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venerdì 13 gennaio 2012

Colombia: 5 condannati per il massacro di Cajamarca


Il Tribunal Superior di Bogotá ha condannato, a fine ottobre 2011, cinque militari colombiani a pene comprese tra i 35 ed i 40 anni di prigione per il massacro compiuto a Cajamarca (nella provincia di Tolima) nel 2004 in cui furono uccisi Albeiro Mendoza e sua moglie Yamile Urueña, i due figli di 17 anni e di sei mesi, César Santana Gutiérrez di 14 anni e Norberto Mendoza Reyes.

I cinque sono stati condannati a per omicidio, associazione a delinquere, sequestro di persona, falso ideologico, falsa testimonianza ed inquinamento di prove; inoltre dovranno anche risarcire i familiari delle vittime.
Il giudice ha ordinato all'Esercito ed il ministero della Giustizia di "chiedere perdono alla comunità per i fatti commessi dai membri della forza armate che hanno violato i diritti umani ed il diritto internazionale dando prova di come non si dovrebbero mai comportare i militari che dell’esercito colombiano”.

I militari si sono difesi affermando che durante la notte vigeva il coprifuoco perché nella zona operavano i guerriglieri ed è per questo che erano in missione di stavano pattugliamento; i militari, secondo la loro versione, aprirono il fuoco perché le sei vittime non si identificarono e perché non tentarono di allontanarsi una volta "scoperti".

Il giudice non ha creduto a questa versione anche grazie a tutte le prove e testimonianze fornite ed ha affermato che "le vittime non si potevano catalogare come guerriglieri dato che tutte le prove e le testimonianze hanno dimostrato il contrario".

domenica 12 settembre 2010

Autobomba a Bogotà

Il 12 agosto 2010 è esplosa a Bogotà un autobomba, una vecchia Swift del 1984 imbottita di circa 50 kg di esplosivo al plastico, davanti alla sede di Caracol Radio causando dieci feriti.
Le reazioni politiche sono state immediate ed il neo presidente Juan Manuel Santos ha subito dichiarato: "E' un codardo atto terrorista. Vogliono solo spaventare, ma non ci riusciranno. Non possiamo abbassare la guardia sulla sicurezza democratica. Ma non riusciranno a intimidirci. Non cadremo nella trappola. Continueremo con la nostra vita normale"

L'attentato non è stato rivendicato ma per gli inquirenti i responsabili sono le FARC che da più di 50 anni combattono contro lo stato colombiano. La versione delle forze dell'ordine però non convince molti analisti che invece credano sia un avvertimento diretto al nuovo governo che si è già discostato in maniera netta dalla strada intrapresa da Uribe nei suoi due mandati presidenziali.
L'esplosione dell'autobomba arriva il giorno dopo l'incontro a Santa Marta tra il presidente Chavez e Santos in cui sono stati ristabilite le normali relazioni diplomatiche interrotte nei mesi precedenti. Inoltre questo incontro segna l'abbandono in politica interna della militarizzazione del territorio per controllare il paese ma che ha prodotto frizioni e scontri con gli Stati vicini.

Per adesso è difficile avere un quadro chiaro dell'attentato ma il fatto che gli inquirenti si siano precipitati ad addossare le responsabilità alle FARC pochi minuti dopo l'esplosione aumenta i dubbi che l'attentato sia un ammonimento al nuovo presidente che si sta allontanando troppo dalla filosofia uribista e che non sottovaluti le forze di tutti i soggetti politici, paramilitari e narcos che controllano la Colombia.

martedì 12 gennaio 2010

Colombia: Rapporto annuale sulla tortura

La Coalición Colombiana contra la Tortura ha presentato a novembre 2009 il rapporto annuale sulle torture che insanguinano il paese. Il rapporto consegnato all'ONU denuncia che la tortura in Colombia è ancora usata in modo sistematico da tutti i gruppi armati (esercito, paramilitari e guerriglia) che combattono nel territorio.
La tortura non è solo fisica ma anche psicologica, e viene utilizzata per intimidire, perseguitare ed estorcere informazioni soprattutto dalla popolazione inerme.
L'uso della tortura psicologica è in ascesa e mira ad aumentare i combattenti o coloro che aiutano i gruppi armati nascondendo o movimentando armi, oppure facendo gli informatori o i messaggeri. A causa di questa pratica si calcola che circa 15.000 combattenti (sia nelle fila della FARC che dei gruppi paramilitari) siano ragazzi con meno di 18 anni; riprendendo i dati di uno studio dell'UNICEF nel 2009, si scopre che l'età media dei bambini soldato è scesa a 12 anni!
Anche la violenza sessuale e lo sfruttamento sessuale delle giovani ragazze viene inclusa nei casi di tortura perché è sistematica ed ha il fine di indurre le giovani donne a prostituirsi per racimolare il denaro per i gruppi combattenti.

