati le due commissioni giunsero alle solite conclusioni e pubblicarono i loro dati: 200.000 morti tra studenti, lavoratori, professionisti e personalità dell'opposizione di qualsivoglia tendenza politicai e popolazioni maya, migliaia di casi di torture, stupri, massacri, numerosi villaggi maya rasi al suolo, 50.000 casi di sparizioni forzate di persone.

Monsignor Juan José Gerardi Conedera il 24 aprile 1998 alla pubblicazione dei dati della commissione d'inchiesta della diocesi affermò: “vogliamo contribuire alla costruzione di un paese differente. Per questo recuperiamo la memoria del popolo. Questo cammino è stato e continua ad essere pieno di rischi. Anni di terrore e morte hanno costretto alla fuga e hanno ridotto alla paura e al silenzio la maggioranza dei guatemaltechi. La verità è la parola originale, l’azione seria e matura che ci rende possibile rompere questo ciclo di violenza e morte e aprici ad un futuro di speranza e luce per tutti”. Il 26 aprile fu ucciso davanti alla propria abitazione, Gerardi Conedera pagò con la propria vita l'impegno che profondeva nella ricerca della verità e della giustizia; a dieci anni di distanza il suo impegno non ha contagiato le forze di polizia e la magistratura dato che ancora non sono stati trovati gli esecutori materiali ed i mandati dell'omicidio.

Sempre la malagiustizia guatemalteca ha permesso agli unici militari incarcerati (il colonnello Sánchez Samayoa sia 3 dei suoi complici Salomón Maldonado, José Ríos y Gabriel Álvarez) per l'arresto illegale e successiva sparizione forzata di sette persone, avvenuta nell'ottobre del 1981, di essere liberati dalla Corte Costituzionale perché soggetti alla Legge di Amnistia.
La Legge di Amnistia annulla qualsiasi processo per ogni reato commesso fino alla firma dei trattati di Oslo ma permette di indagare, processare e condannare qualsiasi individuo che si sia reso responsabile di sparizione forzata, tortura e genocidio.
Questo processo poteva mettere in moto, finalmente, la macchina giudiziaria per fare luce sui circa 50000 desaparesidos che ancora non hanno avuto riconosciuto il loro diritto alla giustizia.

domenica 21 dicembre 2008

Altri 13 militari implicati nei "falsos positivos"

Il ministro della difesa colombiana ha reso noto, il 16 novembre 2008, che il Governo di Álvaro Uribe ha destituito altri tredici militari che secondo le prove raccolte della magistratura sono implicati nei casi dei "falsos positivos"
Ai ventisette militari già allontanati dall'esercito (I "falsos positivos" in Colombia) per il caso della sparizione di undici giovani di Soacha (i quali furono sequestrati, fucilati e poi trasportati in campagna per simulare uno scontro a fuoco tra rivoluzionari ed l'esercito) si sommano i tredici militari deposti che sarebbero responsabili della morte di sette persone nella regione di Sahagún.
Il ministro della difesa ha continuato affermando che la magistratura si sta occupando di tutti i casi segnalati e che l'esercito colombiano isolerà ed allontanerà coloro che non rispettano la legge.
Non è facile per il governo Uribe essere credibile nel perseguire i colpevoli di atti così vergognosi, come la violazione dei diritti umani, dato che la magistratura ha avviato numerose indagini sulle connessioni tra politica e paracos (Indagato Alvaro Uribe per rapporti con i paramilitari, Paramilitari nella politica colombiana, Si allarga lo scandalo tra Paracos e Politica)
dove numerosi esponenti del governo e della maggioranza parlamentare sono implicati.
Chissà se questa nuova onda di giustizialismo che "sacrifica" pochi militari non sia soltanto un modo per sviare l'attenzione dell'opinione pubblica dagli scandali giudiziari che vedono il governo implicato?

lunedì 1 dicembre 2008

I "falsos positivos" in Colombia

Il presidente della Colombia Álvaro Uribe il 31 ottobre 2008, ha rimosso circa 30 militari tra ufficiali, sottufficiali e tre generali che, dopo accurate indagini militari, sarebbero implicati nello scandalo dei "falsos positivos".
I "falsos positivos" sono persone che vengono fatte passare da guerriglieri, (soprattutto contadini, attivisti sociali e giovani che vivono nei sobborghi delle grandi città) sequestrate, giustiziate ed infine trasportate in aree rurali dove viene inscenato un conflitto a fuoco contro l'esercito e la polizia.

Uribe nel suo intervento per spiegare l'accaduto alla nazione ha affermato: "Alcune persone sono coinvolte in crimini risultato di una confabulazione tra delinquenti e appartenenti all'esercito, che hanno come interesse assassinare innocenti per dare la sensazione che si stiano combattendo i criminali in quelle regioni, quando i veri criminali sono associati all'esercito per commettere quei crimini".
Le parole di Uribe suonano come false e strumentali dato che è lui il comandante in capo dell'esercito e che è proprio lo stato maggiore dell'esercito colombiano ad aver ideato una specie di sistema che premia con denaro e licenze i soldati se uccidono guerriglieri o criminali; quindi è stato il Governo che ha dato il via a questa spirale di violenza basata sul numero di cadaveri che si riesce a lasciare sull'asfalto.

