sabato 11 aprile 2009

Elezioni in El Salvador

Domenica 15 marzo 2009 in El Salvador si sono 1svolte le elezioni presidenziali con un'affluenza del 72% dei votanti, che hanno eletto Presidente Mauricio Funes, del Fmln, con il 51,3% dei voti, mentre Rodrigo Ávila, candidato di Arena, ha ottenuto il 48,7%.
La vittoria di Funes segna la fine dopo vent'anni del "dominio" del partito di destra nazionalista Arena e l'ascesa al potere del partito nato dalle ceneri dell'ex esercito guerrigliero marxista, Frente Farabundo Martí de Liberación Nacional, che ha combattuto dal 1980 al 1992 una guerra civile per liberare il paese da una dittatura iniziata nel 1960.
Per la prima volta il Fmln ha presentato come candidato una persona che non ha combattuto nella guerra di liberazione e questo ha portato delle frizioni all'interno del partito, ma alla fine le polemiche interne sono state superate grazie a lunghe trattative ed anche al riscontro dei sondaggi pre-elettorali che davano Funes, ex volto televisivo e corrispondente della Cnn, in vantaggio rispetto al candidato di Arena.
Rodrigo Ávila, candidato alla presidenza di Arena, una volta resi noti i risultati elettorali dal Tribunale Supremo Elettorale (Tse) ha riconosciuto la sconfitta ed ha dichiarato: "Oggi abbiamo dato l'esempio su come si accetta giustamente la volontà popolare. Abbiamo affrontato al meglio una giornata elettorale che ci vede sconfitti, ma la sconfitta non ci annullerà. Siamo e saremo una opposizione forte e costruttiva. Una opposizione che controllerà che il nostro paese non si trasformi e non perda il suo sistema liberale e democratico".
Funes nel primo breve discorso dopo aver ringraziato i suoi elettori, il suo partito, la sua famiglia, il suo gruppo di lavoro, i suoi amici ed aver promesso che rispetterà fedelmente la Costituzione ha affermato: "Questo è il giorno più felice della mia vita. Sarò il presidente di tutti. Adesso deve esserci lo stesso sentimento di speranza e di riconciliazione che rese possibile gli accordi di pace. Oggi abbiamo firmato un nuovo accordo di pace e di riconciliazione del paese con se stesso. Per questo motivo invitiamo le diverse forze sociali e politiche a costruire insieme il futuro. Non ho dubbi: in questo giorno ha trionfato la cittadinanza che ha creduto nella speranza e che ha sconfitto la paura. Lo dico e lo ripeto, il mio governo sarà animato dallo spirito dell’unità nazionale. La costruzione dell’unità nazionale esige lasciare da parte, nello stesso momento, il confronto e le rimostranze."
"Come presidente eletto di tutti i salvadoregni, cercherò di beneficiare la maggioranza della popolazione, indipendentemente dalle sue preferenze politiche. Saluto i miei avversari con rispetto, riconosco il loro impegno e esprimo la mia disponibilità allo scambio libero di idee, in funzione dell’interesse nazionale e al rafforzamento della democrazia."
Il neo Presidente che si insedierà a giugno avrà un difficile compito: quello di mantenere fede alle promesse fatte in campagna elettorale quando prometteva l'esercizio fiscale responsabile, la crescita dell'economia di paese, il rispetto costante della Costituzione della Repubblica e l'impegno ad aiutare il sistema giuridico nell'espletare le sue funzioni di vigilanza e garanzia. Altro nodo importante della nuova Presidenza sarà la politica estera in cui El Salvador dovrà rafforzare le proprie alleanze sia bilaterali (USA in primis) sia multilaterali ( integrazione centro americana) senza perdere la propria indipendenza.
Adesso si attende che Funes porti un cambio radicale nella vita politica, economica e sociale del paese rivolgendosi a tutti i salvadoregni dal ricco imprenditore ai numerosissimi poveri che vivono, o meglio sopravvivono, nel paese. Forse questo rinnovamento, doveroso, è più vicino dato che Funes ha ricordato più volte Monsignor Oscar Arnulfo Romero, simbolo dei massacri effettuati dai paramilitari durante la guerra civile, ha affermando che "Lui aveva una preferenza per i poveri e stava seguendo una strada giusta. Ecco cosa farò io!".

