Visualizzazione post con etichetta Narcos. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Narcos. Mostra tutti i post

venerdì 9 gennaio 2015

Messico: nuovi arresti per fatti di Ayotzinapa/3

A fine ottobre 2014 sono stati arrestati tre membri del cartello Guerreros Unidos (Patricio Reyes, Jonathan Osorio e Agustín García Reyeshanno) i quali hanno confessato di aver preso in consegna dalla polizia di Iguala e Cocula il 26 settembre gli studenti di Ayotzinapa.
Secondo la loro confessione circa quindici studenti sarebbero arrivati dai narcos già morti, sembra strangolati, mentre gli altri sarebbero stati torturati per estorcere informazioni non precisate, uccisi e successivamente i loro corpi dati alle fiamme in una discarica di Cocula.
Il rogo è stato alimentato per oltre 15 ore da benzina, legna, gomme e plastica per cercare di nascondere ogni traccia.

Il procuratore generale della repubblica, Jesus Murillo Karam, durante una conferenza stampa ha affermato che i narcos "li hanno seppelliti con tutto ciò che avevano, li han bruciati con tutti i vestiti" e le ricerche sull'area ha portato alla scoperta di "frammenti umani”; il procuratore ha continuato raccontando che le uno dei narcos, soprannominato "Terco" (il testardo), avrebbe ordinato di raccogliere in alcuni sacchi i resti rimasti dal rogo di romperli e infine di gettarli nel fiume San Juan ed anche queste indicazioni sembra essere vere dato che alcuni sacchetti con altri resti umani sono stati ritrovati ed inviati in Austria per realizzare studi approfonditi.

Alcuni giorni dopo questi ultimi tre arresti i quali si sommano ai 36 poliziotti dei comuni di Iguala e Cocula affiliati ai narcos, ai 27 narcotrafficanti ed alcuni capi dei Guerreros Unidos (i fratelli Sidronio e Mario Casarrubias) si aggiungono il 4 novembre i fermi del sindaco di Iguala, José Luis Abarca, e di sua moglie María Pineda dopo una latitanza durata quaranta giorni; sono accusati di essere gli autori intellettuali dell'attacco agli studenti di Ayotzinapa e della scomparsa di 43 loro.

Secondo la ricostruzione del procuratore generale della repubblica la notte del massacro Abarca e sua moglie erano ospiti di una festa ad Iguala mentre la polizia assaliva, uccideva, rapiva ed infine consegnava gli studenti ai narcos. Sembra che il sindaco non volesse subire un nuovo affronto dopo che nel luglio 2013, gli studenti di Ayotzinapa accorsero ad un evento organizzato dalla signora Maria Pineda per protestare per gli omicidi degli attivisti della Unidad Popular, organizzazione nemica di Abarca. Organizzazione talmente nemica che il narco-sindaco, secondo alcune testimonianze, avrebbe ucciso a sangue freddo un loro esponente, Arturo Hernandez Cardona.
Sempre secondo la ricostruzione del procuratore la sparizione degli studenti di Ayotzinapa è stata ordinata via radio da José Luis Abarca il quale usava lo pseudonimo A-5 per comunicare/ordinare alla polizia polizia ed ai narcos dei Gurreros Unidos, legati a sua moglie Maria Pineda, quando iniziare l'operazione.

martedì 11 novembre 2014

Messico: i desaparecidos di Ayotzinapa/2

I giorni successi all'attacco di Iguala pianificato da polizia e narcos si è fatta sentire la pressione della popolazione e dei media che chiedevano con fermezza l'individuazione dei responsabili. E grazie a queste pressioni la Procura Generale della Repubblica ha fatto arrestare 22 poliziotti, pagati dai narcos, e 8 narcos. Gli interrogatori portano alla luce alcune dinamiche dell'agguato ed inoltre rivelano l'esistenza di sei fosse comuni, alle pendici di un colle nella periferia della città di Iguala, in cui vengono trovati 28 studenti anche se i desaparecidos sono 43. 

La polizia di Iguala è stata disarmata e trasferita presso il centro militare del Dipartimento della difesa a Tlaxcala. Le loro armi sono state sequestrate e verranno effettuati test balistici per determinare se sono state utilizzate per atti criminali. 
I poterei della polizia sono stati affidati alle Forze Federali Messicane che sono giunte ad Iguala affinché, secondo le parole del commissario per la Sicurezza Nazionale Rubido García, "i crimini non restino impuniti e che i responsabili siano puniti secondo la legge". 

