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martedì 1 aprile 2014

Cile: il popolo Mapuche contro la Ley Araucanía

In Cile il popolo Mapuche combatte contro il Governo che vuole promulgare la Ley Araucanía de Chile con la quale i privati cittadini potrebbero richiedere ad un giudice di indennizzare economicamente la popolazione Mapuche invece di restituire le terre ancestrali illegalmente sottratte.

Con questa legge il popolo Mapuche sarà obbligato a rinunciare alle proprie terre ed alla propria cultura; proprio per questo alla fine del 2013 ed all'inizio del 2014 sono state organizzate alcune manifestazioni a Santiado del Cile in cui molti cileni hanno rivendicato i diritti dei popoli nativi.
I diritti delle popolazioni native sono calpestati dallo stato cileno da oltre 10 anni grazie all'applicazione delle Ley antiterrorista (retaggio della dittatura di Augusto Pinochet) in ogni procedimento penale in cui sono implicati esponenti Indio arrestati durante manifestazioni o proteste a favore della restituzione delle loro terre.

venerdì 18 gennaio 2013

Il Cile ed i diritti del Popolo Mapuche


La Corte Suprema del Cile, a metà dicembre, ha annullato la condanna a Daniel Levinao per il tentato omicidio di un ufficiale dei Carabineros che gli era stata inflitta dal Tribunale militare, quindi dovrà essere riprocessato, mentre ha confermato la condanna per porto illegale di armi da fuoco.
Al compagno di cella di Levinao, Paulino Levipán, è stata ridotta la pena per il tentato omicidio del Carabineros da dieci anni a quattro anni che potrà essere scontata fuori dal carcere. 
I due Mapuche erano detenuti nel carcere di Angol dove da ottobre del 2012 avevano iniziato lo sciopero della fame insieme ad altri due Indio Mapuche, Rodrigo ed Eric Montoya, che sono ancora in attesa di giudizio per tentato omicidio. 
Levinao, Levipán, Rodrigo ed Eric Montoya iniziarono lo sciopero della fame per sostenere la giornata del  15 ottobre in cui il popolo Indio rivendicava "la dignità e la resistenza mapuche".

I quattro giovani furono arrestati durante il corteo del 27 luglio 2012, quando oltre 600 mila persone manifestarono per il riconoscimento dei diritti ancestrali del Popolo Mapuche, dove i carabineros tentarono di disperdere la manifestazione con la forza. In questa occasione i manifestanti protestavano anche per le violenze delle forze dell'ordine e per il brutale sgombero, in cui ci furono circa 50 feriti, delle persone che stavano occupando quattro tenute nel municipio di Ercilla.
Inoltre le autorità Cilene avevano accusato le famiglie Indigene di utilizzare i propri bambini come scudi umani; questa denuncia fu immediatamente smontata dall'Unicef grazie a testimonianze filmate ed a fotografie.

venerdì 21 dicembre 2012

Cile: le difficili condizioni Mapuche


La condizione del popolo Mapuche in Cile continua ad essere sempre molto difficile. 
Gli indio sono vittima di una forte e strisciante repressione con ronde e loro territori militarizzati dalle forze dell'ordine; un esempio di questo stato di assedio sono le armi che il governo affida a gruppi di “Vigilantes” (molti giornalisti affermano che siano organizzazioni para-militari i quali hanno aggredito più volte gli indio nel silenzio e nell'impunità) che organizzano ronde, insieme alla polizia, per difendersi dalle proteste dei Mapuche.
Inoltre ogni azione anche di resistenza non violenta o manifestazione del popolo  Mapuche viene criminalizzata dal sistema giuridico cileno in cui figura una "legge antiterrorista" (approvata durante la dittatura di Pinochet e promulgata nel 1984) con la quale lo Stato può privare della libertà i propri cittadini in assenza di prove ma anche di inasprire le pene in caso di condanna nei processi in cui l'accusa può usufruire di testimonianza anonime e segrete. 
Oltre a questo vi è la legge di sicurezza interna con i quali i cittadini considerati "nemici della patria" vengono giudicati sempre da tribunali militari anceh se i reati sono di tipo civile.

