venerdì 6 giugno 2008

Paramilitari nella politica colombiana

Il cugino del Presidente colombiano Alvaro Uribe il 20 di aprile ha chiesto asilo politico all'ambasciata del Costarica a Bogotà per evitare il mandato di cattura spiccato dal giudice che indaga sulle strette relazioni che esistono tra politica e paramilitari di estrema destra.
Ci sono oltre a Mario Uribe altri 70 tra parlamentari e senatori che sono indagati per lo scandalo chiamato Parapolitica, la Corte Suprema sta portando alla luce le collusioni ed i legami tra la politica e i gruppi paramilitari responsabili di migliaia di morti, eccidi, torture e omicidi selettivi.
L'ambasciata costaricana non ha concesso il tanto agognato asilo politico perché il mandato di arresto è stato emesso per il reato di associazione a delinquere aggravata e non per delitti politici come la ribellione o la sedizione.
Non avendo avuto l'asilo politico Mario Uribe ha deciso di lasciare il suo scranno di senatore perchè, così facendo, le indagini passano dalla Corte Suprema di Giustizia (organo molto serio ed intransigente che ha dato vita a tutte le indagini sulla Parapolitica) alla più compiacente Fiscalia non a caso guidata dal ex viceministro di giustizia del primo governo di suo cugino Alvaro Uribe e con infiltrazioni paramilitari.

Le accuse a carico di Mario Uribe sono gravissime, si parla di aver avuto riunioni con Salvatore Mancuso, leader del gruppo di paramilitare più potente chiamato Autodifesa unita della Colombia (Auc), per ottenere aiuti durante la sua campagna elettorale e di aver usato i "servigi" dei paramilitari per acquistare circa 5000 ettari di terra a cifre irrisorie da alcuni proprietari costretti al desplazamiento (abbandono forzato delle proprie terre e case).
Con l'arresto di Mario Uribe il presidente, Alvaro Uribe, ha subito un duro colpo perché oltre ad essere un parente stretto è anche il cofondatore insieme ad Alvaro della Colombia Democrática, il partito che oggi è al potere.
Le loro carriere politiche sono sempre andate di pari passo, Mario è stato eletto senatore e poi presidente del Senato, ha aiutato il cugino ad essere eletto entrambe le volte alla guida del paese.
Alvaro Uribe deve, adesso, fronteggiare lo scandalo della Parapolitica che sta mietendo i suoi più stretti collaboratori e compagni di partito visto che Colombia Democrática è stato il partito politico più colpito dagli arresti per questo scandalo; rimangono solo 4 uomini politici liberi perché negli ultimi giorni anche Ricardo Elcure, che aveva preso il posto di Mario Uribe al Senato, è stato arrestato.

Alvaro Uribe si deve guardare le spalle oltre che dall'inchiesta sulla Parapolitica anche dalle rivelazioni rese pubbliche in un video registrato dal direttore di Canal1, Daniel Coronell,che registrò durante l'approvazione della legge per la rielezione immediata del presidente. Nel video Yidis Medina, ex-parlamentare, parla di come il presidente e i suoi collaboratori più stretti le avessero promesso notevoli benefici economici e politici in cambio del suo voto risultato stranamente decisivo. Le promesse fatte a Medina non furono rispettate e così lei ha deciso di autorizzare la pubblicazione del video da cui sono partite nuove indagini che toccano in prima persona il presidente.

giovedì 5 giugno 2008

Riconsegnato un territorio ancestrale ai Mapuche

Il tribunale argentino ha emesso una sentenza storica per il popolo Mapuche riconsegnandoli delle terre ancestrali occupate illegalmente da privati. La comunità Mapuche dei Quintupuray da maggio vivevano in condizioni disperate perchè cacciati con la forza da un gruppo di latifondisti che avevano acquistato i loro territori con falsi atti di compravendita.
Dopo un mese dalla loro cacciata il tribunale ha dato giustizia alla comunità convocando il presidente del CoDeCi (Consejo de Desarrollo de Comunidades Indígenas de Río Negro) ed il suo rappresentante legale per firmare gli atti che conferiscono ufficialmente la proprietà al popolo indigeno. Questa sentenza crea un precedente importantissimo, restituendo le terre ancestrali hai legittimi proprietari, nell'area del Patagonia; sicuramente il problema delle terre sottratte ai Mapuche ed altri popoli indigeni non è risolto ma un passo avanti, speriamo decisivo, è stato compiuto.

sabato 31 maggio 2008

Chávez proibisce i Simpsons?