I poliziotti arrestati accusano il loro capo, Francisco Salgado, anche lui agli arresti per aver dato l'ordine di assaltare gli studenti alla stazione degli autobus mentre assicurano che il narcotrafficante, El Chucky, abbia ordinato di sequestrare i giovani. 
Secondo le indagini del procuratore dello stato di Guerrero, Iñaki Blanco, anche il sindaco Abarca è implicato anche se per adesso si parla solo di "omissioni" e chiederà la revoca della sua immunità; ma dalla sua ricostruzione non si comprende se esistono altri responsabili.
Il procuratore dovrebbe far luce su numerosi aspetti come chi ha ordinato questa operazione? per quale motivo il sindaco, sua moglie ed il capo della polizia siano fuggiti? La polizia è agli ordini dei narcos o fa parte del cartello dei Guerreros Unidos? 
Per quanto riguarda il sindaco, José Luis Abarca, e sua moglie, María Pineda, ci sono già alcune inchieste (mai concluse) e numerose prove che legano i due al cartello dei Beltrán Leyva ed anche di come le forze dell'ordine di Iguala sono gestite e controllate dai narcos. 

L'opinione pubblica messicana spera che Blanco possa fare giustizia e che anche lui non sia connivente, come la quasi totalità dell'apparato politico e di giuridico, con i narcotrafficanti che ormai governano il paese.

lunedì 3 novembre 2014

Messico: i desaparecidos di Ayotzinapa/1

Il pomeriggio del 26 settembre 2014 un gruppo di studenti (tutti tra i 17 e i 20 anni) della scuola Escuela Normal Rural de Ayotzinapa vuole dirigersi a Iguala per raccogliere del denaro per poter partecipare al corteo del 2 ottobre a Città del Messico che si svolge ogni anno.
La manifestazione è in ricordo della strage di stato del 1968 in cui l’esercito uccise oltre 320 tra studenti e manifestanti in Plaza Tlatelolco. 
Per raccogliere il denaro gli studenti decidono di "occupare" tre autobus che li porteranno ad Iguala; alla stazione degli autobus ci sono, però, un nutrito gruppo di poliziotti, con l’uniforme del comune di Iguala, in assetto da guerra. Gli studenti scendono e la polizia apre il fuoco senza nessun preavviso. 
La polizia non compie questo agguato da sola ma viene supportata da altri uomini anche loro ben armati che sparano anche loro sui ragazzi e che si scoprirà, poco dopo, che questo "gruppo di supporto" è stato inviato dai narcotrafficanti del cartello dei Guerreros Unidos.

Nell'agguato teso dalla polizia e narcos vengono uccisi tre studenti e 25 restano feriti di cui uno in stato di morte cerebrale. Gli studenti che fuggono vengono catturati dalla polizia che li carica sulle loro camionette verso una destinazione che nessuno conosce.
La polizia ed i narcos non impegnati nel rastrellare gli studenti si riversano nelle strade fuori dalla città per intercettare altri autobus carichi di studenti; nella strada che collega Ayotzinapa a Iguala viene bloccato un autobus di una squadra di calcio (los avispones). Anche questo viene assaltato, perché scambiato per un mezzo carico di studenti, la polizia spara ancora ed uccide David Josué García Evangelista (un giovane calciatore di quattordici); nell'assalto viene coinvolto anche un taxi  anni nel quale viaggiano il conducente ed una passeggera che saranno uccisi dai proiettili vaganti. 

Poche ore dopo il rastrellamento congiunto polizia-narcos mancano ancora all'appello 43 studenti ed in una via della città viene abbandonato il corpo dello studente Julio Cesar Mondragón ormai morto a cui è stata scorticata completamente la faccia ed cavato gli occhi, secondo l’usanza dei narcos.

mercoledì 6 aprile 2011

La Bolivia non collaborerà con la DEA

Il governo Morales ha respinto una richiesta di collaborazione del governo USA che proponeva l'invio di una task force di agenti DEA (Drug Enforcement Administration) per combattere la produzione ed il traffico di stupefacenti. 
La richiesta degli USA nasce dall'arresto del generale boliviano, René Sanabria ex capo della sezione anti narcotici dal 2007 al 2009 ed attualmente dirigente del servizio di intelligence del ministero degli Interni, che avrebbe trasportato cocaina (gli inquirenti parlano di più di circa 150 kg) destinata ai mercati di Spagna e Usa via Panama. 
Grazie a questo arresto gli USA hanno messo in dubbio tutto il lavoro svolto dal governo boliviano negli anni di presidenza Morales insinuando che anche le alte sfere dello stato siano coinvolte o conniventi con i narcotrafficanti.