In questo scenario di silenzio nazionale ed internazionale vi sono quattro giovani Mapuche che provano a far conoscere la propria drammatica situazione ricorrendo allo scipero della fame.
Due di loro sono stati condannati nel primo processo, basato su false accuse e prove manipolate, ad undici anni perché nelle loro case sono state rinvenute armi frabbricate in casa ed un bossolo già usato; un altro è accusato di aver organizzato un attentato contro un carabiniere anche se alcuni giorni dopo il suo arresto sono state rinvenute prove che indicano un membro di “Patria y Libertad" (movimento paramilitare di estrema destra fascista) come organizzatore dell'attentato.

Oltre ai primi quattro giovani dal 1° ottobre altri cinque prigionieri mapuche ventenni si sono uniti allo sciopero della fame che subiscono la detenzione preventiva nel carcere di Temuco.

venerdì 17 giugno 2011

Leader Mapuce continuano lo sciopero della fame

Dal 15 marzo 2011 quattro leader Mapuche hanno ripreso lo sciopero della fame per opporsi al governo Pinera (Pinera e le promesse non mantenute) ed alla Ley Antiterrorista (Cile: la riforma della Ley Antiterorista) istituita da Pinochet.
Lo sciopero della fame è stato ripreso da Héctor Llaitul, Ramón Llanquileo, José Huenuche e Jonathan Huillicall perché nel febbraio 2011 sono stati condannati a pene,in base alla Ley Antiterrorista, che vanno dai 20 ai 25 anni perché "colpevoli di attentato all'autorità" e "rapina con intimidazione" durante il loro presunto assalto al procuratore Mario Elgueta nel 2008.


La famigerata legge, secondo le promesse fatte nel dicembre 2010 durante il precedente sciopero della fame dal governo Pinera, doveva essere abrogata o almeno utilizzata solo e soltanto per giudicare veri e propri atti di terrorismo e non i rappresentanti del popolo Mapuche.

martedì 7 giugno 2011

Patagonia senza Dighe

Il documentario che trovate sotto è di Camilla Martini che lo ha giorato per la campagna italiana "Patagonia senza dighe".
I due video danno voce a tutti coloro che combattono la costruzione di nuove dighe per la produzione di energia elettrica che distruggeranno un ecosistema delicato e la vita di tutti gli abitanti della regione.
Qui trovate un vecchio post sull'argomento.


Prima parte:
Seconda parte:

sabato 23 aprile 2011

Pinera e le promesse non mantenute

Sembrava che il conflitto tra il governo cileno ed il popolo Mapuche si fosse attenuato dopo le promesse del governo di abrogare la Ley Antiterrorista usata colpire gli indio che si rivendicano i propri diritti calpestati dallo stato cileno.
Il governo di Pinera, nell'ottobre del 2010, chiese di interrompere lo sciopero della fame a 34 prigionieri indio, che lo portavano avanti da 81 giorni in segno di protesta contro la Ley Antiterrorista, per poter iniziare il percorso per abrogare la legge promulgata da Pinochet. Oltre a questo il governo garantì ai 34 Mapuche che sarebbero stati giudicati da un tribunale ordinario secondo le leggi ordinarie. Invece il processo svoltosi nel marzo 2011 a carico dei trentaquattro Mapuche, arrestati perché occuparono terre che secondo la legge ancestrale sono da sempre appartenute alle loro comunità) ha dimostrato l'esatto contrario perché è stata utilizzata la famigerata Ley Antiterrorista. 

Gli imputati, grazie alla legge voluta da Pinochet, sono stati condannati per attentato contro l'autorità e furto dietro intimidazione. Giunta la sentenza Natividad Llanquileo, portavoce dei prigionieri, ha dichiarato che l'unica forma di protesta attuabile dai detenuti è il ritorno allo sciopero della fame e che "sfortunatamente, pare, che si tratterà di uno sciopero molto più lungo di quello appena finito prima di ottenere cose concrete".

Va ricordato che la legge ereditata dalla sanguinosa dittatura (permette l'uso di testimoni segreti, di carceri speciali e dove non sono garantiti i minimi diritti umani) non consente al 25% della popolazione cilena di avere un processo giusto in un tribunale imparziale che applichi la legge riservata all'altro 75% dei cittadini cileni.

giovedì 3 marzo 2011

Rapa Nui: il popolo Mapuche rivendica i propri diritti

Gli indios Mapuche dell'isola di Pasqua, il nome indigeno è Rapa Nui, hanno iniziato una serie di manifestazioni e proteste contro il governo cileno che nel passato ha concesso ai privati le terre ancestrali delle comunità indigene.