mercoledì 8 aprile 2009

Testimonianze colombiane

L'esercito rivoluzionario delle FARC ha rilasciato il 18 marzo l'ingegnere svedese Erik Roland Larsson che fu rapito nel 2007. Larsson che oggi ha 69 anni e non gode di buona salute fu rapito dalla sua proprietà agricola nella regione a nord di Córdoba e fu richiesto per lui un riscatto da 5 milioni di dollari che secondo le fonti ufficiali non sono mai stati pagati.
Il conflitto tra Stato colombiano e Farc sembra che volga a favore del primo protagonista dopo i numerosi rilasci di ostaggi da parte dell'esercito guerrigliero e dopo anche la simbolica richiesta di perdono da parte di Karina, la guerrigliera delle Farc catturata nel 2008, per il dolore che le sua azioni hanno arrecato ai colombiani.
Tutti questi elementi, amplificati dai media pro Uribe, rafforzano l'immagine di Uribe che rimarca spesso nelle proprie dichiarazioni quanto siano deboli le Farc grazie alla politica del suo governo ed al positivo lavoro dell'esercito anche se in alcune regioni, quelle agricole, le Farc controllano il territorio e lo stato è completamente assente oppure è debole.
Questa campagna mediatica, sui presunti successi contro la guerriglia, cerca di far dimenticare dall'opinione pubblica tutti gli scandali che il governo Uribe e l'esercito stanno attraversando.

La lettera aperta, che riporto sotto, scritta da Don Angelo Casadei da un quadro molto più cupo di quello roseo che i media colombiani dipingono.
Don Angelo Casadei è uno dei missionari italiani che operano a Remolino del Caguán, un paese sperduto nella foresta amazzonica sulle anse del fiume Caguán controllato da sempre dalle Farc a cui, solo nel paese, da poco tempo si è sostituito l'esercito regolare.
Ecco cosa scrive Don Casadei: "Da due lunghi anni qui a Remolino del Caguán conviviamo ogni giorno con l'Esercito Nazionale, l'unica presenza dello Stato in un territorio lasciato per anni in balia della giustizia fai da te. La presenza del governatore e del sindaco è quasi nulla, e quando vengono a farci visita arrivano con un elicottero da guerra, scortati da forze militari. La gente, se vuole sopravvivere, deve obbedire a chi comanda, armi in pugno. In nessun momento si sente libera di agire. Questo è un territorio dove è ancora forte la presenza della guerriglia delle Farc, a cui tutti devono portare rispetto. La guerriglia deve essere informata di qualunque cosa, decisioni, arrivi e partenze. Viviamo in uno stato di guerra permanente, e dei peggiori: qui c'è una guerra tra fratelli del medesimo Paese, qui c'è una guerra civile".
"Qualunque guerra crea solo ingiustizie, da ogni parte, e chi ne porta il peso maggiore sono coloro che stanno nel mezzo: in questo caso i contadini. Sono pochi quelli rimasti da quando è iniziata la repressione nel Caguán, inaugurata dall'attuale Presidente. Una repressione che ha cambiato molto il nostro territorio. Molta gente se ne è andata e dà dolore vedere questo paese quasi vuoto. Qui abbiamo subito una vera "purga": è una repressione che vuole farla finita con la gente. Si stanno attaccando i piccoli commercianti del luogo, i loro líderes comunitari. È una guerra che sta lasciando solo morti. Le persone che restano sono disanimate".
"La cosa più triste di tutta questa storia è che molti dei desplazados fuggiti da Remolino si stanno vendendo all'Esercito e stanno denunciando persone innocenti che ancora vivono qui cercando di rifarsi una vita onestamente. È una guerra tra poveri alimentata dalle stesse forze militari. E a pagare sono sempre gli stessi".

sabato 4 aprile 2009

La nascita del Consejo de Defensa

I dodici paesi membri dell'Unasur (Unión de Naciones Suramericanes) si sono incontrati all'inizio di marzo del 2009 a Santiago del Cile, con l'obiettivo di consolidare la cooperazioni fra le forze armate ed aumentare la trasparenza delle spese militari. Per dare seguito a questi propositi è stato costituito il Consejo de Defensa.
Il Consejo de Defensa si riunirà almeno una volta l'anno con la presenza di tutti i ministri della difesa e se ne aggiungeranno almeno due presiedute dai viceministri dei paesi membro. La cooperazione militare in Sud America fino ad ora era avvenuta con trattati bilaterali e mai multilaterali come sottolinea il ministro della Difesa cileno, Josè Goni, che afferma: "Con l'iniziativa in questione cerchiamo una convergenza di interessi. Soprattutto la creazione del Consiglio di Difesa non è un argomento militare, ma di polizia. E serve anche per tutelarci dalle ingerenze straniere avvenute negli ultimi anni".