La replica del presidente Morales non si è fatta attendere ed ha affermato che "se un poliziotto è corrotto, il problema è di quel poliziotto. Invece la Dea lo utilizza per colpire il governo. La Dea è uno strumento che gli Stati Uniti usano per ricattare i Paesi che non rispettano capitalismo e imperialismo. La lotta alla droga e al traffico internazionale di stupefacenti è guidata solo da interessi geopolitici" ed per queste ragioni gli agenti Dea non potranno rientrare in Bolivia.

In Bolivia la produzione di cocaina è aumentata sia per la maggio richiesta del mercato mondiale sia per le operazioni (fumigazioni per distruggere le piantagioni) che la Dea e le forze di sicurezza colombiane attuano in Colombia. 
Sfortunatamente per adesso l'enorme sforzo che il governo Morales sta producendo per combattere il narcotraffico sembrano non dare i risultati sperati. Il governo si sta concentrando sull'educazione e la formazione dei campesinos per far capire che la cocaina produce enormi danni sia alla salute sia al territorio su cui cresce.

venerdì 12 febbraio 2010

La situazione dei Falsos positivos in Colombia

Le indagini della Fiscalia colombiana riguardo ai casi dei falsos positivos vengono minate dalle manovre dilatorie degli avvocati difensori.
Gli avvocati dei militari accusati stanno cercando di prolungare i tempi delle indagini con manovre ostruzionistiche come la richiesta di perizie, autopsie ed ulteriori interrogatori di testimoni e di periti.
L'ultimo caso in ordine di tempo riguarda diciassette militari scarcerati per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva; la legge colombiana fissa in 90 la carcerazione preventiva giorni mentre gli imputati ne hanno trascorsi 210.
Il giudice di Soacha ha rilasciato a metà gennaio 2010 i militari anche se le prove contro di loro sono schiaccianti; si parla addirittura di alcuni militari che avrebbero testimoniato contro i propri commilitoni. Questi militari devono rispondere di omicidio aggravato, sparizione forzata e associazione a delinquere aggravata nei riguardi di Jader Andres Palacio, Diego Tamayo e Victor Fernando Gomez. I Tre giovani furono contattati da un intermediario, al soldo dei militari, che gli proponeva un posto di lavoro in un'azienda agricola lontano dal loro villaggio. Una volta accettato il lavoro sono stati sequestrati, uccisi a sangue freddo, vestiti come guerriglieri, trasportati nel Norte de Santander ed infine spacciati come guerriglieri morti durante uno scontro a fuoco.
Anche il maggiore Henry Mauricio Blanco, che era al comando dei diciassette militari scarcerati, è stato liberato, a fine dicembre 2009, grazie alla scadenza dei termini di carcerazione preventiva.

La situazione della Fiscalia colombiana che indaga sui casi di falsos positivos, per adesso ne sono stati accertati circa mille e trecento, non è rosea a causa dell'esiguo numero di personale impegnato su questo fronte. Oltre a tutte le difficoltà che gli investigatori incontrano quotidianamente sembra che qualcosa si stia muovendo dato che l'ex ambasciatore colombiano a Roma, Camillo Osorio, è stato rimosso dalla guida della Fiscalia.
Osorio è l'artefice di una serie di operazioni e riorganizzazioni interne che hanno avuto il "merito" di allungare ed alcune volte di bloccare le indagini sui falsos positivos facendo il gioco degli avvocati difensori.

martedì 2 febbraio 2010

Panama: 20 dicembre 2009

Il 20 dicembre del 1989 l'esercito Statunitense, dopo l'ordine di George Bush padre, invase lo stato di Panama.
Nella capitale panamense il 20 dicembre 2009 si è svolta una manifestazione che oltre a commemorare l'invasione statunitense chiedeva, a gran voce, l'istituzione di una commissione su gli omicidi (circa quattromila) e sui numerosissimi crimini di guerra causati dai militari che invasero il piccolo paese centro americano.

