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lunedì 23 marzo 2015

La scomparsa di Nisman/2

Nisman nel suo documento di oltre 300 pagine giunge ad accuse e ricostruzioni che risultano deboli per mancanza di solide prove o ricostruzioni parziali basate su dicerie infatti sono presenti molti riferimenti alle cronache dei quotidiani di quei giorni e citazioni riprese da fonti "ufficiose" e mai esplicitate in testimonianza.
Per esempio Nisman scrive che due agenti dei servizi segreti argentini che avrebbero rallentato e depistato le indagini smarrendo prove e/o testimonianze che avrebbero portato ad un coinvolgimento dell'Iran nell'attentato di Amia; ma a smontare la ricostruzione vi è un giornalista che ha intervistato il direttore della Secretaría de Inteligencia (Oscar Parrilli) chiedendo se le persone citate da Nisman fossero o non fossero state in forza all'intelligence ha avuto come risposta che nessuno dei due ha mai fatto parte della Secretaría de Inteligencia.

Inoltre ci sono molti riferimenti, nelle 300 pagine redatte da Nisman, alle cronache di quei giorni riprese dai media e vi sono note riprese da fonti "ufficiose" del ministero degli esteri israeliano; queste ultime molto probabilmente sono notizie create generate dai servizi segreti e non prove. 

Vi è un fatto che lascia perplessi e getta ombre sul resoconto redatto da Nisman, perché nel suo documento non vengono menzionati i riscontri su un coinvolgimento dei Servizi Segreti Siriani ed al tempo si ipotizzo che i servizi Siriani compirono due attentati (il primo all'ambasciata israeliana a Buenos Aires del 1992 dove morirono 29 persone e nel 1994 quello alla Amia) in risposta al mancato rispetto degli accordi del 1988 tra l'allora presidente Hafiz al Assad e Menem nei quali l'Argentina avrebbe dovuto fornire un reattore nucleare alla Siria.

Grazie ai rilievi della polizia l'ipotesi del suicidio è stata scartata, nonostante in casa sia stata ritrovata la calibro 22 dalla quale è partito il colpo che ha ucciso il procuratore, dato che non è stata trovata polvere da sparo nelle mani dell’uomo e che si è appurato che il colpo è partito da una distanza inferiore ai 20 centimetri. Inoltre la porta dell’abitazione è stata trovata chiusa dall'interno ed è stata scoperta una porta di servizio che collega la casa di Nisman alla casa confinante ed in questa zona sono state rinvenute alcune impronte di scarpe sul pavimento tra i due ingressi. 
Dopo circa 20 giorni di indagini vi è un solo uomo arrestato ed è Diego Lagomarsino (perito informatico da anni collaboratore di Nisman) il proprietario della pistola che l’ha ucciso il procuratore che durante i vari interrogatori ha sempre ha sempre sostenuto che fu Nisman a chiedergli l’arma per proteggersi al meglio e che fu Jaime Stiuso (ex-direttore del Operaciones de la Secretaría de Inteligencia) a suggerirgli di avere sempre un'arma con se.

Le molte sfaccettature della vicenda e la nebbia che si addensa attorno ad essa, partendo dalle prime indagini sugli attentati fino alla morte di Nisman, rendono difficile comprendere tutti gli "attori" ed i loro interessi che ne hanno preso e ne prendono parte.
Sicuramente vi sono interessi da parte delle forze politiche e gli organi di stampa di destra che hanno montato una campagna mediatica contro Cristina Fernández la quale ha rispedito al mettente ogni accusa ed ha affermato di essere la prima a non credere all’ipotesi del suicidio di Nisman scrivendo che "prima lo hanno usato da vivo, ora ne hanno bisogno da morto" e sarebbe vittima illustre della congiura contro la verità sul caso Amia, le cui menti vanno rintracciate all'interno dei servizi segreti o in elementi occulti dello Stato a essi collegati.

venerdì 13 marzo 2015

La scomparsa di Nisman

La morte (omicidio o suicidio) del procuratore Natalio Alberto Nisman avvenuta il 19 gennaio 2014, che al momento stava indagando sull'attentato avvenuto nel 1994 contro la mutua ebraica Amia a Buenos Aires (dove un’autobomba causò 85 morti e 300 feriti), sta causando alla Presindeta Cristina Fernández grossi problemi politico/legali e perdita di consenso tra gli argentini. 

Le indagini sull'attentato di Amia gli furono affidate nel 2004 dall'allora presidente Argentino Néstor Kirchner e lo portarono nel 2006 a chiedere l’estradizione di sette funzionari iraniani e di un membro libanese di Hezbollah che non furono mai estradati. I successivi nove anni di indagini Nisman le ha riassunte in un faldone di circa 300 pagine nel quale affermava di aver scoperto un piano ordito da alcune alte cariche dello Stato per nascondere le Responsabilità dell'Iran nell'attentato.
Secondo Nisman l’Iran avrebbe chiesto l'insabbiamento delle indagini ed in cambio avrebbe riaperto le relazioni commerciali che avrebbero portato alla firma del protocollo d’intesa in cui vendeva all'Argentina a prezzi vantaggiosi gas e petrolio. 
Per questo Nisman stava pensando di incriminare il Ministro degli Esteri ,Héctor Timerman autorevole membro della comunità ebraica argentina, e la Presidenta Cristina Fernández de Kirchner per aver tentato di insabbiare le indagini.

Alla luce di queste indagini e delle rivelazioni avvenute dopo la morte del magistrato le forze politiche e gli organi di stampa della destra hanno montato una campagna mediatica in cui hanno indicato la Presidenta Cristina Fernández come unica possibile mandante del presunto omicidio di Nisman e così anche una parte dell’opinione pubblica sostiene questa versione.

