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martedì 17 novembre 2015

Guatemala: arrestato Otto Pérez Molina

I primi giorni di settembre il giudice guatemalteco Gálvez ha ordinato l'arresto del ex-Presidente Otto Pérez Molina per corruzione.
L'inchiesta istruita dalla magistratura chiamata "La Línea" ha portato alla luce i comportamenti molto dubbi di Molina e della vicepresidente Baldetti, in carcere già da maggio, perché chiedevano compensi per milioni di dollari in cambio di impunità nei casi di evasione fiscale che vedevano protagoniste le maggiori imprese che operano nel paese.

Molina che è stato interrogato per molte ore ha sempre eluso le domande del giudice Gálvez ed si è proclamato innocente. 

La presidenza è stata affidata a Alejandro Maldonado che gestirà il periodo di transizione verso le elezioni di fine ottobre.

Le dimissioni di Molina sono state richieste dalla popolazione dopo che l'inchiesta aveva portato alla luce alcune sue responsabilità; per mesi i guatemaltechi hanno manifestato esigendo le dimissioni del Presidente ed una profonda riforma delle istituzioni. 

Il movimento popolare ha anche tentato di rimandare la prima chiamata alle urne per eleggere il nuovo Presidente fissata per il 6 settembre perché vi è un alto rischio di strumentalizzazione da parte delle oligarchie politico/economico del paese che mirano a cambiare volto del presidente ma non la politica.

domenica 6 settembre 2015

Imponenti manifestazioni in Guatemala/2

Il primo risultato delle imponenti manifestazioni del 25 aprile 2015 in Guatemala sono le dimissioni della vicepresidente del Guatemala, Roxana Baldetti che le ha rassegnate lo scorso 8 maggio.
I manifestanti chiedevano le dimissioni del presidente Otto Pérez Molina e della vicepresidente Baldetti perché accusati di corruzione e appropriazione indebita per una cifra che supera i 130 milioni di dollari e con l’aiuto della mafia.

Alle manifestazioni di piazza hanno partecipato persone di tutti gli strati sociali, non rappresentati dai partiti politici che erano totalmente assenti alle manifestazioni, uniti dall'indignazione per le infiltrazioni mafiose nelle istituzioni del paese. 
Sono molti anni ormai che il potere politico ha stretto rapporti con le mafie e l’assenza dei partiti politici alle manifestazioni non è certo sorpresa; i due partiti principali del Guatemala, Libertad Democrática Renovada (Lider, di centrodestra), a cui appartiene anche il candidato presidenziale Manuel Baldizón, e Unidad Nacional de la Esperanza (Un, di centrosinistra) sono fortemente infiltrate dal narcotraffico e dalla mafia indi la loro credibilità nella lotta alla criminalità è pari a zero così come i giudici della Corte Suprema di Giustizia che indagheranno sulla ex-vicepresidente, Roxana Baldetti, appartengono ai due principali schieramenti politici del paese.

Le manifestazioni di aprile dovrebbero essere il primo passo per tentare di cambiare il clima di impunità che regna in Guatemala e riprendere la strada che porta a riprendere le indagini del genocidio e delitti di lesa umanità, durante la guerra civile, compiuti da torturatori di allora che oggi sono ancora nelle Forze armate e nei gruppi paramilitari. Un nuovo passo per il paese dovrebbe essere  l'applicazione degli accordi di pace come anche la fine dello sfruttamento ed esclusione sociale da parte della classe imprenditoriale che appoggia i due maggiori partiti politici.

Ad oggi le manifestazioni non hanno visto la partecipazione delle popolazioni indigene, fatto molto importante e preoccupante che sottolinea quanto si radicata l'esclusione delle comunità indigene alla vita sociale, ma si sono riviste le organizzazioni degli studenti universitari.
Altro fattore importante è la mancanza di gruppi politici di opposizione che non sono in grado di organizzare la protesta (anzi, preoccupa la linea settaria assunta dall’ex guerriglia della Urng e del suo braccio politico, il Maiz) e così l'unica speranza per intraprendere la via del rinnovamento in Guatemala è la nascita di un'organizzazione politica/sociale creata e "gestita" dai manifestanti dell'aprile 2015.

giovedì 27 agosto 2015

Imponenti manifestazioni in Guatemala/1

Il 25 aprile 2015 migliaia di guatemaltechi (indigeni, operai, professionisti, campesinos, gli operai e gli studenti delle università sia private che pubbliche) hanno manifestato per le strade di tutto il Paese ma anche in Messico, Cile, Costarica e Inghilterra chiedendo le dimissioni del presidente, Otto Pérez Molina, e della sua vice, Roxana Baldetti perché accusati di corruzione ed appropriazione indebita di circa 130 milioni di dollari di proprietà dello stato del Guatemala.

I manifestanti scesi in piazza chiedono le dimissioni del Presidente che dal giorno della sua elezione nel novembre 2011 ha soltanto soltanto usato la Presidenza per aumentare il proprio potere e le proprie ricchezze insieme a quelle degli imprenditori.
Le mobilitazioni in tutto il Paese ricordavano anche i massacri delle comunità maya avvenuti durante l’operazione Tierra Arrasada pianificata dall'allora presidente Rios Montt, gestita dall'allora generale Molina (detto "Mano Dura") ed appoggiata dalla classe imprenditoriale; nell'operazione l'esercito invase i villaggi indigeni che si opponevano all'estrazione mineraria a cielo aperto e alla costruzione delle centrali idroelettriche.
Nell'operazione Tierra Arrasada vi furono numerose violazioni dei diritti umani che ancora oggi non hanno avuto giustizia. 

Il governo temeva molto la manifestazione del 25 aprile dove le parole d'ordine erano "Hoy ponemos de moda la dignidad" e "Nuestro deber es defender a Guatemala" a causa della risonanza internazionale con cui sarebbero stati resi noti tutti gli scandali.