Il motivo, di facciata, dell'invasione fu quella di arrestare il Generale Manuel Noriega che era accusato di essere un potente narcotrafficante; ma la vera causa è da ricercare nel fatto che Noriega stava diventando un ostacolo per la politica estera nell'area centro americane degli USA.
Noriega divenne presidente nel 1983 grazie ad un colpo di stato, che fu appoggiato dalla CIA, ed alcuni anni dopo la sua salita al potere cambiò rotta. Noriega si allontanò dalle posizioni filo americane chiudendo la Escuela de las Americas, tristemente famosa perché era il luogo dove si addestravano gli aguzzini degli oppositori latino americani e la mancata concessione del suolo panamense per supportare i Contras in Nicaragua.

A venti anni di distanza da quella sanguinosa invasione il neo presidente conservatore, Martinelli, ne sta preparando un'altra grazie alla ratifica del Plan Mérida che prevede il finanziamento di programmi militari come l'addestramento delle forze di polizia che dovrebbero combattere il narcotraffico. Il Plan Mérida comprende anche un accordo per la costruzione di undici basi aeree che serviranno per pattugliare i cieli panamensi alla ricerca di aerei carichi di droga. La prima base militare è stata completata agli inizi del dicembre 2009 nella Isla Chapera e le altre dieci dovrebbero essere pronte entro fine 2013.
Martinelli ha dichiarato che le basi aeree saranno gestite "dalle forze di sicurezza nazionali, senza nessuna presenza o intervento esterno", ma risulta arduo pensare che gli USA si lascino sfuggire un'occasione così ghiotta per potersi riappropriare del controllo del ricco canale di Panama, perso nel 1977 con i trattati Torrijos-Carter, e dell'area centro americana.

mercoledì 20 gennaio 2010

Ancora morte a Ciudad Juárez

L'ultima sabato di novembre del 2009 è stato ucciso da alcuni sicari Jesús Alfredo Portillo Santos, di 27 anni, genero della fondatrice di Nuestras Hijas de Regreso a Casa, l'associazione più importante e rappresentativa di Ciudad Juárez (Messico) che lotta contro i femminicidi.
Santos era un attivista del movimento guidato da Marisela Ortiz Rivera ed anche uno studente dell'Università Autonoma di Ciudad Juárez (UACJ). Il suo omicidio è avvenuto vicino un centro commerciale ad alcuni chilometri da Ciudad Juárez dove alcuni sicari, armati di pistola, si erano nascosti nell'attesa del suo arrivo.

L'uccisione di Santos allunga l'elenco delle vittime tra gli attivisti di Nuestras Hijas de Regreso a Casa. Prima dell'omicidio del giovane, il professore universitario Galvan Manuel Arroyo fu ucciso nel maggio 2009, mentre Alicia Orrantia fu rapita il 19 novembre del 2009 e dopo alcuni giorni fu ritrovata dalla polizia.
La famiglia di Alicia Orrantia è stata falcidiata dalla violenta intimidazione di chi cerca di insabbiare le indagini sui femminicidi che insanguinano da molti anni la regione Ciudad Juárez. Alicia ha perso suo figlio nel 2008, e suo marito nell'ottobre 2009.

Per l'appello di Humberto Rombles (drammaturgo, autore di "Donne di sabbia") clicca qui.

martedì 12 gennaio 2010

Colombia: Rapporto annuale sulla tortura

La Coalición Colombiana contra la Tortura ha presentato a novembre 2009 il rapporto annuale sulle torture che insanguinano il paese. Il rapporto consegnato all'ONU denuncia che la tortura in Colombia è ancora usata in modo sistematico da tutti i gruppi armati (esercito, paramilitari e guerriglia) che combattono nel territorio.
La tortura non è solo fisica ma anche psicologica, e viene utilizzata per intimidire, perseguitare ed estorcere informazioni soprattutto dalla popolazione inerme.
L'uso della tortura psicologica è in ascesa e mira ad aumentare i combattenti o coloro che aiutano i gruppi armati nascondendo o movimentando armi, oppure facendo gli informatori o i messaggeri. A causa di questa pratica si calcola che circa 15.000 combattenti (sia nelle fila della FARC che dei gruppi paramilitari) siano ragazzi con meno di 18 anni; riprendendo i dati di uno studio dell'UNICEF nel 2009, si scopre che l'età media dei bambini soldato è scesa a 12 anni!
Anche la violenza sessuale e lo sfruttamento sessuale delle giovani ragazze viene inclusa nei casi di tortura perché è sistematica ed ha il fine di indurre le giovani donne a prostituirsi per racimolare il denaro per i gruppi combattenti.