Il conflitto tra i nativi di Rapa Nui e lo Stato cileno inizia nel 1933 quando il Cile prese possesso di circa 87% dell'isola lasciando solamente il 13% del territorio in mano ai nativi che erano circa il 70% della popolazione di Rapa Nui.
Nel 1966 lo Stato cileno decise di vendere molte terre ancestrali dei Mapuche agli imprenditori alberghieri calpestando una legge nazionale che vietava la vendita del territorio dell'isola a stranieri e privati. In questi territori tra pochi mesi la Sociedad Hotelera Interamericana S.A. sta per iniziare la costruzione di un enorme complesso alberghiero da oltre 50 milioni di dollari.

Oggi gli indigeni continuano la protesta, a dicembre hanno manifestato le proprie ragioni occupando una struttura alberghiera; questo atto ha scatenato la reazione del governo che ha deciso di inviare la polizia per sgombrare l'area. Lo scontro tra polizia e manifestanti ha provocato cinque feriti e dieci arresti tra gli indios.
La voce degli indios è giunta alla Comision Interamericana de Derechos Humanos, i Mapuche chiedono con decisione "l'immediato stop delle violenze e la garanzie che gli agenti della polizia e lo Stato non mettano a rischio la vita o l'integrità fisica dei membri della comunità".

I Mapuche continuano a difendere le loro tradizioni ed i loro diritti oltre che con le manifestazioni e le occupazioni, sempre pacifiche, anche attraverso il ricorso ai tribunali che avranno l'onere di decidere se restituire le terre usurpate ai Mapuche oppure far proseguire lo scempio del territorio e dei diritti dei Mapuche di Rapa Nui.

sabato 15 gennaio 2011

Il popolo Mapuche e le mosse di Piñera

Con la conclusione dello sciopero della fame degli ultimi dieci Mapuche, incarcerati nel carcere di Angol, si apre una nuova fase nel conflitto tra popolo Mapuche e Cile.
Il primo passo è la riforma della Ley Antiterrorista, successivamente il popolo Mapuche addende di aver "riconosciuti i propri diritti all'uguaglianza e alla pari dignità" e successivamente il governo centrale dovrà dar vita al Plan Araucanía (che prevede uno stanziamento di circa quattromila milioni di dollari per migliorare le condizioni di vita degli abitanti della regione, a 700km a sud di Santiago del Cile, in cui scarseggiano acqua e infrastrutture).

Con la revisione della Ley Antiterrorista, istituita dalla giunta militare di Pinochet, saranno riformulate le accuse in base alla legge ordinaria verso i 35 Mapuche (incarcerati per aver appiccato il fuoco a una proprietà terriera e ad alcuni macchinari agricoli) perché a causa della legge creata di Pinochet rischiavano fino a cento anni di carcere.

Il governo ha creato una commissioni interministeriale per attuare un progetto di riforma della Corporación Nacional de Desarrollo Indígena (Conadi) e la creazione dell'Agenzia di sviluppo indigeno.
Secondo l'analisi dei rappresentanti del popolo Mapuche questi cambiamenti serviranno solo e soltanto per ridimensionare ogni diritto dei popoli originari. Con queste riforme verranno gli accordi del Convegno 169 (dell'Organizzazione internazionale del lavoro) ratificato dal Cile nel settembre 2008. 
Il governo tenta di ribadire che la nazione cilena è "una, indivisibile e multiculturale [...] ogni comunità deve conservare, rafforzare e sviluppare la propria identità, cultura, lingua, istituzioni e tradizione e partecipare nella vita economica, sociale, politica e culturale del paese nella forma che stabilisce l'ordinamento nazionale". Così facendo il popolo Mapuche e gli altri popoli indigeni perderebbero lo status di soggetto giuridico e quindi ogni diritto collegato allo status andando così ad interessare le terre e le acque ancestrali.
Con questa mossa politica il governo Piñera riconosce i diritti dei singoli cittadini, siano essi indio oppure no, ma spoglia di ogni diritto "i popoli indigeni potranno organizzare la loro vita in accordo ai loro costumi, sempre che questi non contravvengano la Constitución e le leggi" che non potranno più amministrare secondo la propria legge ancestrale i propri territori. 