I guatemaltechi sono tornati a manifestare nelle strade anche se esiste sempre una repressione non molto diversa da quella degli anni Ottanta; durante la manifestazione sono stati lanciati slogan contro il saccheggio neoliberista del loro paese, l’impunità, l’ingiustizia sociale, la corruzione e contro il femminicidio. 

venerdì 24 aprile 2015

Guatemala: Il governo promuove lo sfruttamento incondizionato

Il Comité de Unidad Campesina del Guatemala (Cuc) denuncia come nel paese gli accordi economici stretti tra lo Stato e le multinazionali estere provochi enormi danni alla popolazione ed all'ecosistema del paese.

Il Guatemala vive dalla sua scoperta varie fasi di colonizzazione; dai massacri e dalle ruberie spagnole alle repressioni e guerre di Stato nella seconda metà del '900 fino ad arrivare ad oggi dove le multinazionali mirano ad impossessarsi delle terre per depredarle delle loro ricchezze.
Con il trattato commerciale tra Guatemala e USA firmato nel 2005 si è approvata una grande quantità di concessioni per sfruttamento del sottosuolo, dei corsi d'acqua e della terra; queste attività portano alla creazione di infrastrutture che cementificano imponenti ed importanti aree verdi del paese e portando allo sfruttamento del lavoro ed all'allontanamento delle popolazione che vivevano in quelle aree. 

Le multinazionali che hanno ottenuto le concessioni sono forti dell'appoggio del governo centrale il cui Presidente può, secondo un articolo della costituzione, dichiarare lo stato di emergenza e mobilitare l'esercito e la polizia ogni qual volta lo desideri; fatto puntualmente verificato quando le popolazioni locali hanno manifestato contro lo scellerato sfruttamento dell'ecosistema.
Oltre alle forze di polizia le aziende possono contare anche su imprese di sicurezza private che molto spesso si scagliano brutalmente contro gli oppositori ed alcuni di loro sono stati uccisi durante gli scontri scaturiti dalle violente aggressioni.

Il Governo sostiene lo sfruttamento incondizionato delle risorse naturali del paese al punto tale da proporre leggi, che il parlamento approva sempre, nelle quali si erodono i diritti dei lavoratori ed aumentano quelli delle imprese; una di queste leggi equipara gli oppositori che manifestano e bloccano il traffico o le attività produttive ai terroristi.

lunedì 16 febbraio 2015

Guatemala: Condannato ex capo del Comando Sei

La Corte Suprema del Guatemala ha condannato a 90 anni di carcere Pedro García Arredondo, ex capo del Comando Sei della oramai disciolta Polizia Nazionale, per l'incendio dell'ambasciata Spagnola in cui morirono 37 persone il 31 gennaio 1980.
Nel rogo rimasero uccisi otto cittadini spagnoli (tra cui alcuni diplomatici ed impiegati dell'ambasciata), 22 contadini del Quiché, cinque studenti universitari e due ex funzionari guatemaltechi in visita all'ambasciata.
La struttura diplomatica fu occupata pacificamente dai contadini Quiché per denunciare le violenze che l'esercito e della polizia stavano perpetrando nella regione del Quiché.

Il giudice ha affermato che l'accusa è riuscita a fornire prove inconfutabili che dimostrano come il 31 gennaio 1980 l'ambasciata fosse stata occupata pacificamente e che ai circa 150 ufficiali, alle dirette dipendenze di García Arredondo, erano impartiti ordini per effettuare lo sgombero dell'ambasciata e far uscire tutti i manifestanti. "L'ambasciata fu presa con violenza dalle forze di sicurezza, che entrarono senza il permesso dell'ambasciatore. La polizia non aveva alcun interesse a negoziare, ma solamente a scacciare gli occupanti fuori dell'ambasciata. L'imputato sapeva che cosa stava per accadere e non ha impedito che gli agenti di polizia sotto il suo comando agissero violentemente contro gli occupanti dell'ambasciata" ha affermato il giudice durante la lettura della sentenza.
Inoltre ha aggiunto che è stato dimostrato come l'incendio non abbia avuto origine da un piano suicida dei manifestanti Quiché che erano all'interno dell'ambasciata ma sia la conseguenza dell'assalto delle forze dell'ordine.

L'assalto all'ambasciata è avvenuta durante il regime del generale Fernando Romeo Lucas García (1978-1982) il quale è stato menzionato nella lettura della sentenza insieme all'ex ministro degli Interni Donaldo Alvarez Ruiz, che è latitante, ed Chupina Barahona, ex direttore della polizia nazionale ma scomparso, perché fra loro e Pedro García Arredondo ci furono numerose comunicazioni al fine di decidere come e quando avviare le operazioni all'interno dell'ambasciata.

venerdì 30 gennaio 2015

Guatemala: sospesa la ley Monsanto

La Corte Costituzionale guatemalteca ha temporaneamente sospeso l'entrata in vigore di una legge controversa nota come "ley Monsanto" che mira a regolamentare i diritti di proprietà intellettuale in varietà vegetali accogliendo il ricorso presentato dall'Alleanza Nazionale per la Protezione della Biodiversità che sostiene l'incostituzionalità del provvedimento perché viola i diritti dei popoli e risponde solamente agli interessi delle multinazionali.

Questa legge sulla protezione delle varietà vegetali è stato uno degli impegni assunti insieme al Guatemala ed è parte degli accordi di libero commercio (NAFTA firmato nel 2005 tra Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Repubblica Dominicana e Stati Uniti).

La legge è stata duramente criticata dalle organizzazioni ambientaliste e sociali che si sono rivolte alla Corte Costituzionali per cercare di bloccarla. La legge secondo gli oppositori favorirà solamente le multinazionali (Monsanto, Duwest, Dupont, Bayer e Syngenta) che riusciranno ad avere il controllo tramite i brevetti su ogni semente modificato o classificato geneticamente e ciò obbligherà i piccoli commercianti o agricoltori a comprare i semi di questi grandi aziende.
Sempre secondo le organizzazioni ambientaliste e sociali la legge permette alle multinazionali di gestire le sementi e mettere a repentaglio la sovranità alimentare del Paese.

