lunedì 14 dicembre 2009

La rielezione di Evo Morales

Evo Morales ha vinto le elezioni presidenziali del 6 dicembre 2009 con circa il 62% dei voti mentre il suo primo rivale, Manfred Reyes Villa, si attesta intorno al 25% di voti.

Il dato elettorale dai suoi detrattori è visto come un insuccesso, perché nel referendum che permette al popolo della Bolivia di revocare il mandato del presidente dopo 2 anni aveva ottenuto il 70% delle preferenze. Mentre secondo gli analisti politici l'essere passato dal 52% di quattro anni fa all'attuale 62% è sicuramente un successo politico.
Il popolo boliviano ha premiato la politica di nazionalizzazione del settore estrattivo e la conseguente redistribuzione dei profitti; la creazione di uno Stato plurinazionale e multi etnico con il riconoscimento di tutte le popolazioni indigene sancito dalla nuova Costituzione. Altro punto a favore di Morale è stata la crescita economica del paese che nel 2008 si è attestata al 6% mentre nell'anno della crisi globale dovrebbe essere del 4% secondo i dati della Commissione dell’ONU per l’economia latino americana (CEPAL), inoltre è da considerare l'ottimo stato delle riserve valutarie.

Per la prima volta in Bolivia è stato ridistribuito circa mezzo milione di ettari di terra ai contadini poveri ed è stato avviato un programma di alfabetizzazione, i lavoratori hanno un salario minimo garantito che è cresciuto costantemente, le persone anziane hanno riconosciuto dopo molti anni il diritto alla pensione e le donne in stato interessante ricevano mensilmente dei sussidi dallo Stato oltre a delle prestazioni sanitarie gratuite.

Il risultato delle urne dovrebbe portare al MAS nell'Assemblea Legislativa Plurinazionale, che sostituisce il Parlamento, circa 70 parlamentari su 130; mentre al Senato ceh conta 36 seggi dovrebbero essere 24 i Senatori del MAS.

Adesso Morales ha davanti 5 anni di governo sicuramente non semplici, probabilmente forse più difficili, dato che si deve costruire le basi per uno sviluppo industriale. Questo sviluppo non si dovrà limitare al solo sfruttamento del ricchissimo sottosuolo ma dovrà essere utilizzato per accrescere il benessere della popolazione e creare un nuovo modello virtuoso di sviluppo.

giovedì 10 dicembre 2009

Honduras: le elezioni farsa

Porfirio Lobo, candidato del Partido Nacional (destra), ha vinto le elezioni farsa tenute in Honduras il 29 novembre. Lobo è un importante imprenditore agricolo di 61 anni, nel 2005 partecipò alle elezioni e fu sconfitto proprio da Zelaya con uno scarto di meno del 4%. La sua campagna elettorale si è basata sul promettere sviluppo economico con l'aumento dei posti di lavoro e la diminuzione delle tasse.
La vittoria a queste elezioni è stata giustamente contestata dal legittimo presidente, Manuel Zelaya, che fu deposto il 28 giugno dal colpo di Stato orchestrato dalle oligarchie militari e politiche.
Insieme a Zelaya si sono schierati quasi tutti gli stati del Sud America con gli USA, Colombia, Perù, Costa Rica e Panama che affermano che le elezioni sono indispensabili per riportare il paese alla normalità democratica; mentre gli altri stati, con in prima fila Brasile, Argentina e Venezuela, sostengono che se si accettano le elezioni proclamate dai golpisti si avvalla implicitamente l'atto autoritario che ha deposto Zelaya ed ha imposto Roberto Micheletti alla guida del paese.

Il giorno delle elezioni il Tribunale Supremo Elettorale (da ricordare che i vecchi membri del TSE sono stati sostituiti con nuovi uomini fedeli al regime di Micheletti) ha affermato che a causa del grande afflusso pacifico di persone alle urne è stato prolungato l’orario di apertura dei seggi ed, inoltre, è stato suggerito di non apporre sul dito dei votanti l'inchiostro che indica che l'elettore ha già votato. In questo modo qualunque elettore può votare più volte.
Dall'altro lato invece, il presidente del Comité para la Defensa de los Derechos Humanos en Honduras, Andrés Pavón, affermava che circa il 66% degli elettori non si fosse presentato alla urne. Oltre al dato sull'astensionismo il Codeh ha segnalato che durante una manifestazione a Tegucigalpa contro le elezioni illegittime un manifestante è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco esploso dalla polizia. Sempre durante la manifestazione sono state arrestate numerose persone e poi tutte rilasciate tranne uno che per adesso risulta desaparecido. Un'altra manifestazione si è svolta a San Pedro Sula nella quale si segnalano pestaggi da parte della polizia, arresti indiscriminati (tra cui due preti del Consejo Latinoamericano de Iglesias che osservavano il rispetto dei diritti umani) ed un altro desaparecido.

