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lunedì 3 agosto 2015

Perù: Continuano le proteste contro le miniera Tia Maria

Dal 23 marzo 2015 i contadini della provincia di Isly (nella provincia di Arequipa) hanno iniziato uno sciopero ad oltranza che già a fine marzo vi sono stati scontri tra polizia e manifestanti provocando un morto e decine di feriti (Perù: proteste contro la miniera Tia Maria). 
I manifestanti che si oppongono al progetto della compagnia Southern Copper hanno ottenuto il supporto e la solidarietà dei lavoratori edili, degli insegnanti e della Asociación de Urbanizaciones Populares de Arequipa (l’associazione dei quartieri popolari di Arequipa) mentre sono stati accusati dal responsabile delle Relazioni Istituzionali della Southern Copper, Julio Morriberón, di essere dei "terroristi anti-miniera".

I manifestanti già dal marzo 2011 erano a conoscenza della mancanza del rapporto di impatto ambientale e la mancanza di uno studio idrogeologico per l'area interessata dalla miniera ed a causa di questo il governo bloccò il progetto.
Anche se il progetto era stato bloccato il Ministero dell’Energia e delle Miniere nell'agosto 2014 approvò il nuovo studio di impatto ambientale presentato dalla Southern Copper; quest'ultima ha affermato che ogni riserva sollevata nel 2011 era ormai superata e ciò ha scatenato la protesta dei contadini della provincia di Isly che non credano sia possibile a causa delle 14 sanzioni comminate dall'Agenzia per la Valutazione ed il Controllo Ambientale alla Southern Copper per l'inquinamento ambientale del mare di Ilo.

Gli oppositori del progetto della società Southern Copper chiedono un referendum ma il governo si oppone e respinge la possibilità di fare una consultazione popolare sulla miniera perché sostiene, insieme ai media a lui vicini, che la popolazione della Valle del Tambo è presente una larga maggioranza silenziosa favorevole alla miniera la cui voce non viene udita a causa delle proteste dalla minoranza. 
A sostegno degli oppositori al progetto Tia Maria a fine aprile il giornale La República ha pubblicato un sondaggio a livello nazionale nel quale risultava che il 51% della popolazione riteneva che "i manifestanti hanno ragione, il progetto provocherà inquinamento e che le azioni predisposte dalla miniera per evitarlo non sono sufficienti”, contro il 32% che si diceva favorevole alla miniera.

L'industria mineraria non è un’attività qualsiasi ma è quello che comporta il più alto tasso di militarizzazione dei conflitti sociali. Il Perù è il paese in cui si ha il maggior numero di conflitti sociali legati all'industria mineraria di tutto il Sud America; l'invio dell'esercito per contrastare gli oppositori ha trasformato le regioni peruviane dove vivono le comunità indigene, rurali ed anche urbane in zone dove il governo impone lo stato di emergenza in modo quasi permanente criminalizzando di fatto coloro che dissentono e vogliono veder riconosciuti i propri diritti.

martedì 12 maggio 2015

Perù: proteste contro la miniera Tia Maria

In Perù vi è una protesta che va avanti dalla fine di Marzo 2015 e che sembra non volersi arrestare fino a che il progetto minerario Tia Maria nella provincia di Arequipa non sarà fermato.
Le proteste sono sempre state pacifiche fino a quando a metà aprile la polizia ha fronteggiato i manifestanti nella provincia di Islay nella regione di Arequipa che protestavano contro il progetto minerario. 
La vittima è un campesino che è stato colpito da uno dei tanti lacrimogeni che la polizia ha esploso per disperdere i manifestanti accalcati davanti alla miniera ed impedivano ai mezzi della polizia di giungere all'ingresso per creare un "cuscinetto" tra le due fazioni.

La miniera a cielo aperto Tia Maria dal 2017 produrrà circa 120.000 tonnellate di rame all'anno per circa 20 anni(la concessione è stata affidata alla società messicana Southern Copper Corporation che stima di investire circa 400 milioni di dollari per tutto il periodo di sfruttamento della miniera). 
I manifestanti sono certi che le attività minerarie (con i prodotti chimici utilizzati ed i materiali di scarto) contaminino le acque dei fiumi ed in particolare quelle del fiume Tambo; l'inquinamento delle acque e delle falde metterebbe a serio rischio tutte le coltivazioni e gli allevamenti della provincia.
Inoltre le popolazioni locali sono preoccupate anche per la possibilità che la miniera possa utilizzare oltre all'acqua di mare dissalata per i lavaggi di minerali estratti anche le acque dei fiumi. 