La costituzione del nuovo organo di difesa dell'Unasur è stato accelerato della riattivazione del comando sud atlantico della flotta statunitense e successivamente dalle manovre di addestramento della marina USA, prima davanti alle coste dell'Argentina, e poi nel mar dei Caraibi in prossimità delle acque venezuelane.
Altro fattore che ha dato un impulso importante alla creazione del Consejo de Defensa sono stati i forti attriti tra Colombia con Ecuador e Venezuela dopo l'incursione dell'esercito di Bogotá in territorio ecuadoriano per colpire l'accampamento delle FARC dove il numero due della guerriglia, Raul Reyes, è stato ucciso; altro fattore accelerante sono state le polemiche tra Cile e Perù sul tema delle crescenti spese militari.

Il Consejo oltre a coordinare le Forze Armate dei vari paesi, vigilerà sulle sovranità territoriali e sul pericolo di ingerenze da parte di stati che non fanno parte dell'alleanza. Oltre a ciò i militari saranno chiamati in causa per risolvere le piccole dispute territoriali che esistono tra gli stati ed infine coordineranno le operazioni per la lotta narcotraffico. Lotta che attualmente è di fondamentale importanza vista l'impennata di traffici di droga lungo i confini degli stati sudamericani.
Lo scopo principale de Consiglio di Difesa sarà quello di creare in futuro un esercito per la difesa sudamericana che rafforzerà la fiducia, la cooperazione, l'integrazione ed il dialogo tra tutti i paesi dell'Unasur.

mercoledì 1 aprile 2009

Epidemia Dengue in Paraguay e Bolivia

A gennaio 2009 in Paraguay si è sviluppata una pericolosa epidemia di dengue che ha costretto il governo di Lugo a proclamare lo stato di allarme sanitario.
L'epidemia di dengue, che ha colpito il paese, non è la variante classica ma quella emorragica.
Sfortunatamente l'emergenza sanitaria si è spostata anche in Bolivia dove ad oggi si contavano circa 450 mila casi di contagio di cui il 70% circa nella provincia di Santa Cruz, dove ormai le strutture sanitarie non riescono quasi più a seguire gli ammalati. Per adesso solo in 100 pazienti si manifestata la variante più pericolosa, quella emorragica, e di questi 25 sono deceduti.

In Bolivia e Paraguay con lo scoppio dell'epidemia sono giunti circa 400 medici e specialisti provenienti da Cuba impegnati nella cura e nella prevenzione.
Oltre all'arrivo dei medici cubani nei due Stati sono giunti anche aiuti economici e materiale sanitario dal Venezuela, dalla Colombia, dalla Spagna e dalla Francia.
Per combattere l'estendersi della malattia ad altre aree è stato dato il via ad alcune campagne di fumigazione che dovrebbero uccidere la zanzara Aedes Aegypti che trasporta il virus.
Il ministro della Sanità boliviano ha affermato: "La raccolta della spazzatura dev’essere fatta due volte al giorno e non due volte la settimana, soprattutto per la presenza di oggetti di plastica e di vecchi pneumatici, che con le piogge frequenti si trasformano in punti di riproduzione perfetti delle zanzare"; ha ringraziato i medici cubani per il lavoro svolto ed ha aggiunto che la cooperazione tra le nazioni confinanti è molto importante e significativa.

La ricercatrice argentina Andrea Gamarnik, che ha scoperto come il virus si riproduce all'interno delle cellule, sottolinea come la ricerca scientifica per arrivare ad un vaccino è complicata perché oltre alle difficoltà tecniche e di ricerca si deve scontrare con problematiche economiche.
I problemi economici derivano dal fatto che le multinazionali farmaceutiche, stranamente, non investono denaro in malattie che colpiscono i paesi poveri del Sud del mondo.