La campagna mediatica montata dalle forze politiche e dai media di destra non tiene conto, o meglio non ne vuol tener conto, dei rapporti che Nisman aveva con alcuni esponenti dell'ambasciata Statunitense con i quali discuteva i dettagli delle proprie indagini senza aver messo al corrente la Procura di Buenos Aires il tutto secondo i messaggi inviati dalla stessa ambasciata Usa a Washington e rivelati da WikiLeaks.
Così come non vengono resi noti i rapporti tra l'ex-direttore del Operaciones de la Secretaría de Inteligencia (SI, i servizi segreti Argentini), Antonio Stiles (conosciuto come Jaime Stiuso che è andato in pensione nel dcembre 2014 dopo 42 anni di servizio inclusi i 7 anni prestati sotto la dittatura militare ed il "Proceso de Reorganización Nacional" tra il 1976 ed il 1983). 
Sempre secondo i documenti forniti da Wikileaks le ambasciate di USA ed Israele esercitarono forti pressioni affinché le indagini si concentrassero sull'Iran ed affermavano di aver scoperto un "piano delittuoso e deliberato per lasciare impuniti gli iraniani accusati dell’attentato; questo piano è stato orchestrato da alte cariche dello Stato con la collaborazione di terzi".

Il motivo per cui vengono nascoste tutte le informazioni su Nisman ed i suoi rapporti con i servizi segreti ed l'Ambasciata USA probabilmente sono una strategia per un "golpe de Estado blando" o almeno per indebolire il Governo in carica che si è reso sempre più indipendente dalle politiche Statunitensi.

venerdì 24 ottobre 2014

Argentina: non è un nuovo default

Analisti finanziari, fondi di investimento speculativi ed agenzie di rating hanno dichiarato per la seconda volta in 13 anni il default finanziario dell'Argentina.
Default che palesemente non esiste ma che è stato invocato da chi appoggia quei fondi speculativi che ad oggi detengono il 7.6% del debito argentino ed avvallata dalla corte suprema di un paese terzo (USA) che ha addirittura imposto all'Argentina di pagare i fondi speculativi ma non alle condizioni pattuite con il restante 92.4% di creditori.
Il tribunale statunitense ha riconosciuto ai fondi di investimento il loro diritto a veder saldato il debito anche se il debito contratto è frutto di un contratto usuraio sottoscritto da un governo corrotto, strutturato per depredarlo di ogni sua ricchezza ed appoggiato dai governi del paese terzo che oggi gli impone il pagamento dei "debiti".

Questo "default" nasce in un contesto molto particolare dato che l’Argentina in questi ultimi anni ha mantenuto fede ai propri impegni di pagamento e lo dimostra il fatto che nel 2014 abbia versato al Club di Parigi ben 650 milioni di dollari; probabilmente tutte queste manovre si pongono il fine di indebolire il "fronte" dei paesi latinoamericani che dal default argentino del 2001 si sono sempre più allontanati dai dogmi monetaristi e riuscire a decidere del loro destino.

La risposta del Governo argentino non è tardata e la presidenta Cristina Fernandez ha proposto la ley de Pago Soberano de la Deuda Local (legge che permette di pagare il debito in un altra sede rispetto agli Stati Uniti); Fernandez illustrando la legge ha affermato: "Siamo oggi in una situazione opposta a quella accaduta nel 2001 in Argentina [...] L'Argentina vuole pagare, può permettersi e pagherà tutti i suoi debiti a tutti gli obbligazionisti." 

La ley de Pago Soberano de la Deuda Local è stata impugnata dai "fondos buitre" ed il giudice Thomas Griesa ha bloccato i pagamenti che il Governo argentino intendeva effettuare ai creditori presso un istituto di credito a Buenos Aires; comunque la sovranità nazionale argentina sembra abbia avuto la meglio sulla folle ingerenza del giudice statunitense. 
L'Argentina è "un paese che è disposto a pagare e ha la capacità di pagare. E pagherà il suo debito, nonostante le “molestie” dei fondi avvoltoio", ha detto  Cristina Fernandez, "Non solo sono terroristi quelli che mettono le bombe. Sono terroristi anche quelli che destabilizzano l'economia di un paese e radere al suolo la sovranità".

martedì 7 ottobre 2014

Argentina: repressione e fracking

Nella provincia Argentina di Entre Rios vi è una forte resistenza contro la pratica estrattiva del fracking grazie alle numerose ordinanze municipali che la proibiscono nelle aree vicine ai centri urbani. 
In Argentina perforare pozzi di petrolio e di gas nelle città fino a penetrare nei quartieri periferici è possibile grazie ad una legislazione nazionale molto permissiva.

Le popolazioni di Entre Rios manifestano contro il fracking ed in una di queste manifestazioni è stata organizzata agli inizi di agosto 2014 sulla ruta 15 per intercettare solo i carichi eccezionali che trasportavano macchinari per le prove sismiche in Uruguay. 
Durante questa manifestazione che era pacifica e che non bloccava il traffico vicino alla frontiera con l'Uruguay sono intervenuti circa quaranta gendarmi che hanno usato la forza per disperdere i manifestanti ed hanno arrestato quattro membri delle assemblee territoriali della provincia di Entre Rios (Horacio de Carli de la Asamblea Popular Ambiental de Colon, Bernardo Zalisñak e Facundo Scattone Moullines dell’Assemblea di Concordia d il giornalista Francisco Larrocaalla) trasportandoli alla Gendarmeria di Concordia.
I quattro attivisti sono stati detenuti per quasi due giorni nei quali sono stati sempre ammanettati ed hanno subito numerose aggressioni oltre a non fornire i medicinali necessari per curare le ferite di Francisco. Gli attivisti durante la loro prigionia sono stati colpiti duramente anche se i segni sui loro corpi non sono ben evidenti ma alcuni come i calci nelle caviglie non son riusciti a nasconderli.
Quello che è accaduto a Concordia è un episodio tipico di una dittatura oltre che per gli illegittimi e senza nessun ordine giudiziario oltre ad utilizzare un televisore ad alto volume per non permettergli di comunicare e di dormire.