Il grande astensionismo e le manifestazioni contro le elezioni golpiste dimostra che il popolo del Honduras continua a cercare un via per opporsi ai vecchi e nuovi golpisti che adesso hanno addirittura un governo già riconosciuto da alcuni Stati; non è che l'Honduras è il primo paese dove si è ricominciato ad esportare la democrazia?

domenica 6 dicembre 2009

La Ley de Caducidad è incostituzionale

In Uruguay esisteva una legge che rendeva impunibili tutti i crimini commessi durante la lunga dittatura (1973-1985) che ha insanguinato il paese; la legge si chiama Ley de Caducidad de la pretensión punitiva del Estado e fu promulgata nel 1986, appena terminata la dittatura, e ratificata nel 1989.
Il 20 ottobre la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale tale legge perché viola il principio di separazione dei poteri; inoltre al momento della sua emanazione non furono seguite le procedure indicate dalla Costituzione. La richiesta di esame da parte della Corte Costituzionale era stata inoltrata dall'avvocato dell'accusa nel processo per l'uccisione di un militante comunista avvenuta nel 1974.
Adesso sarà possibile iniziare i processi contro gli aguzzini della dittatura per provare a scoprire la verità ed a punire i responsabili dei delitti che hanno insanguinato il paese tra il 1973 ed il 1985.

mercoledì 2 dicembre 2009

Eletto Mujica presidente del Uruguay

José Alberto "Pepe" Mujica Cordano, l’ex guerrigliero Tupamaro che ha subito 13 anni di prigionia e torture durante la dittatura, è il nuovo presidente dell'Uruguay.
Il candidato del Frente Amplio ha ottenuto il 51,9% dei voti, mentre il suo rivale, Luís Alberto “Cuqui” Lacalle, del Partito Nazionale il 42.9%; l'affluenza alle urne è stata alta e si è attestata al 89,86% circa.

Mujica è l'espressione del popolo. Pepe iniziò la sua militanza politica nel Partido Nacional e successivamente nel movimento di guerriglia Tupamaros. Guerrigliero fino al 1985, anno della fine della dittatura. Finita la dittatura ritorna a fare il venditore di fiori, lavoro che aveva abbandonato per la militanza politica, nei piccoli mercati di quartiere. Eletto deputato nel 1994 e accettò come compenso economico solamente il salario minimo di un operaio che però non gli permetteva di vivere, per questo continuò a fare il fioraio nei piccoli mercati rionali.

Mujica appena avuto i risultati ufficiali delle elezioni ha tenuto il primo discorso da presidente sotto una forte pioggia e davanti a migliaia di uruguayani che lo stavano festeggiando nel centro di Montevideo. Visibilmente emozionato ha posto come punto fondamentale della sua presidenza l’uguaglianza dei cittadini, ha ricordato che "questo è un giorno storico. Questo governo deve essere migliore di quello precedente perché la vittoria di queste elezioni rafforza le idee in cui crediamo e per cui ci battiamo".
Il neo presidente ha chiuso il suo discorso con i ringraziamenti "ai concittadini, ai fratelli latino americani, ai dirigenti politici che li stanno rappresentando e che rappresentano le speranze finora frustrate di un continente che tenta di unirsi con tutte le sue forze”.

L'elezione alla presidenza dell'Uruguay di un ex-guerrigliero che per vivere vendeva fiori nei mercati di Montevideo forse è la continuazione o il rafforzamento del sogno, iniziato con un militare di umili origini, un operaio sindacalista ed un sindacalista indigeno, di poter avere un "mondo nuovo" che ascolta i popoli e che sia basato sulla pace e la democrazia.