Oltre al progetto Tia Maria il Governo peruviano ha in calendario, per il 2015, l'analisi di altre 10 concessioni minerarie sempre nella provincia di Arequipa che molto probabilmente mineranno l'ecosistema e la sopravvivenza delle comunità locali che basano la loro vita sull'agricoltura ed l'allevamento.

giovedì 5 dicembre 2013

Argentina: Denunciata la Monsanto

All'inizio di Ottobre in Argentina la multinazionale Monsanto è stata denunciata, nel distretto di Cordoba, in base alla legge Nacional de Residuos Peligrosos Nº 24.051 perché i prodotti chimici che la multinazionale userà per "curare" le colture (insetticidi, fungicidi e trattamenti per sementi) sono classificati come tossici.
Oltre alla tossicità dei prodotti, alcuni dei quali sono proibiti nei paesi in cui vengono prodotti per esempio la Clotianidina prodotta dalla Bayern e vietata in tutta la UE, vi è un'altra inadempienza da parte della Monsanto che è la mancata presentazione della documentazione di impatto ambientale.
Il rapporto di impatto ambientale, stilato da diversi enti indipendenti, permette di stabilire quali sono i possibili effetti negativi per la salute delle persone e dell'ambiente che si potranno verificare con la l'impiego degli agenti chimici dichiarati nella coltivazioni Monsanto.

La denuncia depositata dai proprietari degli appezzamenti di terra confinanti con la Monsanto insieme al Premio Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel e con l'aiuto degli avvocati Darío Ávila y Miguel Martinez.
Darío Ávila, presentando la denuncia, ha affermato che "non avere uno studio di impatto ambientale ci permette di esercitare il 'principio alla precauzione' perché vi sono numerose pubblicazioni scientifiche che ci mettono in guardia dalle reazioni che questi prodotti sviluppano sulla salute dell'uomo e sull'ambiente. 
[..] Non vedo l'ora che il Parlamento elabori una legge contro il reato di inquinamento ambientale; ma per adesso dobbiamo adoperarci per provare alla magistratura come l'uso di questi agenti chimici e le fumigazioni, che irroreranno non solo le colture della Monsanto ma anche quelle dei vicini, ricada nella pericolosità descritta e sanzionata dalla legge 24.051".

lunedì 14 ottobre 2013

Ecuador: Correa rinnega "yasunizar el mundo"

L'iniziativa di bloccare ogni attività mineraria e di estrazione di petrolio e gas naturale nel Parque Nacional Yasunì-ITT figlia della Costituzione del 2008 sembra arrivata alla fine.
Nel 2007 Alberto Acosta, al tempo ministro dell’energia del governo Correa, dichiarava che non estrarre petrolio dal Parque Nacional Yasunì-ITT significava conservare intatta un’area di straordinaria biodiversità e rispettare i diritti dei popoli indigeni incontattati. 

L’Iniciativa Yasuní-ITT (il cui acronimo deriva dai pozzi petroliferi di Ishpingo, Tiputini e Tambococha) era stata presentata da Correa durante un’assemblea dell’Onu; il Presidente dichiarò all'Assemblea di non voler estrarre il petrolio per evitare l’emissione di oltre 450 milioni di tonnellate di CO2, le quali avrebbero notevolmente contributo al riscaldamento globale del pianeta, in cambio di questo blocco Correa chiese una compensazione economica di circa 3600 milioni di dollari in un arco di tempo di 12 anni.

Oggi nel settembre 2013 il Presidente Correa ha deciso di sospendere la "moratora petrolera" perché non si è riusciti a coprire, insieme alla comunità internazionale, almeno la metà degli introiti dell'estrazione del petrolio. Correa afferma che le risorse economiche derivanti dall'estrazione del greggio siano fondamentali per l'Ecuador; questo denaro serve per abbattere il tasso povertà e di sottosviluppo che affliggono il paese affermando che "il maggior attentato ai diritti umani è la miseria" e ricordando come la comunità internazionale non abbia mantenuto gli accordi. 
Le difficoltà economiche dell’Ecuador sono note e l'unica risposta arrivata da Palacio de Carondelet è stata quella di sospendere la moratoria (dobbimao ricordare che la protezione del Parque Nacional Yasunì-ITT ebbe un consenso mondiale tra i movimenti sociali e come fu inventato il motto "yasunizar el mundo").  

