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lunedì 14 ottobre 2013

Ecuador: Correa rinnega "yasunizar el mundo"

L'iniziativa di bloccare ogni attività mineraria e di estrazione di petrolio e gas naturale nel Parque Nacional Yasunì-ITT figlia della Costituzione del 2008 sembra arrivata alla fine.
Nel 2007 Alberto Acosta, al tempo ministro dell’energia del governo Correa, dichiarava che non estrarre petrolio dal Parque Nacional Yasunì-ITT significava conservare intatta un’area di straordinaria biodiversità e rispettare i diritti dei popoli indigeni incontattati. 

L’Iniciativa Yasuní-ITT (il cui acronimo deriva dai pozzi petroliferi di Ishpingo, Tiputini e Tambococha) era stata presentata da Correa durante un’assemblea dell’Onu; il Presidente dichiarò all'Assemblea di non voler estrarre il petrolio per evitare l’emissione di oltre 450 milioni di tonnellate di CO2, le quali avrebbero notevolmente contributo al riscaldamento globale del pianeta, in cambio di questo blocco Correa chiese una compensazione economica di circa 3600 milioni di dollari in un arco di tempo di 12 anni.

Oggi nel settembre 2013 il Presidente Correa ha deciso di sospendere la "moratora petrolera" perché non si è riusciti a coprire, insieme alla comunità internazionale, almeno la metà degli introiti dell'estrazione del petrolio. Correa afferma che le risorse economiche derivanti dall'estrazione del greggio siano fondamentali per l'Ecuador; questo denaro serve per abbattere il tasso povertà e di sottosviluppo che affliggono il paese affermando che "il maggior attentato ai diritti umani è la miseria" e ricordando come la comunità internazionale non abbia mantenuto gli accordi. 
Le difficoltà economiche dell’Ecuador sono note e l'unica risposta arrivata da Palacio de Carondelet è stata quella di sospendere la moratoria (dobbimao ricordare che la protezione del Parque Nacional Yasunì-ITT ebbe un consenso mondiale tra i movimenti sociali e come fu inventato il motto "yasunizar el mundo").  

I movimenti sociali ed le popolazioni indigene sottolineano come la Costituzione ecuadoriana obblighi lo stato a preservare le aree naturali ed i luoghi dove le popolazioni indigene vivono come il Parque Nacional Yasunì; ma vi è una norma, controversa, nella Costituzione in cui per motivi di "interesse nazionale" il presidente può derogare a questo articolo della Costituzione.
Inoltre la popolazione ricorda come l'estrazione del greggio abbia causato gravi danni ambientali come nel caso della multinazionale Chevron-Texaco  a cui è stata inflitta una dura condanna (Confermata la condanna a Chevron).
I movimenti sociali bollano come demagogica la proposta di Correa che promette di usare i proventi dell'estrazione mineraria per combattere la povertà perché significa anche sostenere che l’estrazione mineraria ridurrà la disoccupazione; così Correa nel dubbio tra ambiente e sviluppo ha scelto lo sviluppo affermando implicitamente che ambientalismo porta alla povertà. Altro aspetto fondamentale è l'accrescimento delle disuguaglianze sociali a scapito dei popoli che vivono nel parco che saranno costretti a migrare e divenire "sfollati ambientali"

Il Sumak Kawsay, buen vivir, di Correa si è trasformato secondo le popolazioni indigene e le organizzazioni sociali nel "nuovo modello di dominazione borghese"; modello che chi governa insegue vessando con numerossisimi processi penali e civili (molte volte pretestuosi) a carico dei leader dei movimenti sociali, dei campesinos e dei nativi i quali hanno la sola "colpa" di battersi per la difesa della foresta amazzonica.
L'autentico Sumak Kawsay è l'eleggere la Pachamama al centro di tutta la vita e liberla dalle rondas petroleras e mineras. 

mercoledì 22 maggio 2013

Ecuador: il Governo ignora la Costituzione


La protesta dei popoli indigeni e delle associazioni in Ecuador e sempre più osteggiata dal Governo del presidente Rafael Correa; nell'ultima manifestazione, del 21 marzo 2013, per difendere l'accesso alle risorse idriche tre rappresentanti delle comunità del Tarqui, che da molti anni si oppongono alle concessioni mineraria nell'area di Kimsacocha, stati condotti in carcere.
Carlos Pérez, Federico Guzmán e Efraín Arpi sono stati arrestati durante la manifestazione, pacifica, 
e condannati a un anno di detenzione dal Tribunale di Cuenca che ha poi ridotto la pena ad otto giorni perché, secondo la corte, "protestare per il diritto all'acqua è una lotta altruista".
Mentre nei primi giorni di aprile del 2013 sono stati arrestati, sempre per "sabotaggio", "terrorismo" e "blocco della circolazione", dieci attivisti di sinistra conosciuti come i "dieci di Luluncoto" (perché provenienti dal barrio dove sono stati catturati, a sud di Quito) per "punire" la loro partecipazione attiva ai movimenti per la tutela dell’acqua pubblica e contro lo sfruttamento delle risorse minerarie.

I fermi a cui sono sottoposti i rappresentanti delle associazioni e degli indio arresti sono arbitrari e senza fondamento; i fermati vengono fantasiosamente accusati di atti di "sabotaggio", di "terrorismo" e di blocco della circolazione (se un cittadino vine dichiarato colpevole di obstrución ilegal de vías in Ecuador rischia fino a 3 anni di carcere) durante le manifestazioni in cui non si è mai verificato uno scontro con le forze di polizia. A tutto ciò si aggiunge il fatto di aver ritirato loro il passaporto e quindi gli viene impedito di recarsi agli incontri dei popoli indio che si svolgono in tutto il Sud America.

Le associazioni rivendicano il loro diritto a manifestare pacificamente affermando che lo Stato deve garantirgli questo diritto oltre a mantenere l’ordine pubblico qualora ci fossero incidenti (ad oggi mai verificati).
I movimenti indio e le associazioni denunciano che in Ecuador non è mai stato effettuato un referendum per convalidare la Ley de Aguas; il referendum fu chiesto a gran voce nel maggio 2010 con La Marcha de la Pachamama y el Agua, indetta dal Conaie (Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador), per sensibilizzare il paese sul fatto che l’acqua era esclusivamente nelle mani delle multinazionali e che l'accesso a questo bene fondamentale e per la popolazione era difficile e costoso. 
Inoltre l’estrazione di oro, argento e rame contamina le faglie ed i corsi d'acqua riducendo così la possibilità di approvvigionamento delle popolazioni.