Con questa legge, figlia degli accordi del NAFTA, gli USA impongono alle popolazioni che coltivano le terre da migliaia di anni di pagare per la loro eredità culturale e per la propria storia.

lunedì 22 dicembre 2014

Guatemala: la tenacia del popolo maya Achi

La costruzione della diga di Chixoy in Guatemala ha portato con se anche una violenta repressione verso le popolazioni maya che si opponevano al progetto.
L'opera risale ai primi anni Ottanta e obbligò circa 4.000 persone, della popolazione maya Achi, ad abbandonare le proprie terre e portò alla morte di 444 maya Achi che si opposero ai piani di sviluppo dettati dalla dittatura militare o al reinsediamento forzato.

I maya Achi una volta costretti ad abbandonare le proprie terre sono stati costretti a vivere nell'estrema povertà oltre che nell'oblio dello Stato che ha violato numerosissime volte i loro diritti e la ricerca di verità e giustizia. 
La verità è stata accertata con grande chiarezza grazie allo studio indipendente effettuato dal Chixoy Dam Legacy Issues Study nel 2005 in cui rese pubbliche le prove, raccolte negli anni, con le quali furono collegate le violenze subite dal popolo Achi alla costruzione della diga, finanziata dalla Banca mondiale e dalla Banca interamericana per lo sviluppo, in maniera inequivocabile.

Nel 2006 il governo avviò i negoziati con l’associazione delle vittime di Chixoy (Cocahich) per risarcire le vittime ed i familiari delle persone torturate e poi uccise o desaparecide.
I negoziati sono continuati fino al 2010 anno in cui fu raggiunto l'accordo che però fu sottoscritto solo dal Cocahich ma non dal governo guatemalteco che si rifiutò di firmare e di conseguenza si sottrasse alle proprie responsabilità.
Dopo altri 4 anni di pressioni e manifestazioni il governo ha accettato di sottoscrivere l’accordo legale per il risarcimento delle vittime di Chixoy; in questo accordo il governo, che dovrà essere ratificato dal parlamento entro la fine del 2014, si impegna a stanziare 154 milioni di dollari alle famiglie maya, a restituire le terre sottratte illegittimamente e ricostruire case e ospedali distrutti per fare spazio alla diga. 

Dopo più di 30 anni, grazie alla tenacia del Cocahich lo stato guatemalteco, con la firma dell'accordo, si riconosce formalmente responsabile delle violenze subite dalle popolazioni maya Achi.

giovedì 16 ottobre 2014

Il nagazionismo Guatemalteco

La condanna ad 80 anni di reclusione per genocidio e delitti di lesa umanità contro le popolazioni indigene Ixil commessi dal generale golpista Ríos Montt (link) è durata solo dieci giorni perché la Corte Costituzionale l'ha annullata perché avrebbe riscontrato alcuni passaggi incostituzionali durante i dibattimenti (link).

L'annullamento della condanna ha sancito che il processo dovrà essere rifatto e la data per il nuovo procedimento è fissata per il 5 gennaio 2015 quando ormai Ríos Montt avrà 88 anni; inoltre questa sentenza continua ad escludere lo da qualsiasi responsabilità per il lunghissimo "conflicto armado" che ha insanguinato il Guatemala tra il 1960 e il 1996 dato che i responsabili delle violazioni commesse ai danni delle popolazioni civili non siano mai stati puniti. 

Mentre in patria Montt gode dell'appoggio della destra reazionaria, che ha sempre appoggiato i suoi metodi sanguinari e la sua ossessione anticomunista arrivando a proteggerlo per oltre 15 anni facendolo eleggere come deputato al congresso ed addirittura candidandolo come presidente del paese, l'ONU lo ha inserito nell'elenco dei dittatori più sanguinari del XX secolo. 
Inoltre i sostenitori dell'ex-generale hanno dato mandato ad alcuni avvocati di cercare di far estendere anche a lui l’amnistia decretata nel 1986 per tutti i militari responsabili del genocidio maya e della guerra sporca contro la guerriglia perché Montt è stato dichiarato colpevole dell'omicidio dei di 1771 indigeni Ixiles.
Oltre ai sostenitori in patria Montt beneficia delle folli teorie negazioniste dello "storico" statunitense David Stoll il quale sostiene quanto non sia giusto parlare di genocidio maya; ma che sia corretto indicare come la guerra tra l'esercito nazionale e quello della guerriglia abbia coinvolto la popolazione civile che si è trovata nel mezzo ai due fuochi.
La teoria di Stoll ha da subito trovato l'appoggio incondizionato dei militari e della destra guatemalteca (appartenenti al Comité Coordinador de Asociaciones Agrícolas, Comerciales, Industriales y Financieras - Cacif); lo "storico" afferma anche che Montt non abbia mai ordinato di massacrare le popolazioni indigene ma che furono i comandanti dei battaglioni dell’esercito che agirono in tal senso perché godevano di un'ampia autonomia. 

Grazie a questo clima revisionista anche l'attuale presidente, Otto Pérez Molina, è riuscito a prendere le distanze e scagionarsi per i violenti interventi repressivi tra il 2012 e il 2013 a Totonicapán ed a Santa Cruz Barillasnche da lui ordinate. In questi ultimi episodi le comunità indigene manifestavano e si opponevano ai mega-progetti per lo sfruttamento minerario ed alla costruzione di nuove centrali idroelettriche. In quel periodo l'esercito intervenne numerose volte e sparò sui manifestanti provocando molti morti.
Anche Molina ha negato il genocidio Ixil affermando che l'unica soluzione per la pacificazione nazionale è quella della "reconciliación sin mirar al pasado"; in altre parole dimenticarsi dei delitti commessi dallo stato, non punire e/o scoprire i responsabili di tali atrocità e relegare all'oblio le scellerate scelte del governo che impose alla popolazione Ixil la migrazione forzata verso le montagne o la reclusione nelle "città modello", altro nome per i campi di concentramento, quando non furono passati alle armi.

venerdì 26 settembre 2014

Guatemala: la resistenza della comunità di Monte Olivo

Nel mese di agosto 2014 sono state sgomberate con la forza oltre 160 famiglie della comunità di Monte Olivo (Alta Verapaz in Guatemala) che avevano occupato le fincas Santa Rita e Santa Rita Xalahá Canguini per protestare contro la multinazionale Hidro Santa Cruz che ha progettato la costruzione di una centrale idroelettrica.