Durante la detenzione illegale dei quattro attivisti i movimenti sociali e di alcuni partiti, sindacati ed associazioni hanno effettuato pressioni sulla Gendarmeria con picchetti di protesta, manifestazioni, denunce all'autorità giudiziaria ed mozioni nelle varie sedi istituzionali. Le loro pressioni e denunce hanno fatto sì che la Gendarmeria abbia liberato i manifestanti anche se il loro atto intimidatorio contro le associazioni politiche e sociali che si oppongono al fracking ormai si era compiuto anche grazie alla protezione del governo locale e di alcuni esponenti politici nazionali che vedono nell'estrazione selvaggia una risorsa per arricchirsi ed estendere il proprio potere.

Questo nuovo atto di repressione fa seguito a quelli del 2011 subito dalle comunità Mapuche di Gelay Ko e del agosto 2013 a Neuquén Capital ma per adesso sembra non aver sortito l'effetto sperato perché le assemblee pubbliche e gli attivisti si sono moltiplicati ed la coesione sociale e la solidarietà fra gli abitanti è ancora più salda.

mercoledì 20 agosto 2014

Argentina: rapire per reprimere

Le sentenze che hanno condannato i protagonisti del regime militare tra il 1976 ed il 1983 come per esempio Videla, Reynaldo Bignone, Santiago Riveros, Antonio Vañek, Jorge Acosta (detto "El Tigre") e Juan Antonio Azic per il rapimento dei figli dei desaparecidos portano alla luce del sole l'esistenza di un piano generale di annientamento di una parte della popolazione civile" 

Le gerarchie militari non hanno mai negato il rapimento dei figli degli oppositori politici ma hanno sempre affermato che furono sempre e solo episodi isolati.
Le sentenze e, prima ancora, le indagini della magistratura hanno dimostrato come vi era un progetto per far crescere i figli degli oppositori in un ambiente cristiano e lontano delle idee della "subversión" che potevano far breccia nelle menti dei bambini se fossero cresciuti con la famiglia d’origine.

Secondo le stime fatte dalla magistratura e dall'associazione Abuelas de Plaza de Mayo sono circa 500 i bambini che, ancora oggi, attendono di essere individuati dallo stato argentino e così recuperare le loro identità. Il percorso per scoprire le identità rubate ad oggi ha riscritto la storia per 110 figli di desaparecidos il cammino è ancora lungo ma le Abuelas de Plaza de Mayo hanno ancora la speranza di conoscere i loro nipoti che oggi sono uomini.
Con la speranza e l'ostinata ricerca Estela de Carlotto, presidente delle Nonne di Plaza de Mayo, è riuscita dopo 36 anni conoscere suo nipote Guido.
Guido nacque a fine giugno del 1978 in un centro di detenzione clandestina a La Plata dove la madre Laura (figlia di Estela e militante della gioventù peronista) fu rinchiusa dopo il suo sequestro. Al momento del sequestro Laura era incinta di tre mesi.
agli inizi di settembre del 1978, i militari convocarono Estela per restituirle il corpo della figlia che fu giustiziata da una raffica di mitra sparata alle spalle. 
Da allora la nonna è diventata una nonna militante. E 35 anni dopo, la sua ricerca, come quella dei parenti di altri 110 bambini sequestrati ai desaparecidos, si è finalmente conclusa.

giovedì 19 giugno 2014

Paraguay: il genocidio Anché

La comunità indigena Anché con l'aiuto dell'ex giudice spagnolo Baltasar Garzon ha presentato una denuncia al giudice argentino Norberto Oyarbide per il genocidio subito durante la dittatura di Alfredo Stroessner tra il 1954 ed il 1989. 
Garzón che attualmente presiede il Centro Internacional para la Promoción de los Derechos Humanos (Cipdh) ha affermato durante la presentazione della denuncia che "circa il 60% del popolo Anché fu ucciso ed un numero notevole risulta desaparecido, inoltre vi sono stati numerosi casi (circa 200 quelli appurati ufficialmente) di bambini venduti per lavorare come domestici o adottati illegalmente". L'inizio delle uccisioni di indigeni appartenenti alla comunità Anché e della requisizione delle loro terre inizia nel 1968 quando il governo Stroessner insieme ad una parte della popolazione non indigena ha requisito la terra nella zona di Rata de monte. La popolazione non indigena organizzò, secondo numerose testimonianze, vere e proprie battute di caccia contro i membri della comunità come fossero animali. Le donne ed i bambini che non venivano uccisi erano venduti come servi.

Perché la comunità Anché ed il Cipdh si sono rivolti alla giustizia argentina? La spiegazione la da Carlos Ortellado, il cui padre fu ucciso 38 anni fa dall'esercito paraguayano, ed è emblematica; "lo Stato paraguayano non ha dato risposta alle denunce presentate e per questo motivo e grazie al principio della giurisdizione universale abbiamo presentato le nostre denunce in Argentina dove le indagini sul Plan Condor sono ben avviate [...] Il problema in Paraguay è che molte delle famiglie legate alla dittatura occupano ancora oggi posizioni chiave nello Stato".

giovedì 13 febbraio 2014

Argentina: bloccata la costruzione dell’impianto Monsanto

Il Tribunale di Cordoba ha ordinato, accogliendo un ricorso delle associazioni ambientaliste e dei cittadini della provincia di Cordoba, alla multinazionale Monsanto di bloccare i lavori di costruzione dell'impianto di essiccamento di semi più grande del mondo a  Malvinas Argentinas. L’impianto che Monsanto vuole costruire è simile a quello di Rojas vicino a Buenos Aires e dovrebbe estendersi su 27 ettari, accanto alla strada provinciale  A-188.