Quello che colpisce è l'accanimento con cui lo stato ecuadoriano persegue e gli attivisti impegnati a difendere i diritti umani e ambientali; il tutto appare ancora più assurdo se si pensa che la stessa Costituzione del Ecuador stabilisce il diritto fondamentale all'acqua  alla sovranità alimentare, e riconoscere il diritto alla resistenza di fronte a decisioni prese dallo stato che violano i diritti costituzionali dei suoi abitanti. 

mercoledì 27 marzo 2013

Ecuador: elezioni 2013


Le elezioni, con altissima affluenza, in Ecuador hanno sancito la vittoria del presidente uscente Rafael Correa con il 58% delle preferenze (al suo partito sono andati il 52% dei voti per assegnare i seggi del Parlamento).
Lo sfidante Guillermo Lasso, del movimento politico CREO appoggiato anche dal Opus Dei, ha ottenuto il 23% dei voti, Lucio Gutierrez si è fermato al 7%, Mauricio Rodas al 4% mentre Alberto Acosta, ex ministro del governo Correa che lasciò per divergenze politiche, ha ottenuto il 3,5%. 
Il risultato delle urne sottolinea la popolarità di un presidente che ha visto crescere il suo consenso di quasi 10 punti percentuali rispetto al 2009; questo porterà la sua formazione politica, Alianza País, ad avere una maggioranza qualificata di due terzi all'Assemblea Nazionale. 

Correa ha affermato che "la Revolución Ciudadana avanza e non la fermerà niente e nessuno", aggiungendo che i prossimi quattro anni alla guida del paese serviranno per attuare quelle riforme necessarie per cambiare il paese. 
Il presidente rieletto ha continuato affermando: "Dedico questa vittoria a Chávez, uno straordinario leader latinoamericano… Oggi ha perso la partitocrazia, il potere mediatico, il FMI, l’oligarchia interna e i suoi alleati internazionali, ha vinto il popolo dell’Ecuador, la sua volontà e la sua sovranità che mai più potrà essere piegata dai poteri forti".

La rielezione di Correa si basa oltre che sull'opposizione frammentata anche sui risultati ottenuti durante il primo mandato presidenziale. Seppur i risultati non siano in linea con le aspettative e con le promesse della prima campagna elettorale si deve sottolineare che l'indice di povertà è diminuita di circa il 30%, la disoccupazione si è attestata intorno al 5% e l'economia è in costante crescita (8% nel 2011 e 5% nel 2012).
Correa grazie alla sua politica è riuscito ad intercettare anche il voto della classe imprenditoriale e della borghesia che hanno apprezzato la crescita economica del paese, una migliore gestione dei trasporti e la creazione di nuove infrastrutture. Contemporaneamente è riuscito a consolidare il sostegno dei più poveri che hanno beneficiato del "bono de desarrollo", passato da 35 a 50 dollari mensili, degli investimenti nello sviluppo sociale, nell'istruzione  e nelle politiche di impiego e redistribuzione del reddito.

Un aspetto della politica di Rafael Correa spesso criticata è la criminalizzazione dei movimenti sociali; da ricordare gli scontri con le comunità Indio, i movimenti ambientali, le associazioni per la difesa dell’acqua e dell'ambiente. 

Le sfide del rieletto presidente saranno molteplici partendo dal fatto di riuscire a far divenire lo stato Ecuadoriano più giusto, solidale e ambientalmente sostenibile fondato sulla politica del "buen vivir".
Se il governo ecuadoriano riuscirà a dare continuità e maggior forza ai rapporti instaurati nel UNASUR e nel ALBA, oltre alle politiche del "buen vivir", l'Ecuador potrà essere un vero e proprio laboratorio ed una speranza per tutto il continente latinoamericano.

venerdì 6 luglio 2012

In marcia "per la vita e la difesa delle risorse naturali"


Si è svolta nel mese di marzo in Ecuador la marcia "per la vita e la difesa delle risorse naturali" voluta dal movimento indigeno Conaie ed iniziata con la cerimonia propiziatoria nel fiume Chuchumbletza.

La marcia fa parte della mobilitazione nazionale per chiedere al governo del presidente Correa una giusta redistribuzione delle terre improduttive, il blocco dello sfruttamento intensivo delle risorse minerarie ed un nuovo piano energetico nazionale.

L'economia del Ecuador dipende strettamente dalle risorse del sottosuolo come il petrolio, il gas ed i metalli e grazie a queste ricchezze ed alla rinegoziazione delle concessioni minerarie il governo ecuadoriano è riuscito, in soli cinque anni, a ridurre la povertà di circa il 10%, moltiplicato i finanziamenti per la sanità e l'ducazione e salute, aumentato del 10% il numero degli occupati che nel 2011 si è tradotto in una crescita di pil del 8%.
La mobilitazione popolare cerca di spostare l'attenzione sul rispetto della madre terra, del buen vivir, invece di continuare ad incrementare lo sfruttamento delle risorse naturali per lo sviluppo economico del paese come invece sostiene il governo. 
A tal proposito il 5 marzo 2012 il governo Correa ha concesso alla società cinese EcuaCorriente la possibilità di estrarre rame per un periodo di 25 anni in miniere situate all’interno della cordigliera del Condor, una delel aree più ricche di biodiversità del continente.
La concessione mineraria porterà nelle casse Ecuadoriane circa 4,5 miliardi di dollari che farranno sicuramente dimenticare quanto sia inquinante l’estrazione del rame, ma nache come il diritto di consultazione delle comunutà indigine non debba essere rispettato ed infine questo denaro riesce a far ignorare gli ammonimenti della Corte dei Conti diciassette irregolarità presenti nella concessione mineraria tra rischi ambientali e violazioni procedurali.

Lo sviluppo del Ecuador deve andare avanti anche se per gli ecuadoriani non arriverà il progresso.

lunedì 26 marzo 2012

Confermata la condanna a Chevron


La Corte d'appello del Ecuador ha confermato la sentenza di primo grado che aveva condannato Chevron a pagare 18 miliardi di dollari per disastro ambientale nella foresta amazzonica.
Nella sentenza depositata dal collegio di Lago Agrio si legge: "Confermiamo la sentenza di primo grado in ogni suo aspetto, compresa la richiesta di scuse pubbliche". Il rifiuto da parte di Chevron di scusarsi pubblicamente ha fatto aumentare il risarcimento dai 8,6 miliardi di dollari inizialmente decisi a 18,2 miliardi.

La sentenza condanna Texaco, acquisita poi dalla Chevron, operò in Ecuador nella foresta amazzonica tra il 1972 e il 1992 in cui secondo le indagini avrebbe sversato nella foresta circa 68 miliardi di litri di materiali tossici tra petrolio e solventi necessari all’estrazione. Questo sversamento ha inquinato numerosissimi corsi fluviali, aree agricole e parte della foresta Amazzonica. 
Le organizzazioni ambientaliste ecuadoriane, che da anni si battono per avere il risarcimento dei danni, hanno documentato questa devastazione con quello che avevano battezzato il Toxic tour: un viaggio tra i villaggi dell’Amazzonia attorno al centro petrolifero di Lago Agrio, in mezzo a pozze di petrolio a cielo aperto, campi annichiliti dalle piogge acide e fiumi ormai vuoti di pesci.