Dal 2005 la Coalición Colombiana contra la Tortura ha creato un'archivio dove si raccolgono le testimonianze di chi ha subito delle torture ed ha avuto il coraggio di raccontarle; per adesso sono state documentate mille episodi di tortura di cui più di 300 sono protagonisti bambini e ragazzi con meno di diciotto anni.
Le denunce raccolte sono una piccola parte dei fatti che realmente si compiono in Colombia e sicuramente il Governo Uribe minimizzerà i numeri affermando che le FARC sono state quasi sgominate e che i paramilitari sono stati debellati. Insomma la Colombia sarà rappresentata dal Governo come un paese democratico e sicuro, anche se dopo oltre 45 anni di conflitto interno vi sono circa 4 milioni di deslpazados, la violenza aumenta, come aumenta vertiginosamente la povertà.

sabato 4 luglio 2009

La politica messicana ed i narcos

A fine maggio in Messico e precisamente nello stato del Stato di Michoacan è stata effettuata una vasta operazione contro un cartello di narcos, “la familia Michoacana”, in cui sono stati arrestati undici narcos, dieci sindaci, un giudice, diversi poliziotti, un assessore e ventotto funzionari governativi dello stato del Michoacan che cooperavano con i narcotrafficanti.
Le accuse rese note dalla magistratura messicana sono molto pesanti e sono tutte documentate; sono quelle di aver dato appoggi logistici e impunità agli affiliati del cartello che ha nel traffico di armi e droga verso gli Usa, estorsione, contrabbando e sequestri di persona i maggiori interessi.
Il cartello de La familia Michoacana è nato da poco tempo da una sanguinosissima scissione con il cartello del Golfo.

L'ondata di arresti è stata messa in atto nella massima segretezza possibile perché numerosi settori della politica cooperavano con i narcotrafficanti.
Dopo il successo di questa operazione il governatore dello Stato di Michoacan, Leonel Godoy, ha esternato tutto il proprio disappunto perché le autorità federali non lo hanno messo al corrente ed ha dichiarato: "l'operazione di polizia è avvenuta senza che nessuno ci abbia avvisato. Adesso stiamo verificando se tutto quello che è successo sia compatibile con la Costituzione oppure sia anticostituzionale. La lotta contro il crimine organizzato deve essere decisa con la collaborazione delle autorità statali".
Oltre al governatore anche altri esponenti del Prd (Partido Revolucionario Democratico) e del Pri (Partido Revolucionario Istitucional) hanno protestato contro l'arresto dei loro compagni di partito perché affermano in modo deciso che tutta l'operazione anti-narcos abbia solo uno scopo politico, a causa della vicina elezione delle cariche federali, previste il 5 luglio 2009, e non colpirebbe i veri collaboratori del cartello de La familia Michoacana

Le forze di polizia che hanno portato avanti le indagini e effettuato gli arresti non potevano informare le autorità locali senza che trapelassero le informazioni sull'operazione in corso. Quindi il disappunto degli esponenti politici è solo un atto per distrarre e screditare davanti agli occhi dell'opinione pubblica gli inquirenti per paura di perdere ulteriore consenso se altri esponenti politici del Prd e Pri verranno coinvolti.

giovedì 25 dicembre 2008

Operazione Limpieza

In Messico la Procura Generale della Repubblica per contrastare i trafficanti di droga ed i loro cartelli ha organizzato vari filoni di indagini ed una di queste ha il nome di Limpieza (pulizia).
L'operazione Limpieza è scattata lo scorso ottobre ed ha già portato ad alcune incriminazioni ed arresti eccellenti come quello di Gerardo Garay, che è stato costretto a dimettersi dal ruolo di vicecapo della Polizia Federale Preventiva perché accusato di trasmettere ai cartelli dei narcos informazioni sulle indagini.