Nella seconda settimana di aprile 2008 molte testate giornalistiche italiane ed internazionali puntavano i loro obbiettivi sul Venezuela, e titolavano:
-La Stampa di Torino: "museruola chavista contro i Simpson"
-Región del Maule (Venezuela): "A Chávez no le gustan Los Simpson"
-Xornal (Venezuela): "Venezuela prohibe la emisión de Los Simpson"
-Terra España (Venezuela): "Venezuela prohíbe la emisión de 'Los Simpson"
-El País (España): "Los Simpson , prohibidos para los niños en Venezuela"
-BBC Mundo (Inghilterra): "Venezuela: salen los Simpsons"
-Reuters España (USA): "Venezuela veta 'Los Simpson' por ser mala para los niños"

I titoli appena letti corrispondono a verità? Sono veramente stati censurati ed eliminati dai palinsesti delle televisioni venezuelane i Simpson?
I Simpson non sono stati censurati ed i titoli che i media hanno subito dato alle stampe non riassumono ciò che è accaduto, anzi mentono e strumentalizzano i fatti.

Quello che è accaduto è altro. Il Consejo de Telecomunicaciones (CONATEL -consiglio per le telecomunicazioni) ha applicato la legge per la responsabilità sociale della radio e televisione (Ley de Responsabilidad Social en Radio y Televisión) che proibisce i "messaggi che attentano alla formazione ed integrità dei bambini e degli adolescenti", per questo motivo la serie dei Simpson non è stata vietata ma alla emittente Televen è stato imposto il cambiamento dell'orario di trasmissione che non andrà più in onda in "fascia protetta".
Stando così i fatti si capisce immediatamente che esiste la volontà di disinformare e successivamente di non controllare le informazioni come ha fatto La Stampa, pubblicando un servizio scritto da Madrid citando solo fonti statunitensi; il tutto va a discapito dei lettori che non riescono a sapere cosa realmente accade.

La CONATEL ha seguito la legge oltre a seguire i numerosi studi e le dichiarazioni degli autori che considerano il cartone animato come un programma per adulti. Negli USA, per esempio, i Simpson sono stati classificati come "adatti ad un pubblico maggiore di 13 anni" e l'unica censura che hanno avuto è proprio per mano statunitense quando in una puntata Springfield viene attaccata dai marziani che la radono al suolo si sente questa frase "This sure is a lot like Iraq will be" (Sembra di essere in Iraq).

Altro punto opinabile è la responsabilità della finta censura che tutti i giornalisti accreditano erroneamente al presidente Hugo Chávez, infatti la CONATEL è una commissione indipendente formata da psicologi, pedagoghi ed altri esperti che prende le proprie decisioni indipendentemente da chi governa il paese, in questo caso specifica ha deciso che i Simpson non possono andare in fascia protetta. La decisione della commissione può essere non condivisibile ma ce ne corre, e molto, dal definirla "censura di stato" o "museruola chavista"!

Così come i venezuelani potranno continuare a seguire le surreali e geniali gesta di Homer e famiglia gli occidentali continueranno ad avere un'informazione falsa e non libera.

mercoledì 28 maggio 2008

Paraguay alle Urne

Il 20 aprile 2008 si sono svolte in Paraguay le elezioni presidenziali in cui ha vinto Fernando Lugo candidato dell'Alleanza patriottica per il cambiamento (Apc) con il 41% dei voti, davanti a Blanca Ovelar (30,8%), candidata del Partito Colorado attualmente al potere, e all'ex generale golpista (di estrema destra e legato alla Cia e alla destra neo-con americana) Lino Oviedo (22%).
Il Paraguy è un piccolo stato che si trova tra Bolivia, Brasile e Argentina con circa sei milioni di abitanti; è uno dei paesi più poveri dell'America Latina ma ha un mercato di contrabbando molto fiorente e l'illegalità dilaga.