Chevron ha commentato la sentenza con un comunicato molto duro ed a tratti offensivo verso i giudici ecuadoriani e lo Stato ecuadoriano, queste sono alcune parti del comunicato: "La decisione di oggi è un altro esempio eclatante della corruzione e della politicizzazione del sistema giudiziario dell’Ecuador che ha afflitto questo caso fraudolento fin dall’inizio [...] I giudici si sono basati su false prove fabbricate ad hoc dai querelanti [...] I giudici sarebbero anche stati corrotti ed intimiditi". 
Chevron afferma anche di aver fornito le prove ed i resoconti del loro operato e delle operazioni di bonifica costate circa 40 milioni di dollari ed inoltre Petroecuador (società ecuadoriana con la quale Chevron era consorsiata) ha stimato in circa 70 milioni di dollari i costi per completare le operazioni di bonifica delle aree inquinate. "Cifra che contrasta con il risarcimento multimiliardario chiesto oggi" secondo Chevron. 

Adesso lo scoglio principale è l'applicazione della sentenza perché Chevron afferma di "non credere che la sentenza sia applicabile da qualsiasi tribunale che rispetti la legge e lo stato di diritto. L’azienda continuerà ad appellarsi in ogni sede e cercherà di portare a giudizio i responsabili di questa frode". 

domenica 12 giugno 2011

Scontro diplomatico tra Ecuador e USA

Il presidente del Ecuador, Rafael Correa, durante una conferenza stampa trasmessa in diretta televisiva il 5 aprile 2011 ha chiesto all'ambasciatrice degli USA, Heather Odges, di far ritorno negli Stati Uniti e di spogliarla di tutte le investiture diplomatiche.La reazione statunitense non si è fatta attende con il presidente Obama che ha espulso l'ambasciatore ecuadoriano.

Lo scontro diplomatico nasce dopo la pubblicazione da parte di Wikileaks di un documento scritto dall'ambasciatrice statunitense in affermava di aver riscontrato un alto livello di corruzione nella polizia ecuadoriana e del diretto coinvolgimento del presidente Correa.

Nel cablogramma che ha pubblicato il quotidiano spagnolo El Paìs l'ambasciatrice Heather Odges accusa l'ex comandante della polizia Jaime Hurtado, ritiratosi nel maggio 2009, di "aver utilizzato il suo ruolo di alto ufficiale per estorcere e accumulare denaro e per facilitare il traffico di essere umani". La Odges continua affermando che "la polizia obbliga la maggior parte della popolazione a pagare tangenti per aggirare una burocrazia asfissiante", infine ipotizza la complicità del residente Correa il quale, sapendo delle attività illegali del comandante da Hurtado, lo avrebbe promosso "per garantirsi un comandante delle forze di polizia da manipolare con facilità".

L'ambasciatrice statunitense appena furono resi noti i documenti fu convocata dal ministro degli esteri Esteri, Ricardo Patiño, per avere delle spiegazioni ma la Hodges si limitò solamente a far notare che i cablogrammi furono trafugati dall'ambasciata.

Patiño, affiancando il presidente Correa nella conferenza stampa, ah affermato che "le dichiarazioni dell'ambasciatrice sono assolutamente inaccettabili da parte del nostro Governo, per questo la invitiamo a lasciare il Paese nel più breve tempo possibile" ed il presidente Corea a aggiunto: "Sospettavamo che questa signora di estrema destra fosse nemica del governo ma l'epoca coloniale in America Latina è terminata e adesso qui troveranno soltanto sovranità e dignità".

Non è la prima volta che i due stati si scontrano sul terreno diplomatico, già nel 2009 Correa espulse il primo Segretario ed un impiegato dell'ambasciata statunitense perché accusati di ingerenze nella politica ecuadoriana e per la sottrazione di importanti documenti dagli uffici dell'intelligence ecuadoriana.

lunedì 11 aprile 2011

Chevron condannata per disastro ecologico in Amazzonia

Il 14 febbraio 2011 la giustizia ecuadoriana ha condannato la multinazionale petrolifera Chevron a pagare una multa di 8.646 milioni di dollari per aver provocato un disastro ambientale nell'Amazzonia ecuadoriana in cui la Texaco, compagnia acquisita dalla Chevron, ha operato per oltre 45 anni. 
La Texaco aprì i primi pozzi petroliferi nell'area di Sucumbíos nel 1964, alcuni anni dopo si consorziò con la compagnia petrolifera dello Stato ecuadoriano fino a quando nel 2001 fu acquisita dalla Chevron. Nel 1993 fu depositata la prima denuncia negli USA contro la Texaco ma per competenza territoriale fu spostata in Ecuador ed il procedimento ebbe inizio nel 2003 a Nuova Loja.

La sentenza punisce la multinazionale statunitense per non essersi preoccupata del trattamento degli scarti dell'estrazione petrolifera che, invece, ha lasciato insieme ad altre sostanze tossiche in vasche a cielo aperto da cui poi si sono verificate perdite che hanno impregnato il terreno e le falde acquifere.
L'inquinamento prodotto dal mancato trattamento degli scarti dell'estrazione del greggio ha provocato la distruzione di molte coltivazioni e di parti di foresta Amazzonica e come se non bastasse anche gli abitanti dell'area si sono ammalati e sono morti. 

Il giudice Nicolás Zambrano ha imposto oltre alla sanzione per i danni ecologici anche un risarcimento dell'ordine del 10% per i danni provocati alle comunità colpite. L'avvocato Pablo Fajardo, cresciuto tra i pozzi petroliferi di Sucumbíos e laureatosi per cercare di dare giustizia e dignità alla sua comunità, ha dichiarato che il risarcimento è "irrisorio per il pesante inquinamento provocato, ma significativo, anche se la nostra richiesta era di 27 miliardi di dollari. Abbiamo combattuto giuridicamente per ottenere che l'impresa Chevron, prima Texaco, risponda del suo crimine e paghi per riparare il danno ambientale provocato. È chiaro che si tratta di una somma insignificante rispetto al reale crimine commesso, un crimine ambientale sì, ma anche culturale e umano. Resta comunque il fatto che siamo di fronte a un vero passo avanti verso il trionfo della giustizia". 

La Chevron però contesta la decisione del giudice tramite un comunicato stampa in cui si legge: "La sentenza della corte ecuadoriana è illegittima e inapplicabile. È il prodotto di una frode e totalmente contraria a quello che dimostrano le prove scientifiche e legittime. Chevron ricorrerà in appello e spera che prevalga la giustizia. Sia le corti Usa che i tribunali internazionali hanno già preso le dovute misure per prevenire l'applicazione del verdetto emesso dalla corte ecuadoriana. Chevron è convinta che in qualsiasi Stato di diritto questa sentenza sia inapplicabile". 

A vantaggio della multinazionale statunitense vi è un verdetto del 11 febbraio 2011 emesso dalla Corte permanente di arbitraggio del Aja la quale proibisce, temporaneamente, l'applicazione di ogni sentenza emessa contro la Chevron. La decisione del Aja risponde ad una richiesta di arbitrato fatta dalla multinazionale nel settembre 2009 basata sul Trattato bilaterale tra Usa ed Ecuador che esonera da ogni responsabilità la multinazionale nel avesse ricoperto un terzo delle 260 piscine costruite per contenere gli scarti dello sfruttamento petrolifero. 
Oltre alla sentenza del Aja ve ne è anche un'altra pronunciata da un giudice di New York che blocca il pagamento dei risarcimenti fino a che non vi sia un giudizio definitivo. 