Se ciò che, per adesso, è stato solamente abbozzato dal governo Piñera si avverasse allora il conflitto tra popolo Mapuche e governo cileno si riacuirebbe sicuramente.

mercoledì 22 settembre 2010

Cile: la riforma della Ley Antiterrorista

Il governo del Cile ha deciso, finalmente, di rivedere la Ley Antiterrorista grazie allo sciopero della fame intrapreso, dal 12 luglio 2010, da trentadue attivisti Mapuche (Il Cile verso il passato), che sono ancora incarcerati, ma anche grazie all'accorato appello dei trentatrè minatori cileni, bloccati nel nella miniera San José a Copiapó.

Gli attivisti Mapuche sono in carcere a causa degli scontri avvenuti nella Regione di Araucania, militarizzata dal Governo nel 2009, dove gli indio combattono per il riconoscimento delle loro terre ancestrali.
I minatori, loro malgrado, sono diventati famosi per la situazione in cui si trovano e grazie a questo le loro lettere hanno avuto un ampio eco mediatico. In una di queste lettere i minatori (alcuni dei quali sono di origine Mapuche, Quechua e Aymarà), dichiaravano la loro massima solidarietà con i prigionieri indio che lottano per i loro diritti richiedendo esplicitamente al governo di “liberare i Mapuche, che da 41 giorni sono in sciopero della fame", inoltre contestavano fermamente le esternazioni del Presidente cileno invitandolo a "stare zitto!".

La Ley Antiterrorista è un'eredità di Pinochetche è servita durante gli anni della dittatura (1973 – 1990) a perseguire gli oppositori del regime; ma nei venti anni in cui il centro-sinistra ha governato non è mai stata modificata ed anzi è stata usata per perseguire alcuni crimini ed anche gli indio. E questo nonostante più volte le Nazioni Unite l'abbiano criticata perché discriminante.
Il ministro degli interni Rodrigo Hinzpeter ha dichiarato: "Il Governo è disposto a rivedere il nostro ordinamento giuridico. Il progetto di legge tende a riformare e limitare l'applicazione della giustizia militare nel nostro paese. A abbiamo un sistema in cui la legge militare scatta molto più spesso rispetto ad altri sistemi democratici. E una riforma del genere era già presente nel nostro programma di governo. La invieremo alle Camere con la massima urgenza"

Adesso attendiamo la riforma di questa legge che da quasi quaranta anni i governi cileni usano contro il popolo e non per proteggere il popolo stesso.

lunedì 30 agosto 2010

Il Cile verso il passato

In Cile il popola Mapuche continua la lotta pacifica per le terre che abitano o abitavano da tempo immemore. Ancora oggi dopo anni di lotte e di enormi passi avanti nei vicini Paesi Latino Americani le loro terre ancestrali sono depredate da multinazionali agricole, forestali e minerarie.
Le manifestazioni e la rivendicazione dei loro diritti hanno portato una risposta chiara da parte del governo di Lima: repressione e carcere. I Mapuche che protestano per i loro diritti sono equiparati ai terroristi e come tali la legge permette alle forze di polizia di rinchiudere per ben due anni gli accusati ed impedisce agli avvocati la visione delle accuse e dei documenti delle indagini. Ad oggi in Cile ci sono 110 Mapuche posti agli arresti (in attesa di processo o già condannati). I reclusi, i loro avvocati, gli attivisti civili ed anche la commissione del ONU che si occupa delle popolazioni indio chiedono al governo peruviano che la legge anti terrorista non venga applicata alle proteste Mapuche.

La situazione in Cile sembra non trovare la via del dialogo da una parte le popolazioni indo che ricorrono anche allo sciopero della fame per attirare l'attenzione internazionale sulla loro condizione, sui "montaggi politico-polizieschi' ai loro danni, sulle durissime condizioni carcerarie in cui sono costretti a vivere e sui trattamenti che ricevono durante la detenzione che puntualmente violano i loro diritti umani come le torture fisiche e psicologiche.#Il governo cileno continua a non ascoltare le rivendicazioni pacifiche del popolo Mapuche; anzi invia l'esercito a disperdere le manifestazioni ed a controllare le terre ancestrali.