I movimenti sociali ed le popolazioni indigene sottolineano come la Costituzione ecuadoriana obblighi lo stato a preservare le aree naturali ed i luoghi dove le popolazioni indigene vivono come il Parque Nacional Yasunì; ma vi è una norma, controversa, nella Costituzione in cui per motivi di "interesse nazionale" il presidente può derogare a questo articolo della Costituzione.
Inoltre la popolazione ricorda come l'estrazione del greggio abbia causato gravi danni ambientali come nel caso della multinazionale Chevron-Texaco  a cui è stata inflitta una dura condanna (Confermata la condanna a Chevron).
I movimenti sociali bollano come demagogica la proposta di Correa che promette di usare i proventi dell'estrazione mineraria per combattere la povertà perché significa anche sostenere che l’estrazione mineraria ridurrà la disoccupazione; così Correa nel dubbio tra ambiente e sviluppo ha scelto lo sviluppo affermando implicitamente che ambientalismo porta alla povertà. Altro aspetto fondamentale è l'accrescimento delle disuguaglianze sociali a scapito dei popoli che vivono nel parco che saranno costretti a migrare e divenire "sfollati ambientali"

Il Sumak Kawsay, buen vivir, di Correa si è trasformato secondo le popolazioni indigene e le organizzazioni sociali nel "nuovo modello di dominazione borghese"; modello che chi governa insegue vessando con numerossisimi processi penali e civili (molte volte pretestuosi) a carico dei leader dei movimenti sociali, dei campesinos e dei nativi i quali hanno la sola "colpa" di battersi per la difesa della foresta amazzonica.
L'autentico Sumak Kawsay è l'eleggere la Pachamama al centro di tutta la vita e liberla dalle rondas petroleras e mineras. 

giovedì 1 agosto 2013

Belo Monte: Indio occupano il cantiere principale

Le comunità indigene del Rio Xingu (Munduruku, Xipaya, Arara, Kayapó e Tupinambá) ed alcuni attivisti che si oppongono alla costruzione delle diga di Belo Monte in Brasile hanno nuovamente occupato pacificamente il principale cantiere che si trova nello stato del Pará.
Dalla fine di maggio all'occupazione del cantiere partecipano anche i duemila lavoratori del Consórcio Construtor de Belo Monte che protestano contro la mancanza di diritti, di tutele sanitarie sul posto di lavoro oltre che per i salari bassissimi.
I nativi protestano non solo per la costruzione della diga di Belo Monte ma anche per i progetti di altri bacini artificiali che verranno costruiti sui fiumi Tapajós e Teles Pires (importanti affluenti del Rio delle Amazzoni); la costruzione di questi invasi artificiali spazzerà via la debole e precaria economia su cui si basa la sussistenza delle popolazioni indigene, dei piccoli agricoltori e dei ribeirinhos che già adesso con la costruzione di alcune dighe provvisorie (utilizzate per lavorare alla costruzione centrale idroelettrica).

Il Consórcio Construtor de Belo Monte ha richiesto al Tribunale Federale di multare gli occupanti dell'area perché stanno bloccando i lavori di 5000 Reais(circa 1700 euro) al giorno. I manifestanti per adesso non hanno abbandonato il cantiere e resistono alle pressioni del Consórcio che ha richiesto ed ottenuto dalla Stato un dispiegamento imponente e permanente di forze di polizia con i corpi Força Nacional, Polícia Rodoviária Federal e la Tropa de Choque da Polícia Militar (tristemente famosa per i modi violenti) oltre alle milizie private del Consórcio. 
I lavoratori che stanno protestando hanno denunciato ai media che vi sono uomini "infiltrati" al soldo del Consórcio che stanno cercando di rompere il fronte operaio e l'accordo con le comunità indigene per continuare l'occupazione.

Le comunità indigene rivendicano il diritto di essere consultate sul faraonico e devastante progetto di Belo Monte ma per adesso la loro richiesta non è stata accolta dalla presidenta Dilma Rousseff, a fare da contraltare alla legittima richiesta dei popoli indio vi una proposta di legge che, nel caso fosse approvata, eliminerà dai poteri del presidente del Brasile la facoltà di decidere la demarcazione dei territori indigeni a fovore del Parlamento Brasiliano. 
Questa proposta di legge preoccupa molto le popolazioni indigene perché in tutti gli schieramenti politici sono presenti gli esponenti della bancada ruralista (lobby che protegge gli interessi dei grandi proprietari terrieri).

domenica 20 maggio 2012

Colombia: un nuovo disastro sociale ed ambientale


Nella provincia di Huila (Colombia) nel 2008 sono iniziate le trattative tra lo Stato colombiano e la società Emgesa, una compartecipata Enel tramite Endesa, per la costruzione di una diga. Le trattative hanno portato a porre la prima pietra all'inizio del 2011 per costruire una diga lunga 635 metri che creerà un invaso artificiale di 8300 ettati e che dovrebbe fornire circa 8% del fabbisogno energetico della Colombia fino al 2035.