Il primo passo verso la giustizia, anche se osteggiata con ogni mezzo della Chevron e dalle pressioni politico/economiche degli Usa, è arrivato dopo 18 anni dalla denuncia per disastro ambientale; anche se è il primo grado di giudizio rimane una sentenza storica che speriamo deventi definitivo.

sabato 26 febbraio 2011

L’Ecuador alle prese con l’emergenza sanitaria

La Costituzione ecuadoriana varata nel 2008 riconosce il diritto a ricevere le prime cure da qualsiasi struttura pubblica o privata che sia. Sfortunatamente questo articolo della Costituzione viene spesso ignorato e le strutture private lasciano letteralmente morire gli ammalati che non riescono ad esibire una carta di credito, o qualche banconota da mille dollari oppure una certificato assicurativo.

Per combattere il "mercato della salute" il Presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, ha proclamato il 10 gennaio 2001 "lo Stato di Emergenza Sanitaria" per una durata minima di sessanta giorni.
"Lo Stato di Emergenza Sanitaria" voluto da Correa cerca di aumentare l'efficienza del servizio sanitario nazionale portando gli stanziamenti a circa 410 milioni di dollari per potenziare infrastrutture ed apparecchiature tecniche. Il denaro per finanziare il progetto sarà recuperato con alcune imposte su alcool e tabacchi.
Nei documenti che ha fornito il governo ecuadoriano si legge che dal 2006 vi è stato un incremento di circa il 140% degli accessi ad ospedali pubblici.

Un caso emblemaitico della situaziomne Ecuadoriano è quella di Edison Alcivar che nel febbraio 2010  arrivò in condizioni critiche alla clinica privata Pichincha, una delle migliori strutture della capitale Quito, ma non fu curato perché nel suo portafoglio non aveva carte di credito o contrassegni di un'assicurazione sanitaria. Dopo quattro ore dal suo arrivo alla clinica privata Pichincha, Edison, era ormai morto.
Un'altro caso eclatante avvenne nel settembre 2009 quando Charlotte Mazoyer, giovane vulcanologa francese, fu vittima di una rapina in cui le spararono; anche lei fu trasportata alla clinica privata Pichincha ma come Edison nemmeno lei mostro carte di credito o contrassegni di un'assicurazione sanitaria. Fu lasciata morire su una barella.

La sanità in Ecuador, come in ogni altro paese, è un settore molto reditizio per i privati che ci operano e non è raro assistere a speculazioni intollerabili. Nella sanità privata ecuadorianavi è anche un mercato dei pazienti con vede protagonisti gli operatori del pronto intervento i quali ricevono un compenso dalle strutture private, tra i 50 ed i 150 dollari, indirizzando i feriti nelle cliniche private invece che nelle strutture pubbliche. 

Gli analisti alla luce della difficile situazione della sanità in Ecuador dove le cliniche private non hanno sicuramente intenzione di rinunciare ai loro enormi profitti concordano che l'ultima mossa del Presidente Correa sarebbe quella di imporre, come la Costituzione prevede, lo Stato di Eccezione. 
Con lo Stato di Eccezione la Carta costituzionale permette al governo di riformare pesantemente ed addirittura di nazionalizzare una parte o tutto un settore.
Correa, sempre secondo gli analisti, non si spingerà a tanto perché è il potere economico che impone le regole e non quello politico.

lunedì 1 novembre 2010

Ecuador: Golpe sventato/2

Il presidente Rafael Correa nel suo discorso alla nazione la sera del fallito golpe ha affermato: "Il tentativo di cospirazione è fallito, ma lascerà cicatrici che ci impiegheranno molto tempo per guarire. E' stato un tentativo di golpe dietro al quale c'è Lucio Gutierrez (ex presidente e ora capo dell'opposizione). C'erano degli infiltrati nella polizia e per questo procederemo a rinnovare completamente questa fondamentale forza dello Stato".

Molte testimonianze di poliziotti rimasti fedeli al presidente affermano che le infiltrazioni nella polizia ci sono state e provengono da persone vicine all'ex presidente Lucio Gutiérrez. In una delle operazioni orchestrate dagli infiltrati è stata assaltata l'emittente televisiva Ecuador TV poco dopo che il canale pubblico era riuscito a mettersi in contatto con il presidente sequestrato ed a farlo parlare in diretta al paese. Grazie alle telecamere di sorveglianza ed alle testimonianze dei giornalisti e tecnici di Ecuador TV si è riuscito a dare un volto ed un nome a coloro che hanno assaltato l'emittente tv e sono riusciti a bloccare il segnale per oltre un'ora. Il gruppo di asssaltatori non era composto da poliziotti ma civili che venivano guidati dall'avvocato personale di Lucio Gutiérrez,Pablo Guerrero.
Inoltre vi sono state numerose spedizioni punitive, riconducibili a persone vicine a Lucio Gutiérrez, verso i giornalisti che cercavano di documentare le varie fasi del golpe.

A seguito di queste rivelazioni lo fonti vicine all'ex presidente affermano la totale estraneità ai fatti e affermano che si è trattato di uno sciopero delle forze di polizia e non di un golpe. Per questo motivo l'ex presidente della Costituente, Alfredo Acosta molto critico con il presidente Correa, ha dichiarato: "Non accetto la tesi che inizia a circolare da destra, che si sia trattato di una montatura del governo e non ci sia mai stato un golpe. Ma credo che il governo si stia comunque approfittando della situazione. E questo non sarebbe di per sé un male, se solo ne approfittasse per correggere il tiro e ritornare alle origini del processo rivoluzionario (la rivoluzione cittadina ndr.), continuando, invece, su questa strada"

Durante il fallito golpe il governo Correa ha ricevuto un'importante sostegno dal consiglio permanente dell'Osa (Organizzazione degli Stati Americani) che ha espresso in una nota ufficiale "il ripudio a qualsiasi tentativo di alterare l'istituzione democratica. Facciamo appello ad un energico richiamo alla forza pubblica e hai settori politici e sociali per evitare che si produca violenza che condurrebbe a instabilità politica e attenterebbe contro la pace sociale e la sicurezza nazionale."

martedì 19 ottobre 2010

Ecuador: Golpe sventato

L'alba del 30 settembre 2010 Quito a visto una parte dell'esercito e della polizia prendere il controllo dei distretti di polizia, dell'aeroporto (bloccando il traffico aereo) ed il palazzo del Congresso impedendo l'accesso ai deputati.

Questa violenta protesta nasce da una legge che riforma il settore pubblico. La legge, voluta con forza dal governo di Rafael Correa, riequilibra gli stipendi dei dipendenti pubblici, eliminando ogni tipo di privilegio. 