L'organo di informazione Prensa Comunitaria ha dato voce a moltissime richieste di aiuto provenienti dalla comunità Q’Eqchí di Monte Olivo perché minacciati dalla polizia, dall'esercito e dai paramilitari. 
La finalità dello stato guatemalteco è quello di far abbandonare gli insediamenti 9 de Febrero, Concepción, Cristalina e Nuevo Amanecer dalle popolazioni Maya Q’Eqchí (nelle quali vivono grazie alle piccole coltivazioni lungo le rive del Río Dolores) per iniziare la costruzione della nuova diga che non porterà nessun beneficio alle popolazione ma servirà solamente ad attrarre nuovi investimenti delle multinazionali ed a distogliere l'attenzione sui problemi storici del paese come la malnutrizione cronica, la mancata assistenza sanitaria da parte dello stato e le pesanti carenze nell'istruzione.

Le comunità di Monte Olivo non conoscono pace da quando si sono mobilitate nel 2013; durante le manifestazioni del giugno 2013 intervennero i patrulleros dell’esercito che usarono lacrimogeni e spararono colpi di fucile ad altezza uomo tanto da uccidere due bambini che partecipavano alla manifestazione. La loro morte non destò nessun scalpore nel paese perché i media guatemaltechi, che sono di proprietà dei principali gruppi industriali del paese e strettamente legati al governo, non dettero la notizia e celarono le violazioni dei diritti umani degli indigeni maya affermando che l'intervento dell'esercito era volto a fermare gruppi di "terroristi e narcotrafficanti" protetti dalle popolazioni locali.

La politica del Guatemala mira allo sfruttamento di tutte le ricchezze del paese (dal sottosuolo all'aria) ed è per questo che alle multinazionali è stato concesso l'esenzione fiscale (per esempio sono state create aree free-tax dove sono state create le maquiladoras). Con questi obbiettivi il governo impone uno stato d’assedio come misura di repressione oltre a provare a dividere le comunità che si oppongono alle multinazionali ed ai piani governativi grazie ad un piano di cooptazione. Chi accetta il piano di sviluppo del paese viene foraggiato con pochi spiccioli mentre gli altri sono perseguitati quotidianamente. Grazie a questa tecnica l’organizzazione non governativa Ceder, messa in piedi e mantenuta dall’impresa Hidro Santa Cruz, è riuscita a dividere le comunità di Monte Olivo permettendo così di non effettuare la consultazione dei popoli nativi espressamente richiesta dalla legge (a causa del minor numero di persone che si opponevano al progetto rispetto a chi ha accettato un compenso in denaro e così favorevoli) per la costruzione della centrale idroelettrica. 

Dal 2012 ad oggi vi sono stati altri due precedenti simili a Monte Olivo; il primo a Santa Cruz Barillas dove vi è stata una forte opposizione alla costruzione di una centrale idroelettrica da parte di Hidro Santa Cruz che è stata fiaccata con l'omicidio di un leader della comunità locale, il ferimento in modo grave di due manifestanti e l'imposizione dello stato d'assedio per più di un mese. Il secondo caso si è svolto a Totonicapán dove otto indio furono uccisi dai militari durante una pacifica manifestazione contro alcune riforme anticostituzionali che il presidente Otto Perez Molina voleva far votare al parlamento.

venerdì 1 agosto 2014

Il diritto alla terra negato

Un documento della Coordinación Latinoamericana de Organizaciones del Campo (Cloc) pone l'accento sulla crescita dei conflitti per la terra (in centro America) che vanno di pari passo alla criminalizzazione mediatica dei movimenti indigeni e contadini.

In Honduras, per esempio,  dal 2011 sono stati uccisi 115 campesinos e circa tremila sono stati arrestati e processati per il loro impegno attivo nelle lotte sociali. Da quando si è insediato il regime di Porfirio Lobo si contano centinaia di campesinos assassinati solo nella zona del Bajo Aguan, dove le comunità contadine si battono per recuperare le terre a loro assegnate con la riforma agraria del 1972, ma attualmente occupate dall’imprenditore Miguel Facussé.
In Honduras, come in tutta la regione, vi sono pochi proprietari terrieri che detengono quasi tutte le terre produttive; questo porta a conflitti sociali ed alle legittime rivendicazioni dei contadini per il diritto alla terra.
I conflitti che derivano da questa situazione sfociano in cause legali che spesso vedono protagonisti giudici compiacenti e/o  legati ai grandi latifondisti che emettono, quasi sempre, sentenze a loro favore.

La compiacenza della giustizia con i grandi proprietari terrieri in Honduras ha portato all'insabbiamento di numerose indagini per omicidi e sparizioni di campesinos. Oltre ad insabbiare le indagini le forze di polizia e l'esercito armate sono stati schierati per difendere gli interessi dei ricchi latifondisti; per esempio il 16 luglio 2014 i membri dell’Operación Xatruch III (reparto speciale dell'esercito) ha sgomberato circa 100 famiglie dell’Empresa Asociativa Campesina 28 de Mayo nella comunità San Martin usando armi e gas lacrimogeni. 
La comunità aveva recuperato la terra dove viveva fino a quando nel 2005 subì uno sgombero; era poi riuscita a riappropriarsene tutte e sette le volte che erano stati sgomberati.

Anche il Guatemala ha problemi molto simili al Honduras, il governo ed alcune multinazionali hanno imposto alcune monocolture come la canna da zucchero e la palma africana e ponendo in enormi difficoltà moltissimi agricoltori e nativi che avevano basato la propria sussistenza sulla diversificazione delle colture. 
Oltre alle difficoltà introdotte con le monocolture migliaia di contadini sono stati costretti al desplazamiento a causa delle concessioni minerarie e alla costruzione delle centrali idroelettriche come per esempio nelle aree di Santa Cruz Barillas, Totonicapán e nella Valle del Polochic. 
Le proteste dei campesinos e delle popolazioni indio sono state represse dalla governo del presidente guatemalteco Otto Pérez Molina che ha  militarizzato intere aree del paese ed ha imposto lo stato d’assedio. Questo clima di violenza e repressione ha generato un vertiginoso aumento di atti intimidatori contro gli appartenenti allo storico Comité de Unidad Campesina (Cuc), da sempre impegnato sul versante della questione agraria. 

