sabato 14 marzo 2009

La guerra dei narcos

In Messico nella prima metà di febbraio sono state uccisi circa 40 persone nella guerra che i cartelli del narcotraffico combattono tra di loro, ma anche contro la polizia.
In una piccola cittadina agricola, Villa Ahumada, un gruppo di uomini armati del cartello locale ha ucciso sei persone tra le quali anche tre poliziotti; l'arrivo di nuove forze dell'ordine ha originato un nuovo conflitto a fuoco lasciando sul campo altri quindici tra poliziotti e narcotrafficanti.
Altro episodio degno di nota è stata l'irruzione nel carcere di Torreón, nel nord del Messico, dove un commando di uomini armati hanno ucciso tre prigionieri e ne ha fatti evadere nove.
Sempre a Torreón a distanza di pochi giorni dall'irruzione nel carcere, otto persone sono state assassinate in un agguato fuori da un locale, perché affiliate ad un cartello concorrente da un gruppo armato, che si è avvicinato a loro a bordo di due camion.
Nel nord del paese sono stati ritrovati altri nove cadaveri decapitati come la "regola" dei narcotrafficanti impone.
A Ciudad Juárez è stato assassinato il capo della polizia municipale da un gruppo di circa dodici uomini armati di mitra a bordo di due furgoni.
Gli sforzi del governo centrale sembrano non riuscire a contrastare la violenza innescata dalla guerra per il controllo del mercato della droga (nel 2008 gli omicidi sono stati circa 5.500) anche se sono presenti quasi 40 mila militari nelle regioni del nord.

mercoledì 11 marzo 2009

Le FARC rilasciano altri prigionieri

All'inizio del febbraio 2009 le FARC hanno rilasciato unilateralmente gli ultimi sei prigionieri politici. Questo rilascio è frutto di un lungo lavoro (circa sette mesi di contatti) svolto dall'associazione Colombiane e Colombiani per la pace; questa associazione è formata da un nutrito gruppo di intellettuali che hanno dato voce a circa centocinquantamila persone che desiderano la fine dell'uso della forza per risolvere il lungo conflitto tra FARC e Stato.
I prigionieri liberati sono: quattro rappresentanti della polizia, l'ex governatore liberale della regione del Meta Alan Jara ed il deputato Sigfrido López.
Sette anni fa López ed altri undici deputati furono sequestrati ma nel giugno del 2007 in circostanze ancora non chiare gli altri furono uccisi; alcune fonti parlano di un'operazione di un gruppo paramilitare, probabilmente statunitense, inviato per trattare il loro rilascio ma che durante lo scontro a fuoco tra le FARC ed i paramilitari uccise gli undici deputati mentre López si salvò perché era stato trasferito in un altro campo dei guerriglieri.

Jara dopo il suo rilascio ha parlato con i giornalisti ed ha dichiarato: "Parlando in tutta sincerità devo dire che penso che Uribe non abbia fatto nulla per la nostra libertà e che la sua attitudine non ha aiutato in nessun modo uno scambio umanitario. [...] Io mi azzardo a dire che sembra che al presidente Uribe convenga la situazione di guerra del paese e che, qui sta la perversione, alla guerriglia serva il presidente Uribe."
Anche López nelle sue dichiarazioni ai giornalisti è stato molto critico con Álvaro Uribe: "L’atteggiamento del presidente Uribe ha solo danneggiato le liberazioni, e boicottato lo scambio umanitario e la liberazione di prigionieri".

Dalle interviste rilasciate a caldo dagli ex-prigionieri e da altri dati raccolti sembra che le FARC abbiano ripreso coraggio e la loro macchina organizzativa e logistica sia sempre funzionante ed in ottima salute. La buona salute delle FARC è tangibile dato che continua l'arruolamento di giovani colombiani che per varie ragioni, come la totale mancanza di lavoro e di studio, preludio ad futuro senza opportunità, aderiscono alla guerriglia.

Lo stato di guerra tra il Governo Colombiano e la guerriglia dopo molti decenni di conflitto sembra che serva ad entrambe le forze per avere o ricercare una legittimazione ed un consenso popolare che forse non avrebbero se si avviasse un processo di pace, alla cui base ci dovrebbe essere lo scambio dei prigionieri ed un dialogo vero e vivo senza odio e preconcetti.

sabato 7 marzo 2009

Emilio Eduardo Massera a processo

L'ex comandante della Marina Militare argentina e protagonista della giunta militare Videla, Emilio Eduardo Massera, può essere processato perché secondo la perizia svolta dal medico, inviato dal tribunale di Roma a Buenos Aires, "le attuali condizioni di salute dell'imputato e la sua capacità di partecipare coscientemente al processo non possono altro che essere le basi per un regolare procedimento". Questa dichiarazione ha demolito il tentativo dell'avvocato della difesa di sottrarlo al giudizio di un tribunale.
Emilio Eduardo Massera dovrà comparire davanti alla giustizia italiana per "aver cagionato la loro morte, dopo averne disposto od operato il sequestro, e dopo averli sottoposti a tortura, con le aggravanti di aver commesso i fatti con premeditazione, adoperando sevizie ed agendo con crudeltà verso le persone". Il processo riguarda tre desaparecidos: Angela Maria Aieta, sequestrata il 5 agosto 1976, Giovanni Pegoraro e sua figlia Susanna, sequestrati il 18 giugno del 1977; i tre furono trasferiti nel più grande centro di detenzione clandestina (Esma) che era sotto il comando Massera.
Per questo crimine sono già stati processati, sempre in Italia, cinque ufficiali della Marina co-imputati