Con questi atti di forza il governo cileno continua a violare il popolo Mapuche collocandosi in un passato fatto di violenza, assenza di diritti ed indifferenza verso i più deboli.

venerdì 30 luglio 2010

Cile: progetto Hydroaysen

Nella Patagonia cilena la società Endesa, controllata al 92% dall'italiana Enel, sta iniziando la fase esecutiva del progetto Hydroaysen. Endesa è l'azionista di maggioranza, 51%, del progetto mentre l'altro partner è la società cilena Colbun. Hydroaysen prevede la costruzione di cinque centrali idroelettriche nel Cile meridionale più precisamente nella regione del Aysen.

Le cinque centrali saranno dislocate nel fiume Baker (due impianti) e nel fiume Pascua (tre impianti) e avranno bisogno di circa 2400 km di cavi e circa 6000 torri alte poco meno di 70 metri per il trasporto dell'energia prodotta dal estremo sud fino ai bacini industriali del nord.

Questo colossale progetto non tiene conto di un aspetto fondamentale: l'impatto ambientale!

La costruzione delle cinque dighe e le linee aeree per il trasporto dell'elettricità, secondo uno studio approfondito del Mit di Boston, avrebbero ripercussioni gravissime sui bacini fluviali e di conseguenza sulla flora e sulla fauna. Uno dei rischi maggiori è legato all'inquinamento delle falde acquifere dell'area in cui le dighe verranno costruite.
Alcune associazioni ecologiste, dei diritti dei popoli e gli indio si sono schierati contro il progetto perché questo non porterebbe vantaggi a tutti i cileni come sbandierato dalla società Endesa ma solo all'industria mineraria del nord del Paese, già adesso consuma circa il 45% dell'energia elettrica del paese, e l'industria metropolitana di Santiago che usa poco meno del 40% di elettricità, quindi alla popolazione non rimane che uno scarso 15%. Il popolo cileno non beneficeranno dell'aumento di produzione elettrica perché l'energia prodotta sarà trasformata in corrente continua per il trasporto e poi ritrasformata nelle centrali alle porte dei poli industriali o minerari.

Coloro che si oppongono al progetto denunciano che le società promotrici “corrompono” le autorità locali donando denaro, opere sociali, borse di studio, corsi di formazione e servizi (wifi gratuito) in cambio della loro non opposizione al progetto Hydroaysen. A testimonianza di questo modus operandi vi è l'episodio che ha visto protagonista il presidente di Endesa che nella cerimonia di donazione di 10 milioni di euro, per la ricostruzione post-terremoto, ha invitato il Presidente Pinena a non ostacolare l'iter burocratico del progetto.
Le associazioni ecologiste, dei diritti dei popoli e gli indio per cercare di far valere le loro idee hanno richiesto l'intervento del Tribunale permanente dei popoli (TPP) di Madrid, dato che la politica interna è soggiogata al volere ed al potere economico di Endesa e Colbun.
Sfortunatamente il TPP non emette verdetti vincolanti ma solo simbolici.

lunedì 21 settembre 2009

Cile: la protesta Mapuche continua

Nella metà di agosto 2009 le proteste Mapuche per la svendita delle loro terre "ancestrali" da parte del Governo alle multinazionali ha portato ad una grande manifestazione nella regione dell'Araucania.
In questa manifestazione i carabineros hanno usato la forza sparando in aria e non solo, per cercare di sgomberare un'area che i Mapuche rivendicano. Durante questa operazione un carabinero ha sparato ad un indigeno alle spalle provocando la morte del giovane.
Dopo l'ennesima morte provocata dalla polizia ai danni dei manifestanti Mapuche la protesta è ricominciata con ancora più vigore e decisione.
La Presidenta, Michelle Bachelet, ha inviato una delegazione nella regione dove è accaduto l'omicidio per capire cosa sta accadendo e per capire cosa stanno producendo le politiche statali a favore delle popolazioni indigene.