La protesta e soprattutto le modalità con cui l'esercito e della polizia hanno deciso di manifestare il proprio dissenso ha fatto subito pensare ad un tentativo di colpo di stato. E di golpe è legittimo parlarne dato che l'aeroporto di Quito è stao chiuso, le scuole sono state chiuse, i servizi di trasporto pubblico sono stati fermati, le banche sono state chiuse, le comunicazioni bloccate ed alle ambasciate è stato chiesto di interrompere le attività con i cittadini ecuadoriani.

Il presidente Rafael Correa ha cercato immediatamente di riprendere il controllo della situazione recandodi al quartiere generale della polizia ma le alte gerarchie delle forze dell'ordine non hanno accettato nessun tipo di dialogo. Il presidente, mentre era all'esterno del quartiere generale della polizia ha urlato: "non un passo indietro! Se volete tradire la vostra patria, fatelo. Se volete occupare le stazioni di polizia, fatelo. Se volete ammazzarmi fatelo. Ma io non faccio un passo indietro". Poco dopo è stato vittima di un lancio di bombe carta e lascrimogeni.

Con un golpe alle porte gli ecuadoriani sono scesi in piazza per manifestare il loro appoggio al presidente ed alla costituzione; il primo cittadino della capitale intervenendo ad una emittente radio ha invitato tutti a "defender la democracia".
I sostenitori di Correa si sono anche scontrati con le forze armate e sulla strada si sono contati due morti ed alcuni feriti tra le fila dei manifestanti.

Il presidente dopo essere stato bersagliato dai lacrimogeni e da alcune bombe carta è stao malmenato e con la scusa di soccorrerlo è stato sequestrato per 11 ore in un’ospedale militare, controllato dai golpisti, inoltre ci sono stati vari tentativi di trasportalo altrove ma la folla assiepata intorno all'ospedale lo ha impedito.
Dopo undici ore di prigionia Correa è stato liberato da un blitz di militari rimasti fedeli alla costituzione.

Il presidente Correa nella tarda serata del 30 settembre alle radio e televisioni ha dichiarato: "Il tentativo di cospirazione è fallito, ma lascerà cicatrici che ci impiegheranno molto tempo per guarire. E' stato un tentativo di golpe dietro al quale c'è Lucio Gutierrez (ex presidente e ora capo dell'opposizione). C'erano degli infiltrati nella polizia e per questo procederemo a rinnovare completamente questa fondamentale forza dello Stato".

martedì 11 maggio 2010

L'Ecuador risarcirà la Chevron

Texaco, poi divenuta Chevron, presentò tra il 1991 ed il 1993 ai tribunali ecuadoriani sette cause contro la compagnia petrolifera Petroecuador. Le contese erano incentrate sulla risoluzione dei contratti commerciali tra Chevron e Petroecuador; una causa verteva sulla violazione del contratto per la cessione di una quota di petrolio dalla multinazionale Statunitense all'Ecuador e che quest'ultimo esportava violando alcuni, presunti, accordi che imponevano allo stato andino l'uso interno del greggio e non la sua commercializzazione.

Le cause intentate dalla Chevron non hanno mai avuto risposta da parte della giustizia ecuadoriana e per questo motivo la multinazionale statunitense ha deciso nel 2006 di rivolgersi alla Corte Permanente degli Arbitrati dell'Aia (Paesi Bassi) che a fine marzo 2010 ha emesso il suo verdetto.
Il Tribunale dell'Aia ha stabilito che l'Ecuador dovrà pagare 700 milioni di dollari di risarcimento alla Chevron, più gli interessi cumulati e spese legali.
Secondo alcune indiscrezioni, dato che le motivazioni della sentenza ancora non è stata resa pubblica, la Corte ha riscontrato una violazione del Trattato Bilaterale per gli Investimenti tra Stati Uniti e Ecuador, in quanto quest'ultimo non ha attivato tutti i canali per la risoluzione del contenzioso.

giovedì 29 aprile 2010

Coordinazione Andina di Organizzazioni Indigene

A Quito nella prima metà di marzo del 2010 si è riunito il II Congresso della Coordinazione Andina di Organizzazioni Indigene (CAOI), a cui hanno preso parte i rappresentanti dei popoli indigeni provenienti da Argentina, Cile, Colombia, Ecuador, Guatemala, Perù e Venezuela.
I temi affrontati in questo Congresso vanno dalla crisi planetaria all'emergenza climatica ed ambientale, alle condizioni di vita degli indio fino alla Ricostruzione dei Popoli e degli Stati plurinazionali.

Le cause della crisi economica globale,secondo il CAOI, è legata alle drammatiche condizioni del clima e dell'ambiente.
L'economia basandosi sull'accumulo senza freno di potere e denaro, da parte di pochi individui, insieme allo sfruttamento incondizionato delle risorse, conservate dalla Madre Terra (Pacha Mama), porta inevitabilmente al disastro ambientale che osserviamo oggi. Il cambiamento climatico non si combatte con gli aiuti economici ma proponendo nuovi modelli di sviluppo e di rispetto dell'ambiente e la vita delle persone. Secondo l'assemblea è importante resistere ed essere coesi contro ogni attacco che mina la dignità degli uomini e ne minaccia la propria vita; quindi è necessario che i movimenti indigeni ed i movimenti sociali si uniscano per dare vita a proposte e progetti per modificare la società.
Il tema de "La ricostruzione dei Popoli indigeni" è fondamentale ed inizia in ogni villaggio per ricordare e capire da dove ogni individuo proviene, chi è e chi sono i propri avi. Tutto ciò e si sviluppa fino alla creazione di un modello transnazionale; l'unico in grado di combattere la pseudo cultura che non rispetta la Pacha Mama e le tradizioni dei popoli.
Per difendere la Madre Terra dai cambiamenti climatici e dall'avidità delle imprese dall'assemblea è emerso che sarebbe utile ed importante la creazione dei Tribunali Indigeni di Giustizia Climatica che riescano ad emettere delle sentenze vincolanti per sanzionare e bloccare le società che non rispettano gli accordi e devastano il territorio. Altro punto su cui il CAOI si batterà è quello redarre una Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra alle Nazioni Unite, di far rispettare le indicazioni della Corte Interamericana dei Diriti Umani.

Per riuscire ad attuare tutto ciò le comunità indigene dovranno essere presenti anche a livello politico nei parlamenti dei vari paesi in cui vivono e successivamente riuscire a ritagliarsi uno spazio nelle conferenze politiche internazionali per essere capaci di difendere finalmente la Pacha Mama.

lunedì 26 aprile 2010

Chevron Vs. Ecuador

Il contenzioso tra Chevron e gli agricoltori delle comunità indigene della regione di Lago Agrio iniziò nel 1993 quando questi ultimi denunciarono la Texaco (acquistata nel 2001 dalla Chevron) per aver inquinato i fiumi della regione amazzonica, causato gravi malattie alle popolazioni per non aver correttamente smaltimento i residui dell'estrazione del greggio.