La sentenza impone al municipio di bloccare ogni iter burocratico che porti al rilascio di qualsiasi tipo di autorizzazione per la costruzione dell'impianto e per la semina dei sementi fino a quando non verrà prodotto uno studio sugli effetti della pianta sull'ambiente.

I gruppi ambientalisti ed i comitati cittadini hanno iniziato la loro battaglia legale agli inizi del 2013 contro le autorizzazioni concesse dal municipio di Malvinas Argentinas alla multinazionale statunitense (link Argentina: Denunciata la Monsanto) perché preoccupati dai danni provocati dai prodotti chimici, come il glifosfato, utilizzati nelle coltivazioni del mais geneticamente modificato, noto come Mon810, della Monsanto.
Gli oppositori della multinazionale hanno denunciato come ricerche e studi effettuati in altre parti del mondo hanno riscontrato numerosi danni alla salute delle persone dove Monsanto ha impiantato le proprie colture oltre ad aver rilevato un maggior inquinamento ambientale. Vi è uno studio commissionato dal Governo Argentino dove si documenta il ritrovamento su terreni e falde acquifere di allarmanti livelli di inquinamento da pesticidi; inoltre sono state ritrovate tracce di pesticidi non trascurabili nel sangue di circa l'80 per cento dei bambini esaminati.

Il 18 settembre 2013 la Asamblea Malvinas Lucha por la Vida, Madres de Barrio Ituzaingó e numerosi cittadini organizzarono il primo blocco stradale che impedì l'arrivo dei camion con il materiale per costruire l’impianto di essiccamento di semi più grande del mondo. 
Le manifestazioni di protesta sono continuate fino alla sentenza del Tribunale di Cordoba e numerose volte sono state disperse con la forza da parte della polizia ma anche da uomini, si crede, assoldati dalla Monsanto che hanno fatto irruzione nei presidi assalendo e ferendo i manifestandoli.
(Questi link mostrano le manifestazioni represse con la forza video1 e video2 del 30-12-2013)

lunedì 27 gennaio 2014

Argentina: Condannati altri repressori

Nel processo istruito presso il Tribunal Oral Federal Número 1 denominato Porra o Guerrieri II sono stati condannati dodici repressori dell'ultima dittatura argentina.
I giudici Roberto López Arango, Noemí Berros e Lilia Carnero hanno comminato l'ergastolo a Marino Héctor González, 25 di reclusione ad Ariel Zenón Porra e Juan Andrés Cabrera, 20 anni a Carlos Sfulcini, 18 anni a Alberto Enrique Pelliza e 16 anni ad Ariel López per aver partecipato e pianificato 24 sequestri di persona ed averle poi torturate ed aver assassinato 16 persone. 
Gli altri imputati sono stati condannati a pene più lievi perché la loro partecipazione ai delitti non è stata provata; così sono stati condannati a dieci anni di reclusione Pascual Guerrieri, Jorge Fariña e Juan Amelong mentre Walter Pagano ed Eduardo Costanzo a cinque. Questi ultimi cinque imputati devono però gia scontare l'ergastolo inflitto in alcuni procedimenti precedenti.

Gli imputati facevano parte del Destacamento de Inteligencia 121 che gestiva i centri di detensione clandestina di La Calamita, Quinta de Funes, Escuela Magnasco, La Intermedia e la Fábrica de Armas Domingo Mattheu. 

La sentenza è stata accolta con numerose urla dei cittadini presenti nella sala del tribunale anche se alcune associazioni e cittadini non hanno potuto partecipare alla lettura della sentenza perché il tribunale ha dato comunicazione poche ore prima che la sentenza sarebbe stata letta alle 14 di venerdì 20 dicembre.
Un'esponente dell'assoziazione HIJOS Rosario, Juane Basso, ha commentato la sentenza del Tribunal Oral Federal Número 1 con queste parole: "Le condanne non sono all'altezza delle nostre aspettative ma i Giudici hanno accolto al 100% la nostra ricostruzione dei fatti e le prove prodotte".

giovedì 12 dicembre 2013

Argentina: La Ley de Medios è costituzionale

Il 3 novembre 2013 la Corte Suprema di Giustizia ha decretato che i quattro articoli della Ley de Servicios de Comunicación (Ley de Medios promulgata nel 2009), su cui pendeva il ricorso degli avvocati del Gruppo editoriale Clarin, sono costituzionali.

I Gruppo Clarin, uno dei principali organi di stampa che appoggiava la dittatura tra il 1976 al 1983, aveva contestato quattro articoli della legge e più precisamente il numero 45, il 41, il 48 ed il 161.
L'editore possedeva prima del pronunciamento della Corte Suprema di Giustizia 240 concessioni tv via cavo, numerose riviste, case editrici, quotidiani (nazionali e locali), l’agenzia di stampa Diarios y Noticias (fondata con l'aiuto della dittatura militare) ed i canali nazionali "in chiaro" Canal 13 e TN. 

L'articolo 45 della Ley de Medios impone un numero massimo di licenze editoriali e di frequenze televisive e radiofoniche; per l'editore Clarin significa che dovrà cedere molte delle 240 licenze per le tv via cavo come dovrà vendere le numerose frequenze radio-televisive.
Gli articoli 41 e 48 stabiliscono che gli editori che possiedono più licenze di quelle che la legge consente dovranno rimettere nelle mani dell'organo di vigilanza pubblica le licenze per bandire un'asta pubblica e che parte del ricavato verrà versato agli ex-proprietari come indennizzo.
Infine l'articolo 161 stabilisce in un anno il tempo massimo per mettersi in regola con le nuove norme.