Lo sbarramento dei fiumi Magdalena e Paez modificherà irreparabilmente l'ecosistema delle valli e la vita di tutti gli abitanti che popolano l'area.
La costruzione della diga per la popolazione locale significa sradicamento dalla terra nella quale vivono da sempre e povertà; per opporsi a questo tetro futuro la popolazione da più di un anno si è mobilitata formando un comitato per organizzare la resistenza pacifica. 
Sono state organizzate marce, proteste, raccolta di firme ma per adesso non sono servite amolto dato che il governo ha iniziato ad espropriare le terre. Ad oggi ne hanno fatto le spese circa novecento le famiglie che sono state sfollate a causa dell'apertura dei primi cantieri, protetti dalle armi dell’esercito colombiano, e 25 aziende di caffè hanno dovuto chiudere i battenti.

Le popolazioni indigene che abitano l'area hanno cercato di incontrare le imprese costruttrici  sfruttando la Convenzione 169 dell’Ilo e ratificata dalla Colombia nel 1989 in cui si riconoscono i diritti ancestrali degli indio sui loro territori ed inoltre obbliga il Governo a interpellarli prima di ogni intervento sul loro territorio.
La risposta del Governo è stata quella di autorizzare l'uso della forza per far sgomberare le aree interessate dalla progetto.
Un portavoce del comitato popolare ha dichiarato: "L’unica risposta alla resistenza e disobbedienza civile non violenta guidata da Asoquimbo è stato il brutale sfollamento ordinato dal Governo Santos nei giorni 14 e 15 febbraio. Sono stati cacciati tutti gli abitanti dei villaggi nati decine di anni fa sulle rive del Magdalena, nonostante siano protette dalla Legge 1242 del 2008, che stabilisce come i trenta metri lungo ogni lato di un corso d’acqua sia un bene di uso pubblico, inalienabile, imprescrittibile e intoccabile. Il violento blitz è stato concordato dal Governo e dalla Emgesa contro contadini e pescatori inermi che vogliono soltanto difendere il fiume, loro fonte di vita. Per sfuggire alla retata e ai lacrimogeni qualcuno si è persino buttato in acqua. Ma i colpi lanciati a salve hanno ferito molta gente. Nonostante tutto continueremo a resistere e non cederemo. Difenderemo il nostro territorio, il Magdalena e la dignità di noi cittadini aggrediti dallo sfollamento di stato criminale e dalla Emgesa".

martedì 24 aprile 2012

La resistenza di Famatina


Famatina si trova in Argentina e più precisamente nel nord della provincia di La Rioja, è una comunità composta da settemila persone che protesta contro i tentativi di installazione di miniere a cielo aperto per l'estrazione dell'oro nella regione. La nuova minaccia porta la firma della multinazionale canadese Osisko Mining dopo che nel 2006 riuscirono a bloccare ed allontanare con una sommossa popolare la società Barrick Gold.

Oggi il problema si ripropone dato che il 31 agosto del 2011 il governatore Luis Beder Herrera (Herrera nella sua ultima campagna elettorale promise di bandire l'instaurazione di nuove miniere a cielo aperto) firmò un nuovo accordo con l’Osisko Mining Company in cui si concedeva lo sfruttamento minerario del monte Famatina.
Con questo nuovo accordo la popolazione ha ricominciato la lotta per difendere il proprio ambiente richiamo di numerosi turisti oltre che madre di tutti i prodotti coltivati dalla comunità locale. Il comitato locale insieme all'Università di Buenos Aires ha calcolato che ogni giorno di attività della minierà la Osisko Mining Corporation possa utilizzare circa dieci tonnellate di cianuro per separare l’oro dalla roccia, contaminando così le sorgenti della regione.

La comunità di Famatina sta resistendo contro lo sfruttamento folle ed indiscriminato del suo territorio, le loro manifestazioni sono sempre molto partecipate ed hanno contagiato anche altre comunità dell'Argentina; non è raro trovare manifestazioni di solidarietà a Buenos Aires in cui viene fatto proprio il motto della popolazione di Famatina: “si può vivere senza oro, ma non si può vivere senza acqua”.

Questo è il link al video "El Famatina No Se Toca"