martedì 24 novembre 2009

Il popolo degli Awá

In Colombia è presente un popolo che rischia l'estinzione a causa della politica del governo Uribe e dei paramilitari. Gli Awá, che nella loro lingua significa "gente", oggi sono circa 27 mila e popolano un'area di di circa 320 mila ettari che va dalla provincia di Nariño fino alla provincia di Putumayo.
Originariamente gli Awá era un popolo nomade di cacciatori ma sono stati costretti a diventare stanziali ed hanno dovuto iniziare a coltivare la terra ed allevare animali perché era diventato impossibile seguire le migrazione dei branchi.
Il cambiamento è nato quando i coloni europei, poi le guerre civili, poi i cercatori di oro e di risorse del sottosuolo ed infine i cocaleros hanno iniziato ad occupare le loro terre fertili e ricche obbligandoli a cambiare la loro vita e la loro cultura millenaria.
Con problemi sorti con la colonizzazione europea si è aggiunta, negli ultimi tre decenni, la guerra tra FARC e Stato colombiano che vede le loro terre protagoniste degli scontri e delle scorribande dei paramilitari e dei narcos hanno aumentato le minacce alla loro cultura ed alla loro sopravvivenza.
Il popolo degli Awá si sente minacciato a causa della ricchezza delle terre che loro occupano, ed il presidente dell'Unità Indigena (Unica), Gabriel Bisbicus, afferma che esistono "forze oscure, con la complicità di organismi di sicurezza statale" che pedinano, minacciano, perseguitano i nativi; per sostenere questa tesi ricorda che da gennaio 2009 sono stati uccisi 28 indios senza che la polizia abbia individuato mai un colpevole.
L'ultimo episodio che ha visto, sfortunatamente, protagonista il popolo indio è stato il massacro di dodici persone, tra cui sette giovani sotto i diciotto anni ed addirittura un bambino di un anno, avvenuto nella notte del 26 agosto 2009.
Il massacro è avvenuto nell'area di Gran Rosario, nel Tumaco, dove un gruppo di uomini vestiti con mimetica ed incappucciati sono entrati in una casa di El Divisio ed hanno ucciso dodici Awá.
Le indagini della polizia non hanno tenuto conto delle testimonianze di alcuni abitanti del villaggio e di alcune tracce evidenti, come munizioni calibro nove millimetri e le impronte lasciate da anfibi rinforzati, utilizzati dai paramilitari e dall'esercito e non dalle FARC, che invece utilizzano stivali in gomma come i contadini colombiani.
Anche se le prove portano verso i paramilitari o l'esercito, la polizia ha trovato un capro espiatorio che secondo gli investigatori avrebbe ucciso da solo i dodici indio. Il colpevole predestinato è Jairo Miguel Paí, anche lui Awá, che da molto tempo è in conflitto con la comunità indigena che lo ha addirittura espulso perché aiutò i paramilitari in alcune operazioni oltre ad aver estorto del denaro alla comunità Awá.
Il portavoce della comunità dopo l'arresto di Paí ha affermato: "Adesso, quello che vogliono (le autorità di polizia) è che le indagini portino a dei colpevoli, siano quelli che siano, perché noi non condividiamo la tesi secondo cui Paí sia l'autore della strage".
Il luogo dove è avvenuto il massacro non sembra casuale ma piuttosto sembra scelto con cura e con l'intento di punire e avvertire l'intera comunità Awá, perché gli omicidi sono avvenuti in casa di Sixta Tulia García che denunciò con forza l'esercito per la morte del marito, Gonzalo Rodríguez.

giovedì 19 novembre 2009

Ballottaggio in Uruguay

Domenica 15 ottobre 2009 in Uruguay si sono svolte le elezioni presidenziali per la successione al presidente uscente Tabaré Vázquez. Vázquez è stato il primo presidente di centrosinistra (Frente Amplio - FA), dopo 150 anni di ininterrotto governo dei due partiti storici (Partido Blanco e Partido Colorado).
Le urne hanno decretato il ballottaggio tra il candidato Pepe Mujica, del FA ed ex guerrigliero tupamaro, con il 48% dei voti contro il 31% del candidato del Partido Blanco (conservatore) Luis Alberto Lacalle già ex-presidente dal 1990 al 1995.