La Ley de Medios, considerata dai giuristi di tutto il mondo come una delle più avanzate mai promulgate, era stata impugnata dei legali del Gruppo Clarin perché secondo loro limitava la libertà di pensiero degli editori, la libertà di impresa ed inoltre introduceva una sorta di "censura preventiva"; secondo i giuristi e gli avvocati al soldo dei grandi editori si doveva promulgare una legge che garantisse il libero mercato e non ponesse alcun limite alle licenze di ogni singolo editore.
La Corte Suprema di Giustizia ha respinto la richiesta di incostituzionalità citando la Declaración de Principios de la Libertad de Expresión, approvata dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani nell’ottobre del 2000, sottolineando come i media non possano essere gestiti e controllati da un gruppo ristretto di persone perché in questo modo mancherebbero le condizioni minime di pluralità dell’informazione ed il relativo apporto/critica che ogni gruppo sociale può e deve esercitare nella vita democratica del proprio Paese. 

Adesso che la Ley de Medios è stata dichiarata costituzionale il Governo argentino dovrà renderla veramente operativa e dovrà vigilare affinche non ci sia un passaggio di consegna da un monopolio mediatico all'altro.
Con queste preoccupazioni gli editori indipendenti e di media comunitari chiedono che una percentuale delle concessioni tolte agli editori oggi fuorilegge siano affidate ai media popolari come per esempio al canale televisivio l’Espacio de Televisoras Alternativas y Comunitarias (Barricada Tv) che a breve dovrebbe beneficiare della redistribuzione delle licenze. 
Grazie a questa legge vi è anche la possibilità che una parte delle concessioni radio-televisive sia assegnato a radio e televisioni no profit; così alcune comunità chiedono al Governo di integrare Ley de Medios con alcune norme per riservare loro circa il 33% delle frequenze, destinate al solo no profit, così da riuscire a sviluppare un maggior numero di emittenti comunitarie.

giovedì 5 dicembre 2013

Argentina: Denunciata la Monsanto

All'inizio di Ottobre in Argentina la multinazionale Monsanto è stata denunciata, nel distretto di Cordoba, in base alla legge Nacional de Residuos Peligrosos Nº 24.051 perché i prodotti chimici che la multinazionale userà per "curare" le colture (insetticidi, fungicidi e trattamenti per sementi) sono classificati come tossici.
Oltre alla tossicità dei prodotti, alcuni dei quali sono proibiti nei paesi in cui vengono prodotti per esempio la Clotianidina prodotta dalla Bayern e vietata in tutta la UE, vi è un'altra inadempienza da parte della Monsanto che è la mancata presentazione della documentazione di impatto ambientale.
Il rapporto di impatto ambientale, stilato da diversi enti indipendenti, permette di stabilire quali sono i possibili effetti negativi per la salute delle persone e dell'ambiente che si potranno verificare con la l'impiego degli agenti chimici dichiarati nella coltivazioni Monsanto.

La denuncia depositata dai proprietari degli appezzamenti di terra confinanti con la Monsanto insieme al Premio Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel e con l'aiuto degli avvocati Darío Ávila y Miguel Martinez.
Darío Ávila, presentando la denuncia, ha affermato che "non avere uno studio di impatto ambientale ci permette di esercitare il 'principio alla precauzione' perché vi sono numerose pubblicazioni scientifiche che ci mettono in guardia dalle reazioni che questi prodotti sviluppano sulla salute dell'uomo e sull'ambiente. 
[..] Non vedo l'ora che il Parlamento elabori una legge contro il reato di inquinamento ambientale; ma per adesso dobbiamo adoperarci per provare alla magistratura come l'uso di questi agenti chimici e le fumigazioni, che irroreranno non solo le colture della Monsanto ma anche quelle dei vicini, ricada nella pericolosità descritta e sanzionata dalla legge 24.051".

martedì 19 novembre 2013

La Cia e la scomparsa nel 1976 di due diplomatici cubani

Durante la dittatura militare Argentina (dal 1976 al 1983) furono uccisi due diplomatici cubani, Jesús Cejas Arias e Crescencio Nicomedes Galañena, nello svolgimento di una missione diplomatica a Buenos Aires.

Jesús Cejas Arias e Crescencio Nicomedes Galañena furono rapiti dai militari argentini il 9 agosto 1976 nei pressi dell’ambasciata cubana di Buenos Aires e condotti al Automores Orletti dove furono torturati e giustiziati. 
I responsabili della loro desaparición sono i due agenti della Cia Guillermo Novo Sampol, cubano-americano, e Michael Townley, che operava negli anni '70 per conto della DINA cilena(Polizia politica voluta da Pinochet). 
Quando il corpo diplomatico cubano iniziò le ricerche dei due diplomatici gli agenti della Cia ed il regime argentino fecero circolare la falsa informazione che Arias e Galañena avevano deciso di disertare perché rinnegavano gli ideali della rivoluzione cubana; ma, a distanza di molti anni, alcuni esami forensi condotti sui loro resti stabilirono che i due furono uccisi poco dopo il loro rapimento.

La giustizia argentina ha emesso, nell'agosto 2013, i mandati di cattura internazionale per poter processare in Argentina Townley e Novo Sampol. I due attualmente sono residenti negli USA ed hanno sottoscritto un'accordo con la giustizia Statunitense dalla quale vengono protetti in cambio della loro testimonianza nei procedimenti per crimini contro l’umanità commessi dalla dittatura di Pinochet anche se molti di questi crimini sono stati organizzati o commessi da loro. 
Townley, durante un'interrogatorio, ammise addirittura di aver partecipato attivamente all'omicidio nel 1974 a Buenos Aires dell’ex capo dell’esercito cileno Carlos Prats; inoltre Townley è stato condannato per aver partecipato all'attentato del 1976 a Washington in cui fu ucciso Orlando Letelier che fu ministro della Difesa di Salvador Allende.

mercoledì 6 novembre 2013

Argentina: Condannato Menéndez

Il tribunale Oral en Criminal de La Rioja (Argentina) ha condannato a 20 anni di carcere il repressore, Luciano Benjamín Menéndez, per essere il "co-autore del crimine di sequestro di persona e tortura di sette persone" durante il processo istruito per far luce sui delitti di lesa umanità commessi durante l'ultima dittatura militare argentina dal  III Cuerpo de Ejército.
Menéndez, che ha ascoltato la sentenza in videoconferenza, ha affermato che le sue azioni erano rivolte a "preservare il regime democratico garantito dalla Costituzione del 1953 perché i sovvertivi volevano instaurare un regime comunista".