Dal 2005 la Coalición Colombiana contra la Tortura ha creato un'archivio dove si raccolgono le testimonianze di chi ha subito delle torture ed ha avuto il coraggio di raccontarle; per adesso sono state documentate mille episodi di tortura di cui più di 300 sono protagonisti bambini e ragazzi con meno di diciotto anni.
Le denunce raccolte sono una piccola parte dei fatti che realmente si compiono in Colombia e sicuramente il Governo Uribe minimizzerà i numeri affermando che le FARC sono state quasi sgominate e che i paramilitari sono stati debellati. Insomma la Colombia sarà rappresentata dal Governo come un paese democratico e sicuro, anche se dopo oltre 45 anni di conflitto interno vi sono circa 4 milioni di deslpazados, la violenza aumenta, come aumenta vertiginosamente la povertà.

martedì 1 settembre 2009

Colombia accusa Ecuador e Venezuela di aiutare le Farc

Le frizioni tra Colombia, da una parte, con Equador e Venezuela, dall'altra, non si placano da quando nel marzo 2008 la Colombia sconfinò in territorio equadoriano con una azione militare per distruggere un campo delle FARC un cui fu ucciso Raul Reyes.
La polemica tra Bogotà e Quito si è riaccesa quando nel luglio 2009 Alvaro Uribe ha reso pubblico un video in cui i guerriglieri delle Farc affermano di essersi accordati per cooperazioni sia sul piano politico sia per sovvenzionare la campagna elettorale di Correa del 2006. Jorge Briceño Alvarez, uno dei capi della guerriglia, afferma nel filmato che nel 2006 Correa avrebbe mandato un suo emissario a incontrare i capi delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane.
La smentita del presidente ecuadoriano non si è fata attendere affermando che l'unico emissario da lui inviato e quindi l'unico contatto avuto da suo governo con le FARC è stato quando il ministro Gustavo Larrea è stato inviato a colloquio con dei negoziatori dei guerrglieri per una missione umanitaria per liberare gli ostaggi ancora in mano alla guerriglia.
Correa ribatte alle accuse di Uribe in questo modo: "E' divertente perchè ora risulta che Mono Jojoy è una fonte di notizie attendibile. Allora dovremo credergli anche quando parla del governo Uribe e delle sue connessioni con i paramilitari, il narcotraffico ecc.".

Oltre alla crisi diplomatica con Correa, Uribe ha un'altro fronte caldo con Chavez. Quest'ultimo è stato accusato più volte dal presidente colombiano di aver fornito armi all'esercito delle FARC; l'ultima accusa si riferisce al fatto che le Forze armate rivoluzionarie colombiane avrebbero, grazie all'aiuto del Venezuela, acquistato armi in Svezia.
Chavez in risposta alle accuse di Uribe ha dichiarato: "Ho ordinato il ritiro del nostro ambasciatore e del nostro personale diplomatico. Congeleremo i rapporti con la Colombia. Il governo colombiano dimostra che non ha alcun interesse alle relazioni con il Venezuela". Il presidente venezuelano sottolinea anche il fatto che le Farc hanno reperito armi da molti Paesi (Stati Uniti, Russia, Israele) ma le accuse di aiutare la guerriglia piovono solo sul suo Paese, perchè?

giovedì 18 giugno 2009

La sovranità dell'Ecuador ed il vassallaggio colombiano

Gli Usa dopo avere ricevuto lo "sfratto" dalla base militare di Manta (Ecuador) da parte del governo del presidente Correa sembra abbiano individuato la loro nuova base in Colombia e precisamente a Palanquero.
La base aerea di Manta dovrà essere abbandonata il prossimo novembre dall'esercito USA.
Al Dipartimento della Difesa USA ha sempre affermato che le basi militari in sud America erano necessarie per contrastare il narcotraffico nell'area.
Le basi USA nella regione Latino Americana oltre che per combattere il traffico di stupefacenti hanno ulteriori propositi, sicuramente meno pubblicizzati, come esercitare il controllo sull’economia locale e delle risorse naturali (materie prime e risorse energetiche) così importanti per lo sviluppo dell'economia e delle multinazionali.