Il Paraguay è stato protagonista del più longevo controllo politico che un partito abbia mai avuto: il Partido Colorado è stato al potere del 1954 al 1989 sostenendo anche il crudele regime del generale-dittatore Alfredo Stroessner e ha gestito la "transizione" post dittatura per 18 anni.
Ma dal 20 aprile c'è una aria nuova perché Fernando Lugo si propone di cambiare pagina ed abbandonare quello che viene chiamata da tutti gli abitanti paraguayani la "democra-dura" che perdura dalla fine dell'era Stroessner.

Fernando Armindo Lugo Méndez, è un ex vescovo di San Pedro sospeso a divinis dal Vaticano di Ratzinger; sono molti anni che si espone per i cittadini più poveri e più precisamente dall'Agosto del 1992 quando fu chiamato ad inaugurare e benedire il nuovo aeroporto della città, ma lui rifiutò affermando che "San Pedro non aveva bisogno di cattedrali del deserto, ma di ospedali per non dover morire di dissenteria o di parto, e di strade asfaltate per permettere ai campesinos della regione di portare i propri prodotti al mercato cittadino".
L'Alianza Patriotica para el Cambio (APC) che è la coalizione che sostiene Lugo Méndez è formata da ciò che resta della sinistra dopo le repressioni del regime di Stroessner (movimento popolare indigeno Tekojoja, la Resistencia Ciudadana Nacional e persone di ogni schieramento politico ormai stanche della politica immobile e corrotta). La APC ha estrapolato ventidue punti fondamentali che guideranno il programma di governo del nuovo presidente.

Le linee guida del nuovo governo abbracciano una serie di riforme indispensabili al paese e sono le riforme in materia di educazione, coltivazione, risorse energetiche naturali, il sistema monetario ed infine quello giudiziario passando per la rinegoziazione degli accordi di sfruttamento delle risorse naturali.
Questo programma aveva conquistato secondo i sondaggi pre-elettorali il 35% degli elettori considerando l'appoggio degli studenti, dei campesinos guaranì e degli indigenti.
A causa di questi sondaggi la campagna elettorale è stata violenta e macchiata con il sangue; tra febbraio ed aprile sono stati uccisi tre attivisti dell'Alianza mentre a Luque, vicino confine con il Brasile, un dirigente e sua moglie sono stati uccisi dai narcotrafficanti; anche Lugo ha ricevuto molte minacce di morte oltre ad essere sta accusato di collusione con le Farc, ma anche di essere e un fantoccio al servizio di Chavez. Luque ha ribattuto ad ogni singola e fantasiosa accusa prendendo le distanze e insistendo sul suo programma di governo incentrato sulla equità sociale e sulla ridistribuzione della ricchezza e delle terre.
La campagna elettorale così orchestrata dai suoi detrattori ha sorto l'effetto contrario a quello sperato, non ha spaventato gli elettori ma li ha convinti a sostenere il vescovo sospeso a divinis che dopo lo spoglio dei voti ha raccolto più di quanto gli attribuivano i sondaggi.

La candidata Colorada, Blanca Ovelar, dopo poche ore dalla chiusura dei seggi ha ammesso la sconfitta: "Riconosciamo il trionfo del candidato Fernando Lugo e assumiamo che i risultati della consultazione popolare sono irreversibili". Anche l’altro candidato, l’ex generale Lino Oviedo, ha commentato la propria sconfitta dicendo che "Il Paraguay aveva disperatamente bisogno di un cambio alla sua guida. Io proponevo un’alternativa ma quella del senor Lugo è stata evidentemente quella preferita dall’amato popolo. Appoggerò la politica dell’ex vescovo ogni qualvolta questa rappresenti il bene del Paese"
Fernado Lugo dopo l'ufficialità della sua vittoria ha pronunciato le sue prime parole da Presidente che sono state queste: "Abbiamo scritto una pagina nuova nella storia politica del Paraguay se oggi si sogna un Paese migliore, la responsabilità e il merito di questo sogno vanno solo a voi paragauayani, patrioti di questo 20 di aprile ed eroi di un nuovo Paese".

Da oggi il Paraguay ha un po’ di tekojoja in più, uguaglianza in lingua guaraní, e speriamo che tra pochi anni si possa parlare del Paraguay come di uno Stato che ha ridotto, e di molto, le disuguaglianze sociali che oggi lo caratterizzano.