I tre giudici hanno anche condannato a 15 anni l'ex-militare Eduardo Britos ed a 3 anni Ricardo Torres Daram sulla base delle prove riuscite a produrre dai pubblici ministeri e dagli investigatori oltre che dalle testimonianze delle vittime, sequestrate nel giugno 1977, che furono recluse presso Escuadrón 24 de Gendarmería Nacional en Chilecito e Instituto de Rehabilitación de La Rioja.
I giudici hanno anche appurato come Menéndez abbia lavorato insieme all'intellince cilena per assicurare alla "giustizia" gli oppositori dei regimi militari. 

venerdì 30 agosto 2013

Argentina: Arrestato Wolk

Il direttore del centro di detenzione clandestino il "Pozzo di Banfield", Juan Miguel Wolk soprannominato "El Nazi" o "El Alemán" o "El Patón", è stato arrestato dopo la fuga dagli arresti domiciliari a cui era stato condannato dopo per i reati commessi (appropriazione di bambini, privazione illegale della libertà, torture ed omicidio) nel "Pozzo di Banfield".
Il nuovo arresto del settantasettenne Wolk è stato comunicato tramite un comunicato dal Ministero della Giustizia che ha sottolineato il suo trasferimento nel carcere di massima sicurezza di Marcos Paz .

Juan Miguel Wolk è fuggito nel maggio 2012 dalla sua residenza di Mar del Plata, nella provincia di Buenos Aires, dove era agli arresti domiciliari per i rapimenti, le torture e le scomparse verificatesi nel centro clandestino "Pozzo di Banfield" che diresse tra il 1976 ed il 1979 in cui si scomparvero 116 detenuti, 137 subirono torture, 14 furono uccisi e furono "rubati" 9 bambini.
Il centro di detenzione clandestino era una dei centri principali dove furono reclusi anche gli studenti sequestrati nella Notte delle Matite, inoltre servì come base di appoggio del Plan Cóndor.

L'evasione di Wolk deve essere ricondotta anche agli scarsi controlli che sono stati effettuati durante il periodo di detenzione domiciliare. Altro particolare da non trascurare è la palese complicità della sua famiglia; sua figlia è stata denunciata per aver favorito l'evasione e per aver aiutato il padre a nascondersi a Mar del Plata nella casa del fratello.
La città dove Wolk si è nascosto per oltre un anno è la solita di dove scontava la pena, questo particolare fa sorgere molte dubbi come quello che nessuno ha pensato di indagare sulla famiglia o di perquisire le case dei parenti o di intercettare i telefoni delle persone più vicine al fuggitivo.
Questi dubbi trovano però un'unica spiegazione che si può sintetizzare con l'impunità di cui continuano a godere ancora oggi i repressori della dittatura argentina.

martedì 20 agosto 2013

Argentina: nuovo processo per delitti di lesa umanità

Il Tribunale Orale Federale della provincia di Corrientes ha avviato il processo, nel maggio 2013, contro l'ex tenente Héctor Marío Filippo e Carlos Faraldo e Rubén Darío Ledesma per delitti di lesa umanità commessi durante la dittatura.

Filippo, Faraldo e Ledesma prestavano servizio presso il Distaccamento Militare di Intelligenza 123 di Paso de los Libres e sono accusati di privazione illegittima della libertà e torture commessi contro Carlos Lossada, Lilian Lossada e Rosa Noemí Coto nel novembre 1976.

Il processo, secondo la Commissione Provinciale dei Diritti Umani , sarà breve perché sono pochi gli accusati, i testimoni, le vittime ed inoltre perché sono state fissate le date per le nuove udienze; inoltre la Commissione sottolinea l'importanza di in questo procedimento in quanto "si processano anche civili, che lavoravano per i servizi di intelligenza".

lunedì 8 luglio 2013

Argentina: arrestato Alberto Julio Candiotti

L'ex tenente colonnello del Battaglione 601, Alberto Julio Candiotti, è stato arrestato in Uruguay dall'Interpol su mandato di cattura internazionale emesso dalla Magistratura argentina per delitti di lesa umanità e dovrebbe essere estradato in pochi giorni.
Il procedimento che lo vede imputato è il numero 83 in cui si, intitolata "Indagine, privazione illegale della libertà, applicazione di torture e scomparsa forzata di persone (Brigata di Investigativa di San Justo)".
Candiotti, durante il periodo della dittatura, ha operato nel centro di detenzione clandestino Brigada de Investigaciones de San Justo (Provincia di Buenos Aires), tra gennaio 1978 e aprile 1979, ed è coinvolto nella scomparsa di un soldato di leva, Robert Daniel Suarez, verificatosi nel 1977 nella città di Santa Fe de Santo Tomé oltre ad altri episodi in cui furono sequestrati e torturati alcuni "dissidenti".

Le testimonianze a suo carico sono sia delle vittime della repressione che degli ex membri delle forze armate che già nel 1983 raccontarono alla Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas (Commissione Nazionale sulla Scomparsa delle Persone, CONADEP) cosa accadeva nel centro di detenzione clandestino dove Candiotti prestava servizio.
I testimoni, in particolar modo gli ex-militari, raccontarono che Robert Daniel Suarez fu sequestrato torturato ed ucciso "per ordine dell'allora capo del battaglione, il colonnello José de León Tidio Lagomarsino, con un colpo di pistola alla testa [...] successivamente fu avvolto in un telo verde, posto su una chiatta che attraversò il fiume per poi far tornare senza il corpo."