Il governo panamense di Ricardo Martinelli ha elargito numerose concessioni minerarie oltre a privatizzare di fatto le risorse idriche. Queste scelte hanno obbligato numerose comunità ad abbandonare le loro terre anche con la forza come nel caso in cui la proprietà della miniera Petaquilla Gold ha impiegato a guardie private ed armate per reprimere le proteste delle comunità indigene e contadine. 
Infine anche il Costarica ha violato i diritti di migliaia di suoi cittadini permettendo l'impianto di fatto della monocoltura dell’ananas che ha contaminato le terre e le acque.

Tutto il Centroamerica sta continuando a vivere la fase in cui non vi è nessuna volontà di regolamentare l’estrazione mineraria e proteggere le sovranità alimentari che oggi sono sempre più messe in pericolo dall'imposizione delle monocolture. Di conseguenza i Governi nazionali si schierano con le multinazionali che controllano le colture e l'estrazione mineraria attuando repressioni e criminalizzando i movimenti contadini che lottano per le proprie terre e diritti.

martedì 8 aprile 2014

Guatemala: che fine ha fatto il Programa Nacional de Resarcimiento?

In Guatemala nel disegno di legge Proyecto Presupuestario de Recetas y Gastos in fase di discussione al parlamento non vi è nessuna traccia o riferimento al Programa Nacional de Resarcimiento (Pnr) che obbliga lo Stato a risarcire i familiari delle vittime della guerra civile guatemalteca (1960 - 1996).
Il Programa Nacional de Resarcimiento fu varato per la prima volta nel 2003 dopo l'adesione del Guatemala ad alcuni accordi internazionali che stabiliscono il risarcimento proporzionale in base alla gravità delle violazioni e del danno sofferto. Inoltre, le leggi internazionali sanciscono anche l’obbligo, da parte degli stati firmatari degli accordi legati ai diritti umani, di non potersi sottrarre alle riparazioni dovute per i danni causati alle persone.

Il Programa Nacional de Resarcimiento è stato eliminato dal ministro delle Finanze perché quest'ultimo sostiene che il programma non poteva essere inserito nel pacchetto di provvedimenti Proyecto Presupuestario de Recetas y Gastos in quanto i risarcimenti sono da inserire nel bilancio statale del 2013 e non del 2014.
L’organizzazione internazionale Impunity Watch sottolinea come le conquiste ottenute da questa legge per i familiari delle vittime della guerra civile non sono sufficienti perché lo stato guatemalteco ha sempre posto regole molto rigide e restrittive per il riconoscimento delle indennità richieste dai familiari dei desaparecidos.
Il mancato rinnovo della legge non è una sorpresa perché la politica del governo del presidente Otto Pérez Molina detto "Mano Dura", all'epoca del conflitto era uno dei generali più "decisi" nelle operazioni di contrainsurgencia, ha da sempre sostenuto che non è sensato parlare di genocidio della popolazione maya perché si è trattato solamente di un conflitto armato tra l’esercito e la guerriglia.
A contrastare la falsa ricostruzione dei fatti di "Mano Dura" si è scomodato il delegato Onu della Comisión para el Esclarecimiento Histórico, Christian Tomuschat, che ha ribadito con forza che in Guatemala ci fu genocidio ed ha sottolineato il fatto che Molina possa essere indagato e giudicato per crimini contro l’umanità durante il periodo in cui era militare.
Nel rapporto Memoria del Silencio, redatto nel 1999 tre anni dopo gli accordi di pace del dicembre 1996, è evidenziato come circa il 93% dei massacri contro la popolazione civile fu commesso dall'esercito e dai paramilitari.

Il 25 febbraio in Guatemala si celebra il Dia Nacional de la Dignidad de las Víctimas del Conflicto Armado Interno in cui vengono ricordati tutti i caduti della guerra civile; in questo giorno la Red de Organizaciones de Víctimas del Conflicto Armado Interno ha chiesto al presidente Pérez Molina di approvare il Programa Nacional de Resarcimiento per i prossimi dieci anni in segno di rispetto per i 250.000 morti e dei due milioni di sfollati durante il conflitto armato.

giovedì 26 settembre 2013

Guatemala: sgomberi forzati nel Polochic

In Guatemala le multinazionali che operano nel settore agricolo cercano con la violenza e l'intimidazione di estendere le loro coltivazioni ai danni dei nativi e dei campesinos.
Dall'inizio del 2013 lo zuccherificio Chabil Utzaj di proprietà della multinazionale Pellas ha iniziato una "guerra" con i campesinos che confinano con le proprie coltivazioni nella valle del Polochic, Alto Verapaz.
L'episodio più grave si è verificato alla fine di maggio quando nella zona di Río Polochic sono intervenuti circa cento uomini armati, tra guardie private e capisquadra del Chabil Utzaj, che sono entrati nel villaggio sparando contro le circa 90 famiglie di etnia q'eqchi' che lottano da molti anni per non essere cacciati e difendere il loro diritto alla terra.
La violenta incursione "paramilitare" ha provocato il ferimento di 7 persone di cui una in gravi condizioni.

Il Comitato d’unità contadina, Cuc, ha reso noto che anche il 3 febbraio 2013 gli uomini dello zuccherificio Chabil Utzaju, per espandere le proprie piantagioni di canna da zucchero, hanno devastato alcuni ettari dove la comunità di Agua Caliente coltivano mais, fagioli, ayote e banane.

Il Cuc sottolinea come i continui accaparramenti e concentrazione di terre nelle mani di latifondisti e multinazionali per mezzo di atti violenti ai danni delle piccole comunità q'eqchi' rimangono impuniti; come l'attacco che nel 2011 i gruppi armati dello zuccherificio provocò lo sgombero di 14 comunità q'eqchi's (per un totale di circa 4.000 persone) in cui furono uccise quattro persone anche se ancora oggi nessun indagine è stata avviata.
Inoltre il governo non hai mai rispettato le direttive dalla Commissione interamericana dei diritti umani, Cidh, a favore delle 14 comunità sgomberate ma continua ad avallare gli sgomberi extragiudiziai e difendere la proprietà privata al di sopra dei diritti umani e dei diritti collettivi.