Nel settembre 2009 la multinazionale USA si era rivolta ad un tribunale federale statunitense per richiedere l'autorizzazione a sottoporre il contenzioso ad un arbitrato internazionale come previsto dagli accordi bilaterali per gli investimenti tra Ecuador e USA.
La volontà di portare davanti ad arbitrato internazionale la richiesta di risarcimento di 27 miliardi di dollari è una chiara strategia difensiva che mira ad estromettere la giustizia ecuadoriana. La contromossa del Governo di Quito è stata quella di presentare un ricorso contro l'istanza della Chevron.

Precedentemente la Chevron aveva richiesto ad alcuni tribunali federali statunitensi l'autorizzazione a rivolgersi ad un organo di giustizia diverso ma non era mai stata accolta la richiesta della multinazionale per cui rimaneva legittimo e poteva continuare il processo nel tribunale di Quito.
Le varie risposte negative ricevute dalla Chevron hanno portato la multinazionale a protestare decisamente contro i giudici statunitensi, queste proteste hanno portato alla destituzione di alcuni giudici ed all'invalidazione dell'ultima sentenza che rendeva ancora valida l'istanza della multinazionale.
Grazie a questi fatti il giorno 11 marzo 2010 la Corte federale di New York ammetteva le richieste Chevron sull'arbitrato.

I legali della Chevron hanno dichiarato: "la compagnia è lieta che il giudice Sand abbia negato uno stallo e che l'arbitrato ai sensi del trattato bilaterale per gli investimenti possa procedere". I legali continuano accusando il governo del paese latino americano di aver violato il trattato bilaterale degli investimenti tra Usa e Ecuador, più precisamente, nel punto due in cui questi deve forzare il tribunale ecuadoriano a rigettare la causa ambientale, per non competenza. Mentre i legali della comunità indigena hanno dichiarato che la decisione della corte statunitense non porta ad una sconfitta ma solo ad un allungamento dei tempi per avere giustizia.

Con l'ingresso nel contenzioso di un giudice internazionale vi è un'alta percentuale che l'organo sovranazionale non ammetta come parti lese le comunità indigene della regione di Lago Agrio ma limiti il procedimento giuridico al Ecuador ed alla Chevron perché i trattati bilaterali limitano al Governo di Quito, di Washington ed alle società che stipulano accordi commerciali nei due Paesi il diritto di ricorrere alla giustizia.

mercoledì 14 aprile 2010

Il petrolio ecuadoriano e Agip

Alla fine degli anni '80 in Ecuador alcune esplorazioni del sottosuolo nella foresta amazzonica, precisamente nella provincia di Villano, scoprirono alcuni giacimenti di petrolio. Con questa scoperta lo stato ecuadoriano decise di mantenere propri i diritti sfruttamento dell'oro nero ma affidava a due compagnie, Arcoriente controllata da Petroecuador ed AGIP OIL, l'estrazione.
In questi venti anni Agip ha acquisito la maggioranza delle azioni di Arcoriente e di conseguenza oggi è l'unica società che estrae greggio nell'area di Villano.

Per poter estrarre l'oro nero Agip ha dovuto negoziare con le comunità indigena, che secondo la costituzione dell'Ecuador sono le legittime proprietarie delle terre da loro abitate sin da epoche ancestrali. Il compromesso a cui sono giunte le trattative dava il permesso al Agip di estrarre il petrolio a patto che giungessero nell'area degli investimenti che permettessero il locale sviluppo con nuove infrastrutture e con formazione tecnica.

L'estrazione del petrolio ha causato alcuni problemi sia a livello sociale che ambientale.
Gli accordi tra Agip e comunità indigene doveva creare nella regione alcune infrastrutture e migliorare la qualità della vita grazie alla creazione di nuovi posti di lavoro con un buon salario, invece il miglioramento non vi è stato ed anzi la migrazione interna, attratta da nuove prospettive di lavoro, ha creato tensioni sociali ed ha aumentato addirittura la disoccupazione.
Sembra che molti leader indigeni si siano lasciati corrompere dall'azienda italiana per cercare di avere un certo controllo sulle manifestazioni di protesta e per limitare gli investimenti che secondo gli accordi doveva effettuare.

Oltre ai problemi sociali si sono avuti anche quelli legati all'ambiente a causa di versamenti dalle condutture, che trasportano il greggio e le acque reflue ancora non trattate, nei fiumi della provincia causando la morte di numerosissimi pesci, la formazione di schiume e macchie oleose ed infine rendendo impossibile per le comunità locali l'utilizzo delle acque dei fiumi per le irrigazioni.
La preoccupazione dei nativi sta aumentando; a fine 2009 il contratto tra Ecuador ed Agip scadeva ma le operazioni di estrazione e di esplorazione da parte della compagnia petrolifera sono continuate ed addirittura si ha notizia dell'apertura di tre nuovi pozzi. Dopo alcune proteste e manifestazioni contro l'apertura dei tre nuovi pozzi, non concordati con le comunità locali, l'azienda italiana ha affermato di essere in possesso di una proroga per l'estrazione del petrolio; questa proroga, però, per adesso non è stata ancora resa pubblica e non se ne trova traccia in alcun documento ufficiale dello stato ecuadoriano.
Lo scontro tra i nativi ed Agip è sfociato anche in una denuncia al tribunale di Puyo per per danni ambientali con la richiesta di risarcimento di molti milioni di dollari.

Il portavoce della comunità Villano Paparaua durante una manifestazione contro le trivellazioni ha dichiarato: "In questi anni l'azienda italiana ha ricavato notevoli utili dallo sfruttamento ma le promesse non si sono avverate. I soldi e lo sviluppo promesso sono rimasti sulla carta. [...] Oggi gli effetti dell'intervento occidentale, quali aver causato divisione nell'organizzazione indigena, alcolismo, contaminazione del suolo e conseguente povertà per mancanza di alternative sono elementi di cui le nuove generazioni chiedono conto. C'è effettivamente stato un accenno di sviluppo. La gente pero' non si è resa conto di aver pagato con la propria cultura, di aver perso la capacità di vivere la Natura. In un certo senso è corretto dire che ci siamo impoveriti tutti, perché ci è stato tolto il bene più prezioso che avevamo, un patrimonio tramandato a voce per secoli".

martedì 22 dicembre 2009

Gelo tra Colombia ed Ecuador

Tra Ecuador e Colombia le relazioni diplomatiche si sono nuovamente interrotte. I rapporti diplomatici tra i due paesi si erano bloccati quando il 3 marzo 2008 Bogotá ordinò di attaccare l'accampamento delle Farc in pieno territorio ecuadoriano; in questa operazione morirono 26 persone, tra cui il portavoce delle FARC Raúl Reyes, un cittadino ecuadoriano e quattro messicani. L'operazione militare è stata chiamata Fénix. (link attacco in Ecuador)
Dopo vari mesi di scambi di accuse e gelo diplomatico i due paesi si erano riavvicinati grazie all'assemblea generale dell'ONU; ma dal novembre 2009 le relazioni diplomatiche sono tornate tese a causa di alcuni mandati di cattura che un giudice ecuadoriano, Carlos Jiménez, ha spiccato nei confronti di alti ufficiali dell'esercito colombiano.
Jiménez ha emesso i mandati di arresto per Juan Manuel Santos, che ai tempi era il ministro della Difesa del governo Uribe, per il comandante delle Forze armate, Freddy Padilla, per il generale della polizia Óscar Naranjo e per l'ex generale Mario Montoya, che era il comandante dell'esercito ed oggi è stato premiato con la guida dell'ambasciata nella Repubblica Dominicana dopo che era stato coinvolto nello scandalo dei Falsos Positivos. (link falsos positivos)
Il giudice ecuadoriano ha chiesto l'estradizione per Santos, ma è stata rifiutata per un vizio di forma.