Le prime conferme arrivano dal governo statunitense per l'ammodernamento di un "infrastruttura operativa avanzata" da utilizzare nelle operazioni dell’INCLE (International Narcotics Control and Law Enforcement). La richiesta di questo finanziamento aggiuntivo è stato fatto per integrare il piano di "Posizionamento di Difesa Globale", per la nuova base in Colombia. Secondo alcuni documenti ufficiali "il Dipartimento della Difesa Statunitense sta riallineando la sua presenza militare globale, trasformando le sue forze all’estero, le basi e la relazione con le nazioni ospitanti in vista di un posizionamento flessibile e coerente con la nostra strategia. Ciò è il risultato di un grande investimento in nuove costruzione militari per il 2010. L’obiettivo del Dipartimento è realizzare una serie di accordi di accesso per operazioni di contingenza, logistica e addestramento in Centro e Sud America e per questo si stanno discutendo le modifiche necessarie a rafforzare il nostro accesso a vari paesi della regione. Il budget per il 2010 include 46 milioni di dollari per un’infrastruttura per la cooperazione alla sicurezza nella base di Palanquero, Colombia".

Le infrastrutture da potenziare nella base militare colombiana sarebbero le piste di volo lunga già 3.500 metri, gli hangar ed altri edifici per il personale USA. Palanquero è una vera e propria cittadina militare che può già ospitare circa 2000 persone, ha strutture commerciali e ricreative come ristoranti, supermercati ed anche un cinema e un ospedale.
La nuova base è posta al centro del paese e consente di raggiungere a bordo dei caccia in poco più di quindici minuti sia il nord del paese che il sud; oltre a questo si può contare anche su mezzi idrovolanti che possono atterrare sul Rio Magdalena con cui confina.
Palanquero è stato scelto anche perché alla fine degli anni '90 l'esercito statunitense installò alcuni impianti radar molto sofisticati, tanto sofisticati che sembra che siano effettuate da questa base sia le operazioni di ricerca degli accampamenti delle FARC in Colombia, che il coordinamento delle operazioni di bombardamento dell’accampamento delle FARC in Ecuador, dove fu ucciso il comandante Raúl Reyes, principale negoziatore dell’organizzazione guerrigliera.

La concessione dell'area di Manta non è stata prorogata perché le attività USA minavano ed interferivano nella sovranità dello stato ecuadoriano. Nella base operano stabilmente 300 tra militari statunitensi e funzionari della DEA, ma anche un non definibile numero di persone della della DynCorp, la società di sicurezza privata a cui sono state affidate dal Pentagono le fumigazioni delle piantagioni di coca e super segrete attività di intelligence anti-guerriglia. Nell’agosto 2005 un dirigente della DynCorp affermava che era a capo di un centro per il reclutamento di mercenari da inviare in Iraq proprio nella base di Manta e che il governo USA ne era a conoscenza.

I tentacoli per la ricerca del controllo degli Stati Uniti nel "suo cortile" sono ancora saldi e non si limitano all'installazione di Manta, che sta chiudendo, oppure a quelle in Colombia per combattere il narcotraffico e la guerriglia; ne esistono altre a Cuba (la base di Guantanamo è illegale perché la concessione è scaduta da molti anni), in Honduras, in Perù, El Salvador e nelle Antille Olandesi.
La chiusura di Manta è un segnale importante perché dimostra che è possibile resistere alla politica di militarizzazione e di controllo che il modello statunitense vorrebbe continuare ad imporre.