La comunità indigena che si era riunita per il funerale del giovane Jaime Collio ha deciso che se la politica del governo non interrompe la svendita di regioni fondamentali per la cultura mapuche loro continueranno a manifestare ed arriveranno fino all'occupazione delle terre. Gli indigeni chiedono che lo Stato assegni a loro la gestione delle terre "ancestrali" oltre al blocco delle concessioni che sono state emesse a favore delle multinazionali che ne sfruttano le ricchezze.
Oltre alla morte di Collio i manifestanti protestano per l'arresto indiscriminato di alcuni loro leader, affermando che non hanno commesso nessun delitto e che sono stati arrestati solo perché sono Mapuche e che combattono contro le decisioni scellerate del governo; quindi si considerano prigionieri politici.
La presidenta Bachelet ha risposta a queste accuse affermando: "In Cile non ci sono prigionieri politici mapuche: nel nostro paese nessuno viene arrestato per la sua ideologia o per l'etnia di origine, si va in carcere quando si commette un delitto".
Le parole della Bachelet suonano come un atto dovuto anche se la memoria mapuche trabocca di storie di arresti e detenzioni politiche.

sabato 21 febbraio 2009

La voce indigena in Argentina

In Argentina con l'approvazione nel 1994 della Costituzione le popolazioni indigene hanno visto cancellato ogni loro diritto "ancestrale", ma oggi con gli enormi cambiamenti che si sono verificati in tutto il continente Latino Americano (l'elezione dell'Indio Evo Morales a presidente della Bolivia ed altri riconoscimenti giuridici in alcune Nazioni sud americane) hanno dato un impulso significativo alle popolazioni indigene per rivendicare i propri diritti negati nel secolo passato
Le popolazioni indigene che abitano in Argentina sono circa 35 e le più numerose sono i Mapuches, i Kollas, i Tobas (che si trovano nel nord-est del paese ed a Buenos Aires), i Wichí (nel nord), Guaraníes (nel nord ed a Buenos Aires) ed i Diaguitas (nel nord-est); il loro numero, secondo l'ultimo censimento del 2005, è di circa 400 mila unità che equivale a poco più del 1% di tutta la popolazione argentina.

Ogni popolo indigeno ha le sue caratteristiche ben definite come la lingua e le tradizioni culturali e religione ma tutti chiedono, allo stato centrale, il riconoscimento delle loro terre ancestrali con un atto formale, la fine delle discriminazioni e quindi il completo diritto alla sanità, all'istruzione con l'integrazione dell'insegnamento della lingua e cultura di ogni popolo indigeno, la possibilità di poter essere eletti in una carica pubblica, il rispetto delle autorità indigene ed anche il riconoscimento da parte del governo centrale argentino di regioni in cui i Mapuches per esempio possano esercitare il loro diritto e la loro autodeterminazione.

I Kollas che abitano nella città di Humahuaca, per esempio, hanno formato un partito politico (Movimiento de Participación Comunitaria - MPC) che nelle elezioni locali del 2007 è riuscito a diventare il terzo partito anche se, a causa delle leggi discriminatorie, non le è stato possibile aggiungere al nome la parola "indigena" e neanche di usare la bandiera wiphala (simbolo dell'impero Inca); questi problemi non hanno bloccato il movimento che ha deciso di presentarsi nel 2009 in tutta la regione del Jujuy per cercare di far eleggere i propri candidati sia a livello locale che nazionale.
Le popolazioni dei Kollas di altre regioni hanno preferito non creare un movimento politico ma hanno intrapreso una "lotta" civile per la restituzione di circa un milione di ettari di terra da sempre appartenuti a loro ma che in vari periodi storici sono stati loro sottratti.

Dopo molti secoli in cui le popolazioni indigene si erano isolate tra loro oggi sono ritornate a parlare ed hanno scoperto di avere molti punti in comune su cui vale la pena unirsi. L'unione amplificherà le singole voci per rivendicare il diritto all'autodeterminazione che non significa creare un nuovo stato distinto dall'Argentina ma solamente gestire le terre e le risorse minerarie con il massimo rispetto dell'ambiente come le loro culture millenarie insegnano.