Il Cuc chiede a tutte le comunità indigene, contadine ed a tutte le associazioni che difendono i diritti umani di denunciare a livello nazionale ed internazionale tutti "gli atti violenti e le violazioni dei diritti individuali e collettivi, commessi da imprenditori, latifondisti e dal governo" affinché non rimangano più impuniti.

venerdì 14 giugno 2013

Guatemala: revocata la condanna a Montt

La Corte Constitucional de Guatemala ha revocato la sentenza in cui veniva condannato l'ex-dittatore 
Efraín Ríos Montt per genocidio e delitti di lesa umanità per i massacri degli indio Ixil annullando tutto il processo avvenuto dal 19 aprile 2103.

La condanna ad 80 anni di reclusione per le torture e gli omicidi di 1.771 indio Ixil ma anche per il desplazamiento forzoso dei campesinos nel periodo che va dal marzo 1982 al agosto 1983 (Guatemala: condannato per genocidio Ríos Montt).

La sentenza è stata annullata perché la Corte Constitucional de Guatemala ha riscontrato dei passaggi incostituzionali durante i dibattimenti e le procedure avvenute dal 19 aprile, ma non ma annullato l'intero procedimento.
Uno dei passaggi "incriminati" che ha portato al pronunciamento della Corte Constitucional de Guatemala
è l'interruzione del dibattimento ordinata dal giudice Carol Patricia Flores il 19 aprile 2013 .
Con questo pronunciamento Ríos Montt è stato scarcerato e ricondotto agli arresti domiciliari in attesa di una nuova sentenza. 

Esiste anche la possibilità che il collegio difensivo di Montt possa chiedere l'annullamento del Procedimento ma, ad oggi, non è stata presentata nessuna istanza alla Corte Costituzionale.

giovedì 6 giugno 2013

Guatemala: condannato per genocidio Ríos Montt


Il tribunale guatemalteco, Tribunal A de Mayor Riesgo, presieduta dal giudice Jazmín Barrios ha condannato l'ex-dittatore Ríos Montt ad 80 anni di prigione per genocidio e delitti di lesa umanità contro le popolazioni indigene di Ixil; inoltre la sentenza revoca immediatamente gli arresti domiciliari ed ordina la detenzione in carcere.
Nel medesimo processo il l'ex-direttore dei servizi di Intelligence  il generale José Mauricio Rodríguez, è stato assolto perché non ebbe nessuna responsabilità sulle operazioni pianificate da Montt.

Ríos Montt governò il Guatemala tra il 1982 ed il 1983 nel periodo più cruento del conflitto iniziato col golpe voluto ed appoggiato dagli USA nel 1954 quando venne rovesciato il governo democraticamente eletto di Jacobo Árbenz nel 1954; secondo la sentenza l'ex-dittatore pianificò ed ordinò le operazioni, compiute dall'esercito, denominate Campaña Victoria 82, Operaciones Sofía, Operaciones Ixil y Firmeza 83 in cui furono uccisi 1771 indigeni Ixil.
Al processo hanno testimoniato circa cento testimoni che sono sopravvissuti alla politica della "terra bruciata" (piano per lo sterminio delle popolazioni indigene accusate di aver collaborato con la guerriglia di sinistra dell’URNG) che hanno dettagliato ogni singolo orrore, tortura, assassinio e stupro. 
Moltissime donne hanno ricordato che gli stupri erano sistematici ed una in particolare ricorda di avere sentito che "l’ordine era che prima fossimo stuprate dai soldati sani, e solo alla fine da quelli ammalati di sifilide e gonorrea. Soprattutto le più giovani di noi e le bambine non sopravvissero".
A supportare le testimonianze vi sono anche le scoperte delle numerose fosse comuni vicine ai fiumi Schel e Chajul dove sono stati ritrovati le spoglie degli Indio de villaggi Chajul, Nebaj e Cotzal; sui loro corpi sono stati trovati fori di proiettile nel torace e nella testa. 

Ríos Montt si è sempre dichiarato innocente e nel giorno della sentenza, il 9 maggio 2013, si è rivolto al giudice con queste parole: "Signora, mi dichiaro innocente. Non ho mai avuto l'intensione di distruggere una minoranza etnica del Paese".
Dopo la lettura della sentenza ha affermato che "non sono angosciato dalla idea di andare in prigione perché ho applicato la legge. Mi spiace solo per la mia famiglia. [...] Mi hanno condannato per genocidio, la sentenza del tribunale dice che sono un genocida ma ha sentenziato solo sulla base di ipotesi. Questo è uno show politico!". Oltre a queste esternazioni l'avvocato del ex-dittatore ha annunciato che presenterà ricorso contro la sentenza 

La storica condanna di Ríos Montt permette di iniziare a fare luce su tutti i delitti di lesa umanità commessi durante la lunga guerra civile sulle inermi popolazioni indigene e "certifica" quello che i quattro volumi del progetto «Nunca Más» (ai quali ha lavorato instancabilmente anche Rigoberta Menchú) ha scoperto e divulgato, anche a costo della vita di chi ha partecipato alle ricerche, le testimonianze dei sopravvissuti al genocidio.

mercoledì 15 maggio 2013

Guatemala: la criminalizzazione dei Movimenti Sociali


In Guatemala da quando si è insediato il Presidente Otto Perez Molina, nel gennaio 2012, è in atto una campagna diffamatoria ed intimidatoria (con minacce di morte, numerosissimi episodi di omicidi e torture) contro i militanti dei movimenti sociali.
Il motivo di questa offensiva guidata da movimenti di estrema destra, supportata anche dal Governo di Molina che ha sempre insabbiato o minimizzato gli episodi violenti che hanno visto gli attivisti vittime, è da ricercarsi nei numerosi investimenti che il Governo vorrebbe attirare per la costruzione di centrali idroelettriche, un canale interoceanico che colleghi Atlantico e Pacifico e l’edificazione di un mega-porto in ciascun oceano.