Il sito internet http://www.no-bases.org/ informa sulle iniziative che vengono intraprese contro la militarizzazione che continua nelle più disparate regioni nel mondo

mercoledì 8 aprile 2009

Testimonianze colombiane

L'esercito rivoluzionario delle FARC ha rilasciato il 18 marzo l'ingegnere svedese Erik Roland Larsson che fu rapito nel 2007. Larsson che oggi ha 69 anni e non gode di buona salute fu rapito dalla sua proprietà agricola nella regione a nord di Córdoba e fu richiesto per lui un riscatto da 5 milioni di dollari che secondo le fonti ufficiali non sono mai stati pagati.
Il conflitto tra Stato colombiano e Farc sembra che volga a favore del primo protagonista dopo i numerosi rilasci di ostaggi da parte dell'esercito guerrigliero e dopo anche la simbolica richiesta di perdono da parte di Karina, la guerrigliera delle Farc catturata nel 2008, per il dolore che le sua azioni hanno arrecato ai colombiani.
Tutti questi elementi, amplificati dai media pro Uribe, rafforzano l'immagine di Uribe che rimarca spesso nelle proprie dichiarazioni quanto siano deboli le Farc grazie alla politica del suo governo ed al positivo lavoro dell'esercito anche se in alcune regioni, quelle agricole, le Farc controllano il territorio e lo stato è completamente assente oppure è debole.
Questa campagna mediatica, sui presunti successi contro la guerriglia, cerca di far dimenticare dall'opinione pubblica tutti gli scandali che il governo Uribe e l'esercito stanno attraversando.

La lettera aperta, che riporto sotto, scritta da Don Angelo Casadei da un quadro molto più cupo di quello roseo che i media colombiani dipingono.
Don Angelo Casadei è uno dei missionari italiani che operano a Remolino del Caguán, un paese sperduto nella foresta amazzonica sulle anse del fiume Caguán controllato da sempre dalle Farc a cui, solo nel paese, da poco tempo si è sostituito l'esercito regolare.
Ecco cosa scrive Don Casadei: "Da due lunghi anni qui a Remolino del Caguán conviviamo ogni giorno con l'Esercito Nazionale, l'unica presenza dello Stato in un territorio lasciato per anni in balia della giustizia fai da te. La presenza del governatore e del sindaco è quasi nulla, e quando vengono a farci visita arrivano con un elicottero da guerra, scortati da forze militari. La gente, se vuole sopravvivere, deve obbedire a chi comanda, armi in pugno. In nessun momento si sente libera di agire. Questo è un territorio dove è ancora forte la presenza della guerriglia delle Farc, a cui tutti devono portare rispetto. La guerriglia deve essere informata di qualunque cosa, decisioni, arrivi e partenze. Viviamo in uno stato di guerra permanente, e dei peggiori: qui c'è una guerra tra fratelli del medesimo Paese, qui c'è una guerra civile".
"Qualunque guerra crea solo ingiustizie, da ogni parte, e chi ne porta il peso maggiore sono coloro che stanno nel mezzo: in questo caso i contadini. Sono pochi quelli rimasti da quando è iniziata la repressione nel Caguán, inaugurata dall'attuale Presidente. Una repressione che ha cambiato molto il nostro territorio. Molta gente se ne è andata e dà dolore vedere questo paese quasi vuoto. Qui abbiamo subito una vera "purga": è una repressione che vuole farla finita con la gente. Si stanno attaccando i piccoli commercianti del luogo, i loro líderes comunitari. È una guerra che sta lasciando solo morti. Le persone che restano sono disanimate".
"La cosa più triste di tutta questa storia è che molti dei desplazados fuggiti da Remolino si stanno vendendo all'Esercito e stanno denunciando persone innocenti che ancora vivono qui cercando di rifarsi una vita onestamente. È una guerra tra poveri alimentata dalle stesse forze militari. E a pagare sono sempre gli stessi".

mercoledì 11 marzo 2009

Le FARC rilasciano altri prigionieri

All'inizio del febbraio 2009 le FARC hanno rilasciato unilateralmente gli ultimi sei prigionieri politici. Questo rilascio è frutto di un lungo lavoro (circa sette mesi di contatti) svolto dall'associazione Colombiane e Colombiani per la pace; questa associazione è formata da un nutrito gruppo di intellettuali che hanno dato voce a circa centocinquantamila persone che desiderano la fine dell'uso della forza per risolvere il lungo conflitto tra FARC e Stato.
I prigionieri liberati sono: quattro rappresentanti della polizia, l'ex governatore liberale della regione del Meta Alan Jara ed il deputato Sigfrido López.
Sette anni fa López ed altri undici deputati furono sequestrati ma nel giugno del 2007 in circostanze ancora non chiare gli altri furono uccisi; alcune fonti parlano di un'operazione di un gruppo paramilitare, probabilmente statunitense, inviato per trattare il loro rilascio ma che durante lo scontro a fuoco tra le FARC ed i paramilitari uccise gli undici deputati mentre López si salvò perché era stato trasferito in un altro campo dei guerriglieri.