sabato 14 febbraio 2009

Continua la resistenza del popolo Mapuche

La situazione del popolo Mapuche continua a non migliorare. Dopo circa un anno dall'omicidio di Matías Catrileo da parte dei carabineros, e dallo sciopero della fame di Patricia Troncoso e di altri 32 prigionieri politici condannati a pene assurde per la sola colpa di aver tentato di riappropriarsi delle loro terre ancestrali, all'inizio del 2009 si sono verificate altre violenze e vessazioni ai loro danni.
Un'attivista Mapuche è stato arrestato e condannato a 5 anni di carcere per aver tagliato del foraggio da alcuni campi di proprietà pubblica ma da alcuni mesi usurpati illegalmente da alcuni latifondisti.
A metà gennaio la comunità Yeupeko, a Vilcún, ha subito all'alba un'incursione dei carabineros che hanno fatto irruzione nelle abitazioni minacciando con le armi uomini, donne e bambini e perquisendo brutalmente la comunità alla ricerca di pericolosi terroristi. La situazione ha rischiato di precipitare quando i carabineros hanno cercato nuove traccie dei terroristi Mapuche nelle campagne attorno alla comunità di Yeupeko arrivando ad uno scontro a fuoco con alcuni guerrieri di Yeupeko. Fortunatamente le forze di polizia cilene hanno deciso di abbandonare la zona e lo scontro ha avuto termine senza feriti.

Il popolo Mapuche si vede discriminato dal governo della "progressista" Michelle Bachelet, che usa il solito comportamento che usava il dittatore Pinochet, in quanto ogni loro atto di protesta (che può essere l'occupazione di una terra o l'incendio controllato di un campo) termina con il loro arresto e con l'applicazione chirurgica della legge cilena anti-terrorismo che porta i condannati a pene quasi sempre superiori ai dieci anni di carcere.

Ad un anno dall'omicidio di Matias Catrileo ricordiamo le sue parole e manteniamole vive per non dimenticare mai le sofferenze del popolo Mapuche.
"Noi non siamo gli indigeni del Cile, noi siamo Mapuche, siamo a parte, siamo un Popolo che è sempre stato qui, che è nato in questa terra e qui morirà, morirà lottando, anche per lottare per essa, noi non siamo cileni, siamo Mapuche e questo non ce lo dimenticheremo mai".

giovedì 5 giugno 2008

Riconsegnato un territorio ancestrale ai Mapuche

Il tribunale argentino ha emesso una sentenza storica per il popolo Mapuche riconsegnandoli delle terre ancestrali occupate illegalmente da privati. La comunità Mapuche dei Quintupuray da maggio vivevano in condizioni disperate perchè cacciati con la forza da un gruppo di latifondisti che avevano acquistato i loro territori con falsi atti di compravendita.
Dopo un mese dalla loro cacciata il tribunale ha dato giustizia alla comunità convocando il presidente del CoDeCi (Consejo de Desarrollo de Comunidades Indígenas de Río Negro) ed il suo rappresentante legale per firmare gli atti che conferiscono ufficialmente la proprietà al popolo indigeno. Questa sentenza crea un precedente importantissimo, restituendo le terre ancestrali hai legittimi proprietari, nell'area del Patagonia; sicuramente il problema delle terre sottratte ai Mapuche ed altri popoli indigeni non è risolto ma un passo avanti, speriamo decisivo, è stato compiuto.

giovedì 31 gennaio 2008

110 giorni di sciopero della fame

In 110 giorni di sciopero della fame Patricia Troncoso ed i suoi compagni rischiando la propria vita sono riusciti a mobilitare molte persone, molte associazioni laiche e religiose. Dopo più di tre mesi di lotta la mobilitazione ha costretto il governo a concedere alcuni benefici carcerari e ad accettare alcune delle rivendicazioni mapuche; grazie a questa apertura lo sciopero della fame è stato sospeso.