La risposta di Bogotá alla firma dei mandati di cattura è stata immediata; Gabriel Silva, ministro della Difesa, ha affermato: "Difenderemo tutti quelli che parteciparono all'Operación Fénix [...] la difesa dei nostri funzionari è una responsabilità dello Stato, perché agirono servendo la Colombia, eseguendo istruzioni politiche, dunque non c'è nessuno che può essere imputato a livello individuale; [...] il giudice Jiménez sta agendo al di là dei principi della legge internazionale [...] la Colombia non riconoscerà la giurisdizione extraterritoriale di nessun giudice, di nessun paese, nei confronti di nessun funzionario o ex funzionario".
Dopo queste dichiarazioni il Governo dell'Ecuador ha risposto tramite il Ministro degli esteri che "la fiscalia (la magistratura) è un'entità giudiziaria autonoma e il potere esecutivo non ha la capacità di intervenire o controllare le sue decisioni" ed ha concluso che ogni magistrato ha diritto di indagare sui delitti che vengono compiuti nel territorio ecuadoriano.

Il ministro della Difesa colombiano ha dettato una condizione irrinunciabile per il riavvicinamento tra Colombia ed Ecuador con le parole: "Non ci sarà piena normalizzazione nei rapporti con l'Ecuador fino a che sarà in ballo questa questione".

domenica 25 ottobre 2009

L'acqua: un diritto inalienabile

Il governo ecuadoriano ha presentato un disegno di legge che mette in pratica l'articolo 12 della nuova Costituzione che afferma: "Il diritto umano all’acqua è fondamentale ed irrinunciabile. L’acqua costituisce un patrimonio nazionale strategico di uso pubblico inalienabile ed essenziale per la vita".
La proposta di legge che il Governo ha presentato alla Presidenza della Repubblica pone l'accento sul principio che "l'acqua è una risorsa e come tale è patrimonio nazionale e strategicamente ad uso pubblico" per cui le concessioni verranno erogate solo e soltanto per soddisfare i bisogni della popolazione.
Altro punto importante della proposta è quello che vieta con ogni modalità la gestione privata sia diretta che indiretta dell'acqua e se ne vieta anche lo sfruttamento economico. Con questo indirizzo si stabilisce che solo delle società pubbliche, comunità agricole, organizzazioni comunali, possano erogare il servizio avendo come obbiettivo quello di soddisfare le necessità dell'intera comunità.
Il disegno di legge, che dovrà essere approvato entro la metà di ottobre del 2009, si compone di 197 articoli in cui si specifica anche che le cariche dirigenziali delle società che gestiranno il servizio pubblico saranno elette democraticamente e non potranno superare i 3 mandati.

mercoledì 21 ottobre 2009

Alla sbarra la Chevron per danni ambientali

La compagnia petrolifera statunitense Chevron fu denunciata più di dieci anni fa in Ecuador per il danni all'ambiente causati dall'improprio smaltimento dei rifiuti dell'estrazione e della lavorazione del greggio tra il 1966 ed il 1990.
Lo smaltimento, non controllato, dei rifiuti tossici e di petrolio grezzo da parte della Chevron ha causato un forte inquinamento del Rio delle Amazzoni. I versamenti illegali nel bacino idrico più vasto al mondo ha causato danni incalcolabili sia all'ambiente sia alle popolazioni locali; il danno economico per bonificare e risarcire le popolazioni è stato quantificato dal Governo dell'Ecuador in circa 28 miliardi di dollari.
Oltre alle accuse formali che hanno portato ad aprire un processo a carico della compagnia petrolifera statunitense, la Chevron deve difendersi anche da un lungometraggio (intitolato Crude) che documenta come gli indios e le comunità che vivevano a stretto contatto con il Rio delle Amazzoni abbiano avuto un incidenza molto più alta della media nazionale di alcune malattie come cancro, leucemie, aborti, malformazioni dei neonati; tutti questi danni secondo autorevoli studi sono riconducibili all'inquinamento prodotto dalla multinazionale.
La multinazionale statunitense per cercare di non perdere totalmente la propria credibilità e per porre un freno, anche se parzialmente, alle accuse su cui la magistratura sta indagando sembra sia venuta in possesso di alcuni video in cui il giudice che presiede il processo a carico della Chevron stia trattando il suo prezzo con due rappresentanti del governo che vorrebbero far condannare la compagnia petrolifera.
Dopo questa rivelazione il governo ha chiesto alla Chevron di rendere pubblico il video ma la multinazionale si è rifiutata senza motivarlo, aggiungendo che le immagini ed i colloqui tra il giudice e gli emissari del governo sono più che eloquenti.
Il perché la Chevron non renda pubblici questi video non è dato saperlo ma il sospetto che sorge è quello che i video non esistano, e servano solo per sviare l'opinione pubblica e per mettere in cattiva luce il Governo e la giustizia ecuadoriana che è chiamata a giudicare un complesso processo.

martedì 1 settembre 2009

Colombia accusa Ecuador e Venezuela di aiutare le Farc

Le frizioni tra Colombia, da una parte, con Equador e Venezuela, dall'altra, non si placano da quando nel marzo 2008 la Colombia sconfinò in territorio equadoriano con una azione militare per distruggere un campo delle FARC un cui fu ucciso Raul Reyes.
La polemica tra Bogotà e Quito si è riaccesa quando nel luglio 2009 Alvaro Uribe ha reso pubblico un video in cui i guerriglieri delle Farc affermano di essersi accordati per cooperazioni sia sul piano politico sia per sovvenzionare la campagna elettorale di Correa del 2006. Jorge Briceño Alvarez, uno dei capi della guerriglia, afferma nel filmato che nel 2006 Correa avrebbe mandato un suo emissario a incontrare i capi delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane.
La smentita del presidente ecuadoriano non si è fata attendere affermando che l'unico emissario da lui inviato e quindi l'unico contatto avuto da suo governo con le FARC è stato quando il ministro Gustavo Larrea è stato inviato a colloquio con dei negoziatori dei guerrglieri per una missione umanitaria per liberare gli ostaggi ancora in mano alla guerriglia.
Correa ribatte alle accuse di Uribe in questo modo: "E' divertente perchè ora risulta che Mono Jojoy è una fonte di notizie attendibile. Allora dovremo credergli anche quando parla del governo Uribe e delle sue connessioni con i paramilitari, il narcotraffico ecc.".