Non è scontato che il risultato del ballotteggio sia a favore di Mujica perché anche se il suo antagonista al primo turno si è fermato al 48%, può contare sui voti della terzo partito uruguayano, Partido Colorado, che ha ottenuto il 18% dei voti. Con questi dati è possibile prevedere un testa a testa tra i due pretendenti alla presidenza.

domenica 15 novembre 2009

Honduras: verso le elezioni farsa

Il colpo di stato effettuato il 28 giugno 2009 sembrava superato dagli accordo per il ritorno alla democrazia ratificato nell'ottobre 2009 dal presidente legittimo e destituito, Zelaya, e dal dittatore Micheletti. L'accordo voluto, anzi imposto, dagli USA non è mai stato attuato e così oggi l'Honduras vive un nuovo momento di crisi perché il governo golpista di Micheletti lo ha rinnegato in toto non permettendo al legittimo presidente il ritorno nel paese. Il governo Micheletti ha incassato da parte degli USA. il riconoscimento ufficiale delle elezioni che si terranno a fine novembre.
Stando così i fatti i golpisti si sono assicurati il riconoscimento formale e l'appoggio statunitense.
Con tutte queste premesse il Fronte Nazionale di Resistenza contro il colpo di stato ha deciso di boicottare le elezioni e quindi di ritirare il proprio candidato Carlos H. Reyes; la decisione è stata presa dopo una consultazione interna che ha visto il voto di 15.000 persone delle quali circa il 94% si è espresso a favore del boicottaggio.

Con la decisione del Frente di non partecipare alle elezioni pilotate apre una nuova fase di resistenza civile che conta già cinque mesi di lotte. Sarà molto difficile per il popolo honduregno riuscire a resistere alle pressioni che arriveranno, a dire il vero sono già arrivate, dell'esterno (USA) e dall'interno (militari e formazioni paramilitari); oltre a questo si deve riflettere sul ruolo dei media internazionali che hanno deciso di stendere una cortina di fumo per far dimenticare all'opinione pubblica il nuovo esperimento di instaurazione da parte statunitense di un governo fantoccio come accadde già nel XX secolo in Sud America.

giovedì 12 novembre 2009

Ripristinati i diritti costituzionali

Il 21 ottobre in Honduras il governo golpista di Micheletti ha ufficialmente sospeso il decreto emesso in settembre che sospendeva gran parte dei diritti costituzionali.
Grazie a questa sospensione i cittadini hondureni potranno tornare e riunirsi e manifestare senza la paura di essere arrestati; anche i mezzi di informazione che sono stati chiusi come Radio Globo e Canal 36 potranno riprendere le trasmissioni.

La notizia della ratifica del decreto è stata data dal governo golpista che ha affermato che "dal momento in cui si è messa in moto questa misura nelle strade di questa capitale, sono cessate le manifestazioni degli zelaysti, che avevano come obiettivo, oltre quello di uscire per le strade a protestare, quello di delinquere. Come è accaduto quando hanno distrutto i negozi".
La realtà e la verità ancora una volta viene invertita e manipolata da chi ha cacciato il legittimo presidente con la forza militare e non vincendo le elezioni. Al momento dell'ufficializzazione del ripristino dei diritti costituzionali a Tegucigalpa, sono continuate le manifestazioni spontanee, e la bullaranga, ovvero le persone che nelle proprie case sfidava coprifuoco facendo un rumore assordante con ogni oggetto che capitava nelle loro mani, è continuata e se possibile più assordante dei giorni precedenti.