Jara dopo il suo rilascio ha parlato con i giornalisti ed ha dichiarato: "Parlando in tutta sincerità devo dire che penso che Uribe non abbia fatto nulla per la nostra libertà e che la sua attitudine non ha aiutato in nessun modo uno scambio umanitario. [...] Io mi azzardo a dire che sembra che al presidente Uribe convenga la situazione di guerra del paese e che, qui sta la perversione, alla guerriglia serva il presidente Uribe."
Anche López nelle sue dichiarazioni ai giornalisti è stato molto critico con Álvaro Uribe: "L’atteggiamento del presidente Uribe ha solo danneggiato le liberazioni, e boicottato lo scambio umanitario e la liberazione di prigionieri".

Dalle interviste rilasciate a caldo dagli ex-prigionieri e da altri dati raccolti sembra che le FARC abbiano ripreso coraggio e la loro macchina organizzativa e logistica sia sempre funzionante ed in ottima salute. La buona salute delle FARC è tangibile dato che continua l'arruolamento di giovani colombiani che per varie ragioni, come la totale mancanza di lavoro e di studio, preludio ad futuro senza opportunità, aderiscono alla guerriglia.

Lo stato di guerra tra il Governo Colombiano e la guerriglia dopo molti decenni di conflitto sembra che serva ad entrambe le forze per avere o ricercare una legittimazione ed un consenso popolare che forse non avrebbero se si avviasse un processo di pace, alla cui base ci dovrebbe essere lo scambio dei prigionieri ed un dialogo vero e vivo senza odio e preconcetti.

giovedì 14 agosto 2008

Chi ha liberato Ingrid Betancourt

I giorni dopo la liberazione dei quindici ostaggi detenuti dalle FARC in Colombia avvenuta il due luglio 2008, abbiamo visto molte immagini, sentito molte parole e letto molti articoli che davano molto spazio all'operazione militare ed ai ringraziamenti che tutti gli ex-ostaggi porgevano al Capo di Stato colombiano Uribe ed a coloro che hanno comandato l'operazione.
Anche Ingrid Betancourt , ex-ostaggio simbolo in mano delle FARC, da sempre ipercritica nei confronti di Uribe ed il suo entourage di fedelissimi collaboratori e militari, che accusò di essere un'oligarchia corrotta, ha tessuto le lodi del presidente e del generale dell'esercito che ha diretto l'operazione per la sua liberazione.
Betancourt ha elogiato il presidente ed il Generale Montoya ma nei giorni successivi alla sua liberazione non ha esternato nessun dubbio sulla lentezza delle trattative, sulla lentezza nella pianificazione dell'operazione di salvataggio end infine non ha esternato nessun dubbio o perplessità sulle numerose indagini che hanno investito Uribe ed i suoi più stretti collaboratori.