Sempre il 31 di ottobre le organizzazioni che si occupano di diritti umani in Colombia e riunite nel Cceeu (Coordinazione Colombia Europa Stati Uniti) hanno presentato i dati del loro lavoro soffermandosi sul rapporto dal titolo "Esecuzioni extra giudiziarie: realtà innegabile".
I dati che hanno raccolto sono incredibili e sono la diretta conseguenza della politica del governo che ha varato il piano di "Seguridad democrática" nel giugno del 2002. Dalla nascita del piano di "Seguridad democrática" fino al giugno del 2007 il rapporto parla di 1000 esecuzioni extra giudiziarie e di 235 desaparecidos la cui responsabilità ricade su esercito e polizia.
Oltre a questi dati ormai ufficiali si sommano i 360 morti che la Cceeu ha contato dal luglio 2007 fino ad oggi. Tutti questi casi sono oggetto di indagini da parte della Corte Penale Internazionale.

La Corte Penale Internazionale ha avviato indagini approfondite per i rapporti tra paramilitari e politici a cui si sommano quelle per le violazioni dei diritti umani (La corte penale internazionale in Colombia).
Uribe non si ricorda che nel giugno 2007 affermò: "Adesso la strategia della guerriglia è un'altra. Ogni volta che si uccide un guerrigliero immediatamente si mobilitano i suoi portavoce nazionali e internazionali per dire che si è trattato di una esecuzione extra giudiziaria, però le forze armate hanno posto tutta l'attenzione necessaria per non dar luogo a queste accuse".
Non è che la sua nuova posizione è frutto proprio del momento di grande pressione che sta vivendo il suo esecutivo, alle prese con i rapporti tra paramilitari e politici e le violazioni dei diritti umani su cui la Corte Penale Internazionale ha avviato indagini approfondite?

sabato 3 maggio 2008

La continua violenza in Colombia

La situazione colombiana è molto critica: secondo le stime di varie organizzazioni non governative ci sono circa 4 milioni di persone che sono state obbligate ad abbandonare le proprie terre, circa trecentomila morti violente l'anno, quindicimila desaparecidos ed il 40 per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Oltre a questi dati allarmanti si ha la quasi completa assenza del diritto alla salute e all'istruzione.

La Colombia sta vivendo da circa 40 anni una vera e propria guerra civile dove si fronteggiano i guerriglieri delle FARC da una parte e lo Stato con l'esercito ed i paramilitari dall'altra.
Il 6 marzo 2008 un'imponente manifestazione ha raccolto migliaia di persone: le stime ottimistiche parlano di circa quattrocentomila manifestanti, mentre quelle ritenute più attendibili si fermano a duecentocinquantamila, per denunciare e fermare il Terrorismo di Stato. Alle manifestazioni che si sono svolte in molte città colombiane hanno partecipato studenti, operai, contadini, casalinghe, ex-ostaggi delle FARC, sindacalisti e la famiglia di Ingrid Betancourt.

La manifestazione per far terminare le violenze nel paese si fonda su basi solide e ben comprovate; ci sono moltissime persone minacciate di morte, innumerevoli torturati, rapiti ed infine molti omicidi mirati (nel 2007 sono stati uccisi 70 sindacalisti) e la gran parte di queste violenze si possono ricondurre alla polizia ed ai paramilitari.
Alcuni giorni dopo l'invasione pacifica delle piazze del paese andino sono stati uccisi quattro organizzatori, due sono stati sequestrati e gli altri sono stati minacciati di morte con lettere a loro recapitate in cui si leggeva: "Vi colpiremo uno a uno e non permetteremo alla società civile colombiana di alzare la testa".

Lo Stato risponde che ogni violenza è da ricondursi alle FARC, ma la verità non è proprio questa! Sicuramente le FARC usano le mine antiuomo, negli scontri a fuoco con l'esercito o i paramilitari non fanno caso a chi si trova nell'area della battaglia, fucilano dopo processi sommari chiunque sia sospettato di collaborare con l'esercito o metta in pericolo la causa rivoluzionaria ma secondo i contadini e le popolazioni che vivono, o meglio sono costrette a conviverci, non uccidono per il proprio piacere e non distruggono villaggi interi per vendere i terreni usurpati alle multinazionali per pochi dollari, non uccidono i sindacalisti e coloro che manifestano per la pace.

Le persone comuni che raccontano la loro convivenza forzata con le FARC, sicuramente non sono felici della situazione in cui si trovano e piangono i morti, le angherie e gli altri svariati crimini che subiscono da parte dell'esercito e dei paramilitari, che lo Stato appoggia senza nessuna vergogna, che si scontrano con la guerriglia.
Le organizzazioni paramilitari ufficialmente non esistono più ma sotterraneamente continuano le loro sporche operazioni per eliminare coloro che si oppongono al Governo e che vogliono migliorare la situazione nel paese.
Secondo alcune stime, sempre di organizzazioni non governative, circa il 35% dei parlamentari e senatori sono legati o fanno parte di gruppi paramilitari.
A riprova di come il Governo sia legato ai gruppi paramilitari a fine marzo sono stati arrestai tre politici. Il senatore Miguel Pinedo e Alonso de Jesus (del partito Cambio Radical che appoggia il presidente Alvaro Uribe) sono stati arrestati insieme al senatore Luis Fernando Velasco (del Partito Liberale attualmente all'opposizione). La Corte Suprema e la Procura nell'ultimo anno è riuscita a bloccare molti gruppi armati, a condannare sei politici collusi o facenti parti di gruppi paramilitari ed aprire circa 80 indagini a carico di politici.
E' di questo periodo la pubblicazione di un appello per far pressioni sul governo colombiano per porre fina alle violenze del paese (http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=2&idart=10577)