Numerosi gruppi conservatori, come il Chapines Unidos por Guate (CUG), si sono mobilitati per bloccare le riforme promosse (come la Ley del Sistema Nacional de Desarrollo Rural Integral con cui i movimenti contadini vorrebbero indirizzare le politiche agrarie verso una gestione ed una  ripartizione più attenta al sociale) e le proteste attuate dai movimenti sociali, definiti "gruppi violenti legati all'opposizione , perché limiterebbero un poco le manovre ed i profitti dei grandi latifondisti e delle multinazionali a vantaggio dei più poveri.
Un'altra arma usata dai gruppi di estrema destra è la diffamazione verso l'opinione pubblica ed ogni occasione, come scioperi o manifestazioni, è una buona per apostrofarli come "gruppi violenti legati all'opposizione  oppure le notizie portate alla luce da loro sono solo "disinformazione data dalla manipolazione della realtà". Oltre a ciò la disinformazione riesce a far passare il messaggio che le proteste organizzate dai movimenti civili si oppongono al progresso del paese dato che si battono per limitare lo strapotere della proprietà privata e per non ratificare del Trattato di Libero Commercio tra Guatemala e USA. 

I movimenti guatemaltechi obbiettivo degli attacchi del Governo e dei gruppi di estrema destra sono la Coordinadora de Unidad Campesina (Cuc), gruppo storico e molto attivo nella lotta per il diritti alla terra e nell'opposizione alle multinazionali che impongono le monocolture, la Coordinadora Nacional Indígena y Campesina (Conic), la Coordinadora Nacional de Organizaciones Campesinas (Cnoc) ed il Cifca (Iniciativa de Copenhague para Centroamérica y México); fino ad oggi, fortunatamente, le minacce e le violenze non hanno avuto l'effetto di diminuire le lotte per la salvaguardia del territorio, dell’acqua e della madre terra.

"Le violenze e la paura in Guatemala crescono di giorno in giorno e mai ci piegheremo allo sfruttamento capitalista e al razzismo: le lotte rappresentano i semi della liberazione del nostro paese”, queste parole di Hernández Ixcoy, tra i fondatori del Cuc, mostrano come la lotta è ancora viva.

mercoledì 8 maggio 2013

Guatemala:le donne Ixil raccontano le violenze subite dal regime


Il processo per genocidio e delitti di lesa umanità ai danni di di 1771 indigeni dell’etnia Maya Ixil, delle province di Chajul, Cotzal e Nebaj, in cui sono imputati gli ex militari Efraín Ríos Montt e Mauricio Rodríguez sta procedendo speditamente.
In una udienza dell'aprile 2013 dieci donne Ixil hanno testimoniato davanti alla Corte sugli abusi sessuali e sulle torture inferte dai militari tra il 1982 ed il 1983.
Le loro testimonianze sono state durissime e molto toccanti; una testimone ha ricordato le parole della madre, violentata ripetutamente dai soldati del regime, che disse: "Non piangere e non gridare, perchè altrimenti ti uccidono!"
Un'altra donna ha ricordato i dieci giorni di prigionia, "arrestata" dopo che i militari uccisero suo marito, e di violenze nella caserma della provincia di Cotzal, questa donna coraggiosa ha concluso la sua testimonianza con queste parole: "I soldati approfittarono di me; ho sofferto abbastanza e voglio solo un aiuto".

Un'altra testimone, oggi sessantenne, ricorda come i soldati riunirono numerose donne nella chiesa di Cotzal dove le violentarono, picchiarono e minacciarono di morte se avessero raccontato l'accaduto.
Ha continuato ricordando: "Mia mamma l’hanno violata nel salone parrocchiale, poi l’hanno portata là come un cane morto e l’hanno legata. Poi ci hanno portato nella caserma dove sono continuati gli abusi. Uno dei soldati mi aveva detto che io stavo là, perché il presidente Ríos Montt aveva dichiarato che dovevano essere gettati nella spazzatura tutti quelli dell’area Ixil, perché noi collaboravamo con la guerriglia”.

Orlando López, il pubblico ministero, ha sottolineato la gravità delle violenze subite dalle donne Ixyl ed ha esortato il Tribunale ad includere gli abusi come parte integrante del "genocidio perché si è tentato di distruggere il popolo Ixil, commettendo abusi fisici e psicologici"

mercoledì 3 aprile 2013

Guatemala: inizia il processo per il massacro dei Maya Ixil


In Guatemala all'inizio del febbraio 2013 è iniziato il primo processo per genocidio e delitti di lesa umanità; gli imputati sono gli ex militari Efraín Ríos Montt e Mauricio Rodríguez, accusati dal Ministero Pubblico del massacro di 1771 indigeni dell’etnia Maya Ixil (vedi anche Guatemala: arrestato Montt).

L'apertura del processo è un fatto storico ed è sottolineato dalle due organizzazioni, Associazione per la giustizia e la riconciliazione  (AJR) e il Centro per le Azioni Legali nei Diritti Umani(Caldh), che più si sono battute per il rispetto dei diritti umani con un comunicato congiunto nel quale si legge: "Valutiamo positivamente l’attuazione dell’Organo Giudiziario di Maggior Rischio B speriamo che la difesa degli ex generali appelli ad altre istanze, queste agiscano nel rispetto e considerando quanto è già stato stabilito".

il giudice Miguel Ángel Gálvez ha iniziato il suo lavoro convocando gli imputati e la pubblica accusa per esaminare le prove fino ad oggi raccolte e che si riferiscono ai delitti commessi durante la guerra civile guatemalteca durata dal 1960 a 1996.
Il pubblico ministero, Orlando López, presentando le prove contro Efraín Ríos Montt e Mauricio Rodríguez ha ricordato come i due accusati non siano gli autori materiali del massacro; ma i due erano a conoscenza dei fatti oltre ad essere coloro che svilupparono il sentimento di odio verso le minoranze indigene e la repressioni verso le popolazioni sospettate di appoggiare i guerriglieri che sfociarono nel massacro degli Ixil tra il 1982 ed il 1983.

