domenica 12 luglio 2009

Le manifestazioni Indios affogate nel sangue

Venerdì 5 di giugno 2009 ci sono stati scontri tra gruppi di indios peruviani, che scioperavano contro il Trattato di Libero Commercio (TLC) che sta svendendo le risorse naturali alle multinazionali USA e sta distruggendo una vasta parte della foresta amazzonica, e la polizia inviata dal governo di Alan Garcia.
Gli scontri hanno lasciato sull'asfalto circa cinquanta persone tra agenti di polizia e manifestanti ed oltre cento feriti; alcune fonti parlano anche di un sequestro di dodici poliziotti che poi sarebbero stati uccisi a colpi di machete.

I nativi si sono mobilitati già da aprile per cercare di impedire che le risorse del sottosuolo peruviano (petrolio, gas naturale, acqua, legname ed altri importanti minerali) siano cannibalizzate dalle multinazionali, che sfruttano il TLC sottoscritto dal Perù e dagli USA, e di conseguenza la foresta amazzonica subisce un grave danno ecologico.
Gli indios dopo molti anni di dure lotte negli anni settanta riuscirono a farsi consegnare dal governo le terre che i loro avi abitavano ma che ora il TLC di fatto “privatizza”.
Le multinazionali che operano ed opereranno non saranno più tenute a confrontarsi con i popoli che abitano la regione, in pratica avranno dei regni liberi nello stato peruviano.

Le ragioni degli indios sono sintetizzate in alcune frasi scandite dai loro portavoce: "Questa è la nostra terra, la nostra cultura, la nostra identità. Per noi questi territori hanno un valore spirituale. Per il 'mercato' queste terre, invece, hanno un'importanza commerciale negoziabile".
Dopo gli scontri in cui si sono contati oltre quaranta morti il governo di destra di Alan Garcia ha iniziato una vera e propria caccia ai leader della resistenza indigena ed uno di questi dirigenti indigeni, Alberto Pizango , è stato costretto a chiedere asilo politico in Nicaragua perché considerato il responsabile degli incidenti. Rifugiatosi l'otto maggio nell'ambasciata del Nicaragua a Lima perché ricercato per sedizione, omicidio e attacco alle forze armate, rischiava la condanna a 35 anni di carcere, ha ricevuto secondo il ministro degli esteri peruviano lo status di rifugiato politico.

Da aprile gli indios manifestano ogni giorno pacificamente e si espongono costantemente per vedere riconosciuti i propri diritti fondamentali ed il Governo di Garcia sembra non voler ascoltare; ha inviato le forze dell'ordine per disperdere e reprimere i nativi che hanno usato candidamente le loro armi da fuoco, i loro gas lacrimogeni ed anche gli elicotteri.
Alan Garcia incarna la via liberista e continua il percorso del colonizzatore che da oltre 500 anni disbosca, depreda e distrugge una terra ricchissima di materie prime e di popoli che la abitano.
Dopo alcuni giorni di scontri il governo ha deciso di dichiarare il coprifuoco e lo stato d'emergenza nelle aree interessate degli scontri ed è per questo che la situazione sembra tornata sotto controllo ma, fortunatamente, gli indios non si sono fatti intimorire e stanno organizzando nuove iniziative.

Il Perù dovrebbe capire che solo percorrendo la strada intrapresa da Ecuador e Bolivia, fortemente impegnate nello sviluppo sostenibile e nel rispetto delle popolazioni indio, il progresso continua.

giovedì 9 luglio 2009

L'OEA apre le porte a Cuba

Nella riunione dell'OEA (Organizzazione degli Stati Americani) in Honduras nel maggio del 2009 è stata votata la risoluzione per la revoca del bando di Cuba dall'OEA, da dove era stata estromessa nel 1962 dopo che aveva deciso di aderire al marxismo.
Il presidente Chávez dopo la risoluzione ha affermato: "è una giornata storica di rivendicazione dell'indipendenza dell'America Latina nonostante le pressioni degli Stati Uniti", il Ministro degli esteri argentino Jorge Tajana ha dichiarato che “è la fine di un anacronismo e un’ingiustizia storica" ed infine il presidente hondureño Manuel Zelaya ha concluso con: “lo dico al comandante Fidel Castro, oggi lei è stato assolto dalla storia”.

La riunione che ha portato alla riammissione di Cuba nell'OEA è durata più di 36 ore a causa delle riserve espresse dagli USA, che infine hanno ceduto alla linea voluta dalla maggioranza dei paesi latino americani.
Cuba ha registrato un successo politico oltre che all'appoggio di un folto gruppo di paesi amici che si sono schierati apertamente con l'isola della Rivoluzione. Fidel Castro, tramite un suo editoriale apparso su un giornale cubano, scriveva che "Cuba non è nemica della pace nè contraria allo scambio e alla cooperazione fra stati con diversi sistemi politici ma è stata e rimarrà intransigente nella difesa dei suoi principi" riferendosi alla dichiarazione della Clinton che sottolineava che "Cuba potrà tornare a far parte dell'Oea nel futuro, sempre e quando l'organismo decida che la sua partecipazione adempie i propositi e i principi dello stesso democrazia e diritti umani compresi". Fidel Castro continuando nel suo editoriale auspicava lo scioglimento dell'OEA a favore di organismi sovranazionali (ALBA) che già si adoperano per risolvere i contenziosi aperti tra paesi (come quello nato dallo sconfinamento dell'esercito colombiano in Ecuador per l'attacco all'accampamento delle FARC dove fu ucciso il comandante Reyes) e per lo sviluppo dell'economia e delle società sud americane.

sabato 4 luglio 2009

La politica messicana ed i narcos

A fine maggio in Messico e precisamente nello stato del Stato di Michoacan è stata effettuata una vasta operazione contro un cartello di narcos, “la familia Michoacana”, in cui sono stati arrestati undici narcos, dieci sindaci, un giudice, diversi poliziotti, un assessore e ventotto funzionari governativi dello stato del Michoacan che cooperavano con i narcotrafficanti.
Le accuse rese note dalla magistratura messicana sono molto pesanti e sono tutte documentate; sono quelle di aver dato appoggi logistici e impunità agli affiliati del cartello che ha nel traffico di armi e droga verso gli Usa, estorsione, contrabbando e sequestri di persona i maggiori interessi.
Il cartello de La familia Michoacana è nato da poco tempo da una sanguinosissima scissione con il cartello del Golfo.

L'ondata di arresti è stata messa in atto nella massima segretezza possibile perché numerosi settori della politica cooperavano con i narcotrafficanti.
Dopo il successo di questa operazione il governatore dello Stato di Michoacan, Leonel Godoy, ha esternato tutto il proprio disappunto perché le autorità federali non lo hanno messo al corrente ed ha dichiarato: "l'operazione di polizia è avvenuta senza che nessuno ci abbia avvisato. Adesso stiamo verificando se tutto quello che è successo sia compatibile con la Costituzione oppure sia anticostituzionale. La lotta contro il crimine organizzato deve essere decisa con la collaborazione delle autorità statali".
Oltre al governatore anche altri esponenti del Prd (Partido Revolucionario Democratico) e del Pri (Partido Revolucionario Istitucional) hanno protestato contro l'arresto dei loro compagni di partito perché affermano in modo deciso che tutta l'operazione anti-narcos abbia solo uno scopo politico, a causa della vicina elezione delle cariche federali, previste il 5 luglio 2009, e non colpirebbe i veri collaboratori del cartello de La familia Michoacana

Le forze di polizia che hanno portato avanti le indagini e effettuato gli arresti non potevano informare le autorità locali senza che trapelassero le informazioni sull'operazione in corso. Quindi il disappunto degli esponenti politici è solo un atto per distrarre e screditare davanti agli occhi dell'opinione pubblica gli inquirenti per paura di perdere ulteriore consenso se altri esponenti politici del Prd e Pri verranno coinvolti.

mercoledì 1 luglio 2009

Attacco all'Amazzonia peruviana

Circa il 60% dell'Amazzonia peruviana potrebbe sparire grazie a nove decreti legge ed in particolare al Decreto Legislativo 1090, Ley Forestal e la Ley de Recursos Hidricos che mettono in pratica alcuni punti del Trattato di Libero Commercio che il Perù ha stipulato con gli USA.
A causa di questo decreti da aprile del 2009 le oltre 1000 comunità indigene del Perù hanno iniziato la loro mobilitazione per difendere i loro diritti ancestrali ma soprattutto per preservare l'ecosistema amazzonico; secondo gli indigeni, dando seguito ai decreti legge, l'area amazzonica interessata sarebbe alla mercé delle multinazionali statunitensi.
Gli indigeni peruviani stanno protestando con vigore; attuano anche il blocco delle vie di comunicazione, a metà maggio per esempio un gruppo di nativi ha bloccato il ponte Corral Quemado, che è l'accesso principale per la selva del nord. La "presa" del ponte ha causato una violenta reazione delle forze dell'ordine che ha lanciato numerosi lacrimogeni intossicando molti indigeni, e negli scontri avvenuti successivamente sono rimasti feriti in modo grave due manifestanti.
Un'altra protesta è stata attuata dagli indigeni sul fiume Napo che hanno bloccato il corso d'acqua per non far giungere le imbarcazioni della multinazionale anglo-francese Perenco nelle aree dove stanne esplorando il sottosuolo.
Il blocco è durato per molte ore fino a quando due imbarcazioni della Perenco, sono riuscite a forzare il blocco con la forza sparando numerosi colpi di arma da fuoco contro le canoe dei nativi che presidiavano il fiume.
La Perenco sta esplorando una parte dell'Amazzonia dove si trovano due delle ultime tribù di Indiani isolati del mondo.

Le proteste sono continuate per tutto aprile e l'inizio di maggio. Il governo del Perù ha deciso di applicare lo stato d’emergenza nei dipartimenti di Cusco, Ucayali, Loreto y Amazonas ma dopo due settimane dall'inizio del provvedimento le manifestazioni non sono terminate, mentre sono iniziati i colloqui tra governo e rappresentanze indigene. Secondo il capo negoziatore del governo, Yehude Simon, il governo è (finalmente) disposto a correggere alcune parti dei decreti, ma non ha la possibilità di annullarli del tutto. Anche per il delegato della “Asociación Interétnica de Desarrollo de la Selva Peruana” (Aidesep), Alberto Pisango, oggi comincia una nuova tappa di dialogo anche se è troppo presto per sospendere la protesta.

La protesta indigena ha come fulcro la dichiarazione del tribunale Nazionale che ha dichiarato il Decreto Legislativo 1090 incostituzionale perché la legge che attua il TLC prevaricherebbe la Costituzione del Perù. Questi decreti legge trasformerebbero il 60% del territorio coperto da foresta in Perù in aree agricole, eludendo così le leggi che definivano i diritti ancestrali dei popoli nativi garantiti dal Trattato Internazionale sui Popoli Indigeni dei quali il Perù è firmatario.