L'ex ufficiale dopo la dittatura era riuscito a seppellire il suo passato di repressore ed aveva iniziato la carriera di dirigente sportivo; è riuscito ad arrivare alla vice-presidenza della squadra di calcio del Colón de Santa Fe oltre che ad essere nominato consulente, per oltre dieci anni, del il presidente della Federazione di Calcio Argentina (AFA), Julio Grondona.

mercoledì 24 aprile 2013

Argentina: Iniziato il processo al Plan Condor


Il 5 marzo 2013 è iniziato il processo al Tribunal Oral Federal N°1 per giudicare 25 imputati, tra cui Jorge Rafael Videla, Reynaldo Benito Bignone, Santiago Omar Riveros, Luciano Benjamín Menéndez e Antonio Vañek, accusati della scomparsa di 106 persone (Uruguaiani, Paraguaiani, Cileni e Argentini) attuata dal Plan Cóndor.

Il processo inizia dopo moltissimi anni di indagini che furono anche interrotte a causa delle leggi di "punto final" e "obediencia debida" promulgate dal governo di Raúl Alfonsín; la prima, del 1986, bloccava ogni processo contro gli autori delle detenzioni illegali, delle torture e degli assassini che furono commessi  durante il "Processo di riorganizzazione nazionale" (1976-1983), la seconda sollevare da responsabilità i rappresentanti delle forze armate, che commisero delitti contro gli oppositori e crimini contro l'umanità tra il 1976 ed il 1983.
Le leggi furono considerate nulle dal Congresso Nazionale nel 2003 ma solo durante la presidenza di Néstor Kirchner la Corte Suprema di Giustizia le dichiarò incostituzionali il 14 giugno 2005 e quindi le indagini ed i processi contro i "repressori della dittatura" poterono ricominciare.

Il fiscal Miguel Angel Osorio ricorda, poco prima che il processo abbia inizio, che "la causa si aprì con la denuncia molto particolareggiata dela scomparsa di Emilio Mignone, Raúl Zaffaroni, David Baigun, Alberto Pedroncini e Martín Abregú. A questi casi vennero, successivamente, accorpate anche altre denuncie in cui non furono mai trovati i corpi delle vittime, questo particolare permise, anche se erano in vigore le leggi "punto final" e "obediencia debida" di poter procedere con le indagini perché il delitto era ancora in atto e quindi non soggetto ad amnistia o indulto."

Originariamente il procedimento sul Plan Cóndor era stato istruito nel 2008 per 32 persone ma il tempo necessario per le ulteriori indagini hanno visto morire alcuni imputati come Albano Harguindeguy, Cristino Nicolaides e Antonio Bussi ed altri sono ritenuti inadatti per sostenere un processo a causa delle precarie condizioni di salute come Ramón Genaro Díaz Bessone e Ernesto Alais.
Tra gli imputati vi sono anche gli unici autori materiali dei delitti, Manuel Cordero e Miguel Angel Furci, commessi nella Oficina Orletti.

mercoledì 10 aprile 2013

Argentina: nuova condanna per Bignone


Il Tribunal Federal della città di San Martín (Argentina) ha condannato l'ex-dittatore (dal 1976 al 1983) Reinaldo Bignone al carcere a vita per il sequestro, le torture e l'omicidio di 23 persone, tra cui sette donne in stato interessante che furono fatte partorire in clandestinità ed i figli furono "adottati" da ufficiali dell'esercito argentino. 
Insieme a Bignone sono stati condannati all'ergastolo, per i medesimi delitti, l'ex-comandante del Institutos Militares, Santiago Omar Riveros e gli ex-ufficiali Luis Sadi, Eduardo Oscar Corrado e Carlos Tomás Macedra.

Nel processo concluso il 12 marzo 2013 sono stati condannati anche gli ex-militari Carlos Somoza (25 anni di carcere), Hugo Castagno Monge (20 anni), Julio San Román (20 anni) e Eugenio Guarañabens Perelló (16 anni) per complicità. 

Per l'appropriazione della neonata Laura Catalina de Sanctis Ovando, al cui vera identità fù scoperta solo nel 2008, sono stati condannatiu a 15 anni l'ex-ufficiale Carlos del Señor Hidalgo Garzón e sua moglie, María Francisca Morillo, a 12 anni.

La sentenza infligge una nuova condanna a Bignone dopo quelle subite nel 2010 e nel 2011 in cui fù condannato a 25 anni di prigione per i reati commessi nel Campo de Mayo (uno dei maggiori centri di detenzione clandestina che creò il Governo Militare dove vennero rinchiuse moltissime le donne in stato interessante in attesa del parto per poi privarle dei loro figli). 
Bignone inoltre nel 2012 ha subito in luglio una condanna a 15 anni per il "furto sistematico di bambini" durante la dittatura, processo nel quale anche il dittatore Jorge Rafael Videla fù condannato a 50 anni di carcere, e nel dicembre gli è stata comminata un'altra condannata a 15 anni per i crimini commessi nel centro di detenzione clandestino dell'ospedale di Posadas vicino a Buenos Aires. 

Le motivazioni di questa storica sentenza saranno lette il prossimo 14 maggio 2013.

mercoledì 27 febbraio 2013

Malvinas: Il neo colonialismo della Gran Bretagna


Il 3 gennaio 1833 l'esercito britannico interruppe, usurpando, la sovranità argentina sull'arcipelago delle Malvinas, distante oltre 14.000 km dalla Gran Bretagna, con un atto di guerra in pieno stile coloniale.