Il vescovo Alejandro Goic, presidente della Conferenza episcopale cilena, ha avuto un ruolo importante nella mediazione tra il governo ed il gruppo di Patricia Troncoso.
Monsignor Goic afferma che "la causa mapuche è arrivata a toccare il cuore dei cileni. Le migliaia di persone che si sono mobilitate in diversi modi in distinte parti del mondo possono dire di aver salvato una grande vita, quella di una donna dalla grande dignità che merita tutto il rispetto per le sue convinzioni, una leader che unisce i popoli di fronte a uno Stato oppressore e superbo".
La speranza adesso è che il governo cileno continui il dialogo con i rappresentanti del popolo Mapuche affinché vengano riconosciute le ragioni di un popolo vessato da oltre 400 anni.

mercoledì 30 gennaio 2008

La lotta del popolo Mapuche

Il popolo Mapuche vive da millenni nella Patagonia argentina e nell'Araucania cilena, ha una propria lingua, uno stile di vita e un'organizzazione propria.
E' l'unico popolo originario dell'America Latina che è riuscito a resistere all'invasione spagnola tra il XVI e il XVIII secolo.
Nel 1810 furono fondati gli stati di Cile e Argentina ed i coloni tentarono numerose volte di conquistare i territori Mapuche ma non vi riuscirono; la conquista si attuò alla fine del XIX secolo con una sanguinosa guerra, che trasformò i Mapuche in una minoranza etnica, oppressa, impoverita e sottomessa alla sovranità dello Stato straniero.
Oggi le terre che per millenni furono del popolo Mapuche sono di proprietà di imprese forestali, peschiere, minerarie, petrolifere e idroelettriche.
I Mapuche lottano per recuperare il loro territorio, la loro dignità, la loro identità culturale ed i diritti politici, civili e sociali, perchè sono vittima di una sistematica e pianificata violazione dei diritti umani e civili.
In Cile ed in Argentina il popolo Mapuche è vittima della negazione della propria identità, oltre ad essere defraudato delle risorse naturali che per secoli ha posseduto.

Per questi motivi quattro Mapuche "cileni" hanno iniziato lo sciopero della fame il 10 ottobre del 2007. Patricia Troncoso, una di loro, è stata condannata nel 2002 a 10 anni di carcere per aver appiccato un'incendio ad alcuni pascoli nella regione, simbolo per i Mapuche, La Araucanía. Patricia insieme ad altri tre attivisti, anch'essi incarcerati, ha iniziato lo sciopero della fame il 10 ottobre del 2007 per chiedere la liberazione di circa quaranta prigionieri politici, ela ripetizione del processo a causa delle leggi applicate e delle gravi pene inflitte: i reati commessi da dai dissidenti Mapuche sono equiparati a quelli commessi da terroristi.

Da alcuni giorni Patricia è ricoverata in ospedale perché si sta lasciando morire di fame, e il bollettino medico definisce molto gravi le sue condizioni che peggiorano ogni giorno. Questo sciopero della fame pone l'attenzione sulla repressione che il popolo indigeno subisce da 450 anni; oltre alla repressione militare, con arresti e condanne spropositate, vi è anche l'usurpazione dei loro territori ancestrali.
Nella regione dell'Auracanía l'associazione per i diritti umani denuncia violenze, persecuzioni, torture, montature di casi giudiziari inesistenti, pestaggi, minacce da parte della polizia e della politica locale e nazionale. A tutto questo si devono aggiungere le scorribande del gruppo paramilitare Comando Trizano (nato nel 2000 durante il conflitto fra le imprese forestali idroelettriche,e i Mapuche) sovvenzionati dai latifondisti che hanno usurpato le terre ai Mapuche.

Si sono verificati altri scioperi della fame ma furono fermati grazie alle false promesse del governo cileno; ma oggi, a causa della determinazione di chi lotta, lo sciopero potrebbe cessare solo dopo atti concreti del governo Bachelet.
La notizia che riporta il quotidiano El Mercurio, testata di destra molto vicino ai latifondisti cileni, afferma che la repressione della protesta Mapuche continua e si intensifica ed ha già fatto la prima vittima del 2008; il suo nome è Matías Catrileo, 22 anni, che, come scrive il quotidiano, "è stato assassinato con un colpo di pistola alle spalle sparato da un Carabiniere mentre scappava".

In Cile oggi il governo è guidato dalla signora Michelle Bachelet che si spaccia di centro sinistra e che ha promesso innumerevoli volte in campagna elettorale dei cambiamenti politici e sociali notevoli ma che da quando si è insediata sembra essersi dimenticata del programma che sbandierava. Il suo immobilismo e servilismo di fronte alle proteste Mapuche oggi possono provocare la morte di Patricia e dei suoi tre compagni ma in futuro porteranno altre ingiustizie, altre morti, il tutto nel più completo e scandaloso silenzio.