Mi sono già soffermato su Uribe numerose volte in questi mesi ma adesso merita attenzione l'artefice dell'operazione che ha liberato i 15 ostaggi dalle FARC,il generale Montoya.
Montoya nasce nella regione del Cauca nel 1949 e nella sua lunga carriera militare ha ricevuto molte decorazioni anche dall'esercito statunitense. Ha frequentato la Scuola superiore di guerra negli USA ed in Inghilterra.
Nella sua carriera militare ci sono però delle pesanti ombre che sono state svelate da una ONG USA che è riuscita a leggere una comunicazione interna dell'ambasciata statunitense a Bogotà datata 1979 in cui è stato scritto che "un battaglione di intelligence del esercito colombiano capeggiato da Montoya creò in gran segreto un’unità clandestina terrorista fra il 1978 e il 1979 chiamata Alleanza anticomunista americana (Aaa) resasi responsabile di molti attacchi dinamitardi, sequestri e assassinii di uomini di sinistra".
Il due maggio 2002 nella provincia di Bojayà ci fu la strage di 119 civili uccisi dentro la chiesa di Bellavista. I paracos penetrarono a metà aprile nel territorio dove operavano le FARC e non furono fermati dalla Brigata dell'esercito guidato da Montoya anche se ricevette l'ordine di farlo; il primo maggio iniziarono gli scontri tra FARC e paracos fino ad arrivare all'uccisione delle 119 persone avvenuta a causa di una bomba lanciata dalle FARC che cadde dentro la chiesa.
Montoya fu indagato per non aver eseguito l'ordine di Bogotà; fu processato e giudicato colpevole ma le porte del carcere non si aprirono e la sua carriera militare non ne risentì.
Alcuni mesi dopo Montoya fu il responsabile dell'uccisione di 14 persone in uno dei quartieri più poveri. Montoya ed i paramilitari del Bloque Cacique Nutibara scatenarono la ormai famosa Operazione Orione che mirava a scardinare le infiltrazioni della guerriglia nel quartiere di Comuna 13, fecero irruzione con le armi spianate alle ricerca dei guerriglieri ed alla fine dell'incursione si contarono quatttordici vittime.

Oggi per i media occidentali Montoya ed Uribe sono eroi ma siamo davvero sicuri della loro alta levatura morale e delle loro buone azioni? Dal loro passato non ne sarei così sicuro però ai media questo stranamente non interessa.

giovedì 7 agosto 2008

La crisi di Uribe libera Ingrid Betancourt

Il tre luglio 2008, dopo sei anni di prigionia, Ingrid Betancourt è libera.
La liberazione è avvenuta secondo le informazioni fornite dall'esercito colombiano grazie ad una, secondo la versione dell'esercito, ben congegnata operazione di intelligence che ha ingannato i carcerieri delle FARC facendosi consegnare la Betancourt ed altri quattordici ostaggi (tre statunitensi e undici poliziotti).
Grazie ad alcuni infiltrati nelle FARC, l’esercito colombiano ha fatto credere ai carcerieri che il nuovo capo della guerriglia, Alfonso Cano, volesse trasferire gli ostaggi in un nuovo campo per cui avesse mandato degli elicotteri a prelevare i quindici ostaggi.

Accanto al racconto ufficiale del governo Uribe si fa strada una nuova versione secondo la quale sarebbero stati pagati 20 milioni di dollari al gruppo di guerriglieri che custodivano gli ostaggi. Questa nuova versione nasce dalle indiscrezioni raccolte da una radio svizzera che afferma siano state fatte da persone molto attendibili. Per alimentare i dubbi sulla versione ufficiale si possono prendere in considerazione i filmati girati durante l'operazione che non mostrano niente se non i volti degli ostaggi al contrario di tutte le accurate riprese che l'esercito colombiano effettua durante le operazioni militari contro le FARC. L'unica cosa su cui concordano le due versioni è che non è stato sparato neanche un colpo.

Prendendo per veritiera il racconto di Uribe, anche se ci sono lati ancora non spiegati e comprensibili, rimane impossibile da credere che le FARC siano così mal messe o allo sbando. Sicuramente ora sono più deboli e la successione di Alfonso Cano allo storico capo Manuel Marulanda non né indolore né semplice.
Oggi le FARC sono sicuramente più deboli come testimonia Ingrid Betancourt che ha parlato di una scarsità di cibo ed altri materiali che non erano mai mancati agli accampamenti confermando così le notizie frammentarie sulla difficoltà dell'organizzazione logistica dell'esercito guerrigliero.
Un particolare che è stato poco sottolineato è stata l'ammissione che l'intelligence statunitense abbia aiutato l'esercito colombiano e soprattutto che il candidato alla Casa Bianca John McCain in quei giorni si trovava stranamente a Bogotà. Voci affermano che McCain abbia aiutato a coordinare l'operazione ed abbia rassicurato Uribe che in caso di una sua elezione a presidente degli USA non farà mancare il suo appoggio.

Uribe negli ultimi mesi è stato il centro di ogni scandalo politico giudiziario che ha attraversato la Colombia: l'inchiesta sulla parapolitica (Indagato Alvaro Uribe per rapporti con i paramilitari e Paramilitari nella politica colombiana) che ha portato in carcere o incriminato 70 parlamentari della maggioranza, oppure i grandi narcotrafficanti colombiani (Estradati dalla Colombia i capi paracos) come Carmine Mancuso che sono stati estradati dopo molti anni negli Stati Uniti per allontanare loro ed i legami ancora segreti che hanno con la politica. A questi si aggiunge il processo aperto dalla Corte Suprema colombiana nei confronti di Uribe che avrebbe corrotto dei parlamentari e dei senatori per far modificare la Costituzione che non ne permetteva la sua rielezione; l'eventuale condanna di colpevolezza potrebbe portare all’annullamento della sua elezione nella tornata elettorale datata 2006.
Con queste premesse Uribe ha dovuto cercare un palco dove potesse essere il protagonista positivo, e non il fulcro di tutti gli scandali politici: per questo ha cercato e ottenuto la liberazione della Betancourt che fino ad oggi non aveva mai desiderato e tentato.

L'operazione gli è riuscita almeno in Occidente: se si leggono i giornali che non fanno altro che parlare di un Uribe così forte che non può altro che essere rieletto.
Ma, a parte la propaganda occidentale a favore dell'attuale Presidente colombiano, sfugge a tutti un piccolo particolare: la Costituzione colombiana non gli permette di essere rieletto. Chissà se riuscirà a comprare altri parlamentari e modificare la Costituzione colombiana, per provare per la terza volta la scalata alla presidenza?

mercoledì 2 luglio 2008

Il dopo Tirofijo

Con la morte, il 26 marzo del 2008, del leader storico delle FARC Manuel Marulanda Veléz conosciuto come Tirofijo, si apre una fase molto importante nella successione al comando dell'esercito rivoluzionario.

Alfonso Cano nominato immediatamente come successore di Tirofijo premia la linea della continuità nella politica delle FARC. Cano è un antropologo che ha avuto il proprio addestramento militare e la sua formazione politica in URSS ed è stato l'uomo designato in passato da Marulanda per intavolare tutte le trattative dei vari processi di pace condotti in Messico e Venezuela; anche se questi negoziati fallirono, Cano è considerato l'uomo migliore per portare avanti le trattative.

In questi primi mesi del 2008 le FARC hanno subito una pesante offensiva da parte dell'esecutivo colombiano ed hanno perduto 3 membri della segreteria direttiva; anche se oggi le FARC non sono più in grado sferrare offensive militari perché indebolite, con i circa 13000 uomini che ne fanno parte possono resistere per molti anni nella foresta.

In Colombia si spera che le FARC siano spaccate al loro interno tra due fazioni: quella oltranzista che cerca solo il confronto militare e quella che desidererebbe la smilitarizzazione in seguito ad un accordo di pace. Inoltre c'è una moderata speranza nel fatto che Cano possa decidere di intavolare dei veri e propri negoziati di pace, ed è per questo che il ministro degli Interni colombiano, Carlos Holguín Sardi, ha aperto la porta ad ogni iniziativa che possa portare ad un dialogo che persegua la pace.

Sfortunatamente molti analisti e giornalisti si sono già dimenticati che negli anni '80 le FARC provarono a uscire dalla sola lotta armata e fondarono un partito legale al 100% che si chiamava Unión Patriótica. Il partito fu eliminato fisicamente dai paramilitari da sempre legati alla cupola che governa da anni il paese: si parla di circa 350 dirigenti dell'Unión Patriótica e 5000 militanti che furono uccisi senza pietà ed in pochissimi anni.

Secondo le indiscrezioni sulle ultime indicazioni di Marulanda prima della sua morte, le FARC dovrebbero cercare di dimostrare la massima disponibilità nella liberazione dei circa 700 ostaggi che ancora oggi hanno con loro. Ma forse, a non perseguire la fine della guerra non sono solo le FARC ma anche il governo di Uribe; la dimostrazione la abbiamo avuta quando a pochi giorni dalla liberazione di 4 ostaggi il governo colombiano ha ordinato l'operazione militare per uccidere il numero due Raul Reyes.

Con le poche e frammentarie informazioni che sono giunte a noi adesso possiamo solo attendere che le decisioni delle FARC e del governo Uribe si tramutino in fatti per poterle raccontare ed esaminare nel miglior modo possibile.