L'anniversario dell'occupazione britannica è stato ricordato dalla Presidenta del Argentina, Cristina Fernández, che ha inviato una lettera al primo ministro britannico, David Cameron, ricordando come dal 1965 l'Assemblea Generale del ONU abbia riconosciuto l'occupazione delle Malvinas come un atto di colonialismo.
L'ONU ha anche invitato, dal 1965 ad oggi, i due paesi ad intraprendere un percorso per la negoziazione sulla sovranità dell'arcipelago, ma la Gran Bretagna fino ad oggi ha sempre rifiutato di intraprendere il percorso indicato dalle Nazioni Unite.

La Gran Bretagna ha intensificato dopo molti anni le operazioni militari con la flotta dell'Atlantico del Sud che ha base proprio alle Marvinas da cui sono stati testati anche nuovi missili; queste attività nell'ottobre del 2012 furono segnalate dal Cancelliere argentino, Héctor Timerman, in una lettera alle Nazioni Unite che immediatamente condannò le manovre britanniche.
Queste operazioni militari generano, secondo il testo del ONU, un'aumento della tensione anomalo per la regione.
Oltre alle manovre militari la Gran Bretagna ha iniziato le esplorazioni dei fondali oceanici alla ricerca di idrocarburi e gas, ha autorizzato illegittimamente anche la pesca nelle aree rivendicate dall'Argentina contravvenendo, così, alle direttive dettate dal Diritto Internazionale.

Il Regno Unito comunque continua ad aumentare le mire colonialiste ed anacronistiche dichiarando, unilateralmente, la propria sovranità su un area di circa 400 Kmq, ribattezzata per l'occasione Terra della Regina Elisabetta, nel continente antartico; fatto che ha scatenato le proteste di Cile ed Argentina che in una nota inviata all'ONO ha dichiarato "il rifiuto categorico di ogni pretesa territoriale britannica in Antartide" che non coincidono con lo spirito di pace e cooperazione con cui fu sottoscritto il Trattato Antartico.

martedì 18 settembre 2012

Venezuela entra ufficialmente nel Mercosur


Il 2 luglio 2012 i paesi del Mercosur (Argentina, Brasile e Uruguay, non il Paraguay perché sospeso a causa del golpe che ha destituito il presidente Lugo) hanno ratificato l'ammissione del Venezuela al Mercato Comune dell’America del Sud.
La decisione dei presidenti di Argentina, Brasile e Uruguay durante la Cumbre di Mendoza è stata unanime perché il Venezuela ha tutte le caratteristiche richieste dai trattati del Mercosur e dalle varie legislazioni nazionali dei paesi membri.
Oggi che il Paraguay è sospeso, a causa del golpe che ha destituito il Presidente legittimamente eletto, Hugo Chavez incassa questa importante vittoria attesa per ben 6 anni; l'attesa iniziò nel 2006 qunado il Venezuela aveva già tutti i recuisiti necessari per divenire membro del Mercosur ma le votazioni del Parlamento paraguaiano non hanno mai trovato il numero legale per la firma del protocollo. 

L'ufficialità dell'ingresso del Venezuela come membro plenario del Mercosur è stata ufficializzata il 31 luglio durante la cerimonia formale di Rio de Janeiro in cui José Pepe Mujica, presidente Uruguaiano, ha dato il benvenuto alla Repubbica Bolivariana.

venerdì 31 agosto 2012

Argentina: Videla ed altri gerarchi condannati per la sparizione dei figli delle desaparecidas


Il 5 luglio 2012 si è concluso il processo contro l’ex dittatore argentino Jorge Videla che lo vedeva imputato  per aver rapito i neonati delle donne o coppie di desaparecidos.
Il Tribunal Oral Federal 6 lo ha riconosciuto colpevole, stabilendo che è esistita una "pratica sistematica ed incontrovertibile" di appropriazione dei figli delle donne sequestrate che al momento del sequestro erano incinta, e lo ha condannato a 50 anni di reclusione.

La presidentessa del Tribunal Oral Federal 6, María del Carmen Roqueta, ha dichiarato che non è stata accettata l'istanza di prescrizione della difesa perché "i fatti giudicati sono di lesa umanità e messi in atto attraverso una pratica sistematica e generalizzata di sottrazione, sequestro e occultamento di minorenni. Il tutto è stato fatto alterando o sopprimendo le loro identità e sequestrando, detenendo, facendo sparire o uccidendo le loro madri, in un piano generale di annichilimento che ha riguardato una buona parte della popolazione civile. Il tutto con il pretesto di combattere la sovversione e usando metodi terroristici di Stato dal 1976 al 1983”.

E' stato condannato anche l'ex-dittatore, Reynaldo Bignone, a 15 anni di reclusione per 31 casi di sparizione di figli di desaparecidos e per aver ordinato la distruzione dei documenti in cui erano numerose prove che dimostravano la sistematica repressione di ogni forma di dissenso verso il regime argentino. 
Inoltre sono stati condannati l’ex vice-almirante Antonio Vañek a 40 anni, l’ex capo del Grupo de Tareas de la Escuela de Mecánica de la Armada (Esma) Jorge Acosta a 30 anni, l’ex capo del Campo de Mayo Santiago Omar Riveros a 20 anni, Víctor Gallo a 15, Juan Antonio Azic a 14, Jorge Magnacco a 15 e Susana Colombo a 5 anni sempre per i medesimi capi di imputazione di Jorge Videla.

Il processo è nato grazie alla forza di volontà delle Abuelas de Plaza de Mayo che hanno scoperto e denunciato questi crimini; inoltre sono riuscite a ridare la vera identità a 25 dei 35 casi sui quali inizialmente era stato istruito il processo ed a cui, successivamente, se ne sono aggiunti altri 400 circa tra i quali figura il nipote di Estela de Carlotto (presidentessa delle Abuelas de Plaza de Mayo).