Ricardo Gutierrez Vargas, capo dell'Interpol messicana, è stato arrestato domenica 16 novembre con l'accusa di aver anche lui rivelato informazioni sulle indagini e sui blitz che l'Interpol avrebbe effettuato ai danni del cartello di Sinaloa.
Vargas è stato accusato da Beltran Leyva, un capo del cartello di Sinaloa, che ha avvalorato le intuizioni della polizia affermando che il capo dell'Interpol percepiva circa 400 mila dollari al mese per comunicare le informazioni e per la sua collaborazione nell'organizzare il traffico di droga in Messico e USA.
E insieme a Vargas sono indagati anche altri due importanti dirigenti del Siedo (Subproxuraduria de Investigacion Especializada en Delinquencia Organizada): Gerardo Garay e Rodolfo La Guardia attuale direttore del Despligue Regional dell'Agenzia Federale d'Investigazione.

Felipe Calderón, presidente messicano, per far fronte a questa massiccia offensiva dei cartelli della droga ha deciso di inviare l'esercito nelle zone dove lo Stato ha ormai di fatto perso il controllo della situazione.
A Tijuana, città a pochi chilometri dal confine statunitense, ormai da tempo controllata dai narcotrafficanti che si contendono il controllo dei flussi della droga a colpi di agguati e morti (dall'inizio del 2008 ci sono già stati oltre 650 morti assassinati), si avrà il dispiegamento di militari più ingente per cercare di riportare la situazione alla normalità.
La scelta di Calderón di inviare l'esercito è stata obbligata dalla situazione difficile. Se secondo le accuse, gli alti funzionari preposti a combattere i narcos fossero veramente legati ai narcotrafficanti, la situazione in Messico sarebbe ancor più drammatica di quanto non è oggi; basta ricordare che gli artefici della politica anti-narcos hanno da poco perso la vita in un misterioso incidente (Morti in Messico gli artefici della politica anti-narcos)

martedì 16 dicembre 2008

Morti in Messico gli artefici della politica anti-narcos

Il 5 novembre 2008 un aereo, Lear Jet 45, che tornava dallo stato di San Luis Potosì si è schiantato a Città del Messico vicino a Paseo de la Reforma; l'incidente ha causato 15 morti e molti feriti gravi.
Sull'aereo erano presenti il Ministro dell'Interno messicano, Juan Camilo Mourino, ed anche Josè Luis Santiago Vasconcelos, ex viceprocuratore generale della Repubblica ed artefice delle operazioni contro il narcotraffico che sono scattate alcuni mesi prima dell'incidente; entrambi hanno perso la vita.
Le autorità affermano che la causa dello schianto posso essere o un errore umano oppure un guasto meccanico, ma le dinamiche dell'accaduto fanno sorgere qualche dubbio sulla versione ufficiale. L'aereo era a pochi km dalla pista di atterraggio , percorreva la rotta prestabilita e non ci sono stati contatti radio anomali in cui si notificavano guasti o problemi al velivolo; per di più le condizioni atmosferiche erano buone.

Quindi la versione ufficiale e le osservazioni appena esposte fanno sorgere almeno un dubbio sulla versione ufficiale.
I dubbi sono amplificati dal fatto che alcuni appartenenti al cartello della droga di Sinaloa (con a capo Chapo Guzmán) furono arrestati all'inizio del 2008 perché preparavano un attentato contro Vasconcelos.
Santiago Vasconcelos era da circa venti anni a capo della Siedo, la Procura per la lotta al narcotraffico, e collaboratore per il governo in materia di sicurezza. Vasconcelos aveva ottenuto molti successi durante la sua carriera come l'estradizione del capo dei narcos del Golfo Osiel Cárdenas e di Héctor "El Güero" Palma del cartello di Sinaloa.
Se a tutto questo si aggiunge anche l'incandescente situazione messicana in cui i narcos nello scorso settembre portarono a compimento un attacco a Morelia dove uccisero cittadini comuni durante i festeggiamenti per l'indipendenza, ed i più di seimila morti da quando il governo Calderon si è insediato, i dubbi sul presunto incidente in cui ha perso la vita il Ministro degli Interni ed il capo della Siedo si fanno più consistenti e forse fondati.