Oltre alla crisi diplomatica con Correa, Uribe ha un'altro fronte caldo con Chavez. Quest'ultimo è stato accusato più volte dal presidente colombiano di aver fornito armi all'esercito delle FARC; l'ultima accusa si riferisce al fatto che le Forze armate rivoluzionarie colombiane avrebbero, grazie all'aiuto del Venezuela, acquistato armi in Svezia.
Chavez in risposta alle accuse di Uribe ha dichiarato: "Ho ordinato il ritiro del nostro ambasciatore e del nostro personale diplomatico. Congeleremo i rapporti con la Colombia. Il governo colombiano dimostra che non ha alcun interesse alle relazioni con il Venezuela". Il presidente venezuelano sottolinea anche il fatto che le Farc hanno reperito armi da molti Paesi (Stati Uniti, Russia, Israele) ma le accuse di aiutare la guerriglia piovono solo sul suo Paese, perchè?

giovedì 18 giugno 2009

La sovranità dell'Ecuador ed il vassallaggio colombiano

Gli Usa dopo avere ricevuto lo "sfratto" dalla base militare di Manta (Ecuador) da parte del governo del presidente Correa sembra abbiano individuato la loro nuova base in Colombia e precisamente a Palanquero.
La base aerea di Manta dovrà essere abbandonata il prossimo novembre dall'esercito USA.
Al Dipartimento della Difesa USA ha sempre affermato che le basi militari in sud America erano necessarie per contrastare il narcotraffico nell'area.
Le basi USA nella regione Latino Americana oltre che per combattere il traffico di stupefacenti hanno ulteriori propositi, sicuramente meno pubblicizzati, come esercitare il controllo sull’economia locale e delle risorse naturali (materie prime e risorse energetiche) così importanti per lo sviluppo dell'economia e delle multinazionali.

Le prime conferme arrivano dal governo statunitense per l'ammodernamento di un "infrastruttura operativa avanzata" da utilizzare nelle operazioni dell’INCLE (International Narcotics Control and Law Enforcement). La richiesta di questo finanziamento aggiuntivo è stato fatto per integrare il piano di "Posizionamento di Difesa Globale", per la nuova base in Colombia. Secondo alcuni documenti ufficiali "il Dipartimento della Difesa Statunitense sta riallineando la sua presenza militare globale, trasformando le sue forze all’estero, le basi e la relazione con le nazioni ospitanti in vista di un posizionamento flessibile e coerente con la nostra strategia. Ciò è il risultato di un grande investimento in nuove costruzione militari per il 2010. L’obiettivo del Dipartimento è realizzare una serie di accordi di accesso per operazioni di contingenza, logistica e addestramento in Centro e Sud America e per questo si stanno discutendo le modifiche necessarie a rafforzare il nostro accesso a vari paesi della regione. Il budget per il 2010 include 46 milioni di dollari per un’infrastruttura per la cooperazione alla sicurezza nella base di Palanquero, Colombia".

Le infrastrutture da potenziare nella base militare colombiana sarebbero le piste di volo lunga già 3.500 metri, gli hangar ed altri edifici per il personale USA. Palanquero è una vera e propria cittadina militare che può già ospitare circa 2000 persone, ha strutture commerciali e ricreative come ristoranti, supermercati ed anche un cinema e un ospedale.
La nuova base è posta al centro del paese e consente di raggiungere a bordo dei caccia in poco più di quindici minuti sia il nord del paese che il sud; oltre a questo si può contare anche su mezzi idrovolanti che possono atterrare sul Rio Magdalena con cui confina.
Palanquero è stato scelto anche perché alla fine degli anni '90 l'esercito statunitense installò alcuni impianti radar molto sofisticati, tanto sofisticati che sembra che siano effettuate da questa base sia le operazioni di ricerca degli accampamenti delle FARC in Colombia, che il coordinamento delle operazioni di bombardamento dell’accampamento delle FARC in Ecuador, dove fu ucciso il comandante Raúl Reyes, principale negoziatore dell’organizzazione guerrigliera.

La concessione dell'area di Manta non è stata prorogata perché le attività USA minavano ed interferivano nella sovranità dello stato ecuadoriano. Nella base operano stabilmente 300 tra militari statunitensi e funzionari della DEA, ma anche un non definibile numero di persone della della DynCorp, la società di sicurezza privata a cui sono state affidate dal Pentagono le fumigazioni delle piantagioni di coca e super segrete attività di intelligence anti-guerriglia. Nell’agosto 2005 un dirigente della DynCorp affermava che era a capo di un centro per il reclutamento di mercenari da inviare in Iraq proprio nella base di Manta e che il governo USA ne era a conoscenza.

I tentacoli per la ricerca del controllo degli Stati Uniti nel "suo cortile" sono ancora saldi e non si limitano all'installazione di Manta, che sta chiudendo, oppure a quelle in Colombia per combattere il narcotraffico e la guerriglia; ne esistono altre a Cuba (la base di Guantanamo è illegale perché la concessione è scaduta da molti anni), in Honduras, in Perù, El Salvador e nelle Antille Olandesi.
La chiusura di Manta è un segnale importante perché dimostra che è possibile resistere alla politica di militarizzazione e di controllo che il modello statunitense vorrebbe continuare ad imporre.

Il sito internet http://www.no-bases.org/ informa sulle iniziative che vengono intraprese contro la militarizzazione che continua nelle più disparate regioni nel mondo

lunedì 1 giugno 2009

Ecuador e Cuba produrranno farmaci generici

Il presidente ecuadoriano Rafael Correa nel suo viaggio a Cuba del gennaio 2009 ha sottoscritto un accordo con Raul Castro per la cooperazione e lo sviluppo dell'ambito delle biotecnologie e della farmaceutica.
A distanza di alcuni mesi questo accordo produce il primo frutto; i primi giorni di maggio è stata costituita una società che distribuirà in Ecuador, a partire da fine estate, i medicinali generici prodotti a Cuba.
Questa società al 50% ecuadoriana ed al 50% cubana dovrà soddisfare circa il 40% della popolazione del paese andino che ancora non ha un semplice accesso alle cure mediche a causa delle aree difficili da raggiungere, ma soprattutto per il costo elevato di tutti i medicinali prodotti dalle multinazionali.

La seconda tappa dell'accordo prevede la costruzione di uno stabilimento in Ecuador in cui si potrà produrre i farmaci necessari alla popolazione locale grazie anche al supporto tecnologico e scientifico che metterà a disposizione Cuba.
Il Ministero della Salute cubano ha prodotto un elenco di 866 medicinali che vengono utilizzati sull'isola della Rivoluzione e di cui 537 sono prodotti a Cuba per merito delle ricerche degli scienziati e ricercatori locali.
I dati del Ministero cubano che ha monitorato la produzione di farmaci a Cuba, dati comprovati dal OMS, ha visto aumentare la produzione nel 2007 del 25% e soprattutto ha introdotto 25 nuovi farmaci che sono andati a soppiantare quelli prodotti dalle multinazionali.