venerdì 20 luglio 2012

Guatemala: arrestato Montt


L'ex dittatore ed oramai generale in pensione, Efraín Ríos Montt, è stato posto agli arresti domiciliari il 22 maggio 2012 con l'accusa di crimini contro l'umanità.
I fatti risalgono al 7 dicembre 1982 quando le forze speciali guatemalteche, chiamate Kaibiles, irruppero a Dos Erres alla ricerca di armi (sottratte alle forza armate alcuni giorni prima) che secondo le loro informazioni i guerriglieri avevano nascosto con la complicità della popolazione del villaggio. Le forze speciali stuprarono e uccisero donne e ragazze; uccisero uomini e bambini ed alla fine si contarono 201 corpi e centinaia di persone furono costrette ad abbandonare il villaggio. I corpi furono gettati in un pozzo e solo negli anni '90 furono esumati e dopo con alcune ricerche fu stabilito 67 corpi erano di bambini con meno di 12 anni.

Montt entro tre mesi sarà rinviato a giudizio dal tribunale Guatemalteco o sarà prosciolto; ma intanto 
non ha più l'immunità di parlamentare perché nelle elezioni del 2011 non è stato rieletto e così già nel gennaio 2012 è stato istruito un processo contro di lui ed altri ex capi militari che li vede imputati del reato di genocidio di 1771 indigeni ed anche della migrazione forzata di altri 29.000 indio.
Per quest'ultimo procedimento gli avvocati del dittatore Montt hanno provato ad estendere la validità dell'amnistia varata tra il 1982 ed il 1983 e cercando di negare l'esistenza di genocidi durante il periodo della guerra civile. Le ragioni della difesa non sono state accolte dal giudice, Carol Flores, che sta procedendo con il processo per genocidio e delitti di lesa umanità.

mercoledì 9 maggio 2012

Nessuna amnistia per Jose Efrain Rios Montt


La Corte suprema del Guatemala  ha dichiarato inammissibile la richiesta di amnistia, presentata sottoforma di pestizione popolare, per i reati di genocidio nei confronti del popolo Ixil per perpetrati dall’ex dittatore Jose Efrain Rios Montt.

Nella sentenza del giudice Miguel Ángel Gálvez si legge che la richiesta è stata respinta per ché "l'amnistia è una misura inapplicabile in caso di reato di genocidio [...] Il genocidio è un crimine internazionale, e la Ley Nacional de Reconciliación (del 1997) non concede questo privilegio all’imputato". 
Gli avvocati dell’ex dittatore Jose Efrain Rios Montt hanno sostenuto la richiesta di amnistia appellandosi ad un decreto del 1986, che secondo loro è ancora in vigore, promulgato dal presidente Óscar Humberto Mejía Víctores (1983-1986) che prevede l’amnistia per coloro che avevano combattuto durante la guerra civile e si erano macchiati di reati politici e comuni compresi tra il 23 marzo del 1983 e il 14 gennaio 1986.

Ríos Montt è accusato di aver pianificato, ordinato e diretto il piano Tierra Arrasada che aveva lo scopo di eliminare qualsiasi tipo di appoggio che la popolazione avrebbe potuto offrire alla resistenza armata nello scontro con la dittatura.
L'attuazione del piano Tierra Arrasada, secondo il dossier di 4.261 pagine redatto grazie anche ad 84 sopravvissuti ai massacri, produsse circa 30mila sfollati Ixil dalle comunità (Santa María Nebaj, Chajul y San Juan Cotzal, Quiché), l'uccisione di 1.171 indigeni in 11 stragi e la pianificazione ed attuazione di oltre 1500 stupri. 

giovedì 19 gennaio 2012

Guatemala: Molina vince le elezione presidenziali


Le elezioni in Guatemala vedono come vincitore l'ex generale Otto Perez Molina del Partito Patriottico (destra reazionaria) che ha avuto, nel ballottaggio del 6 novembre 2011 con l'affluenza del 54,84%, il 55% di preferenze contro il 45% del manager Manuel Baldizon del partito Libertà Democratica Rinnovata (altra formazione di destra).

Otto Pérez Molina
Otto Pérez Molina, generale in pensione di 51 anni con molte zone d'ombra nel suo passato, ha incentrato la sua campagna elettorale sulla sicurezza e giustizia. Gli altri punti su cui si è soffermato nella sua campagna elettora sono stati: bloccare il crimine organizzato, le Maras (bande giovanili) e la micro-delinquenza.

Le ombre sul passato del nuovo presidente è indagato Tribunale supremo elettorale per avere sforato il tetto massimo di spesa per la campagna elettorale (tetto fissato in un milione di dollari) oltre che per la provenienza dei fondi che sembrano essere stati "donati" dai narcos. 
Oltre a questo Molina figura nelle indagini dell'omicidio del vescovo Gerardi, per il quale è accusato di essere il mandante ma anche come esecutore materiale. Secondo le indagini ed alcune indiscrezioni alle spalle di Molina vi sono le importanti esponenti del narcotraffico che in passato hanno protetto e sponsorizzato altri politici del paese.
Molina, come se non bastasse, è anche indagato per crimini contro l'umanità per aver ordinato e partecipato ai massacri nella regione indigena di Nebaj.

Il paese ha espresso la sua preferenza ma continua a vivere un momento molto difficile perché oltre alla violenza dilangante nei primi nove mesi del 2011 si sono contati 2506 omicidi che lo colloca già come l'anno più violento dell'ultima decade. 
Inoltre le istituzioni sono state svuotate di ogni dignità e forza a causa della corruzione e del regime di terrore che i narcotrafficanti sono riusciti ad instaurare in Guatemala; la strada per far recuperare credibilità alle istituzioini è molto ardua sia per il clima che si respira nel paese sia perché, dato per scontata la buona fede del neo-presidente, Molina dovrà scendere a compromessi con le altre forze politiche con le quali si è alleato per riuscire a formare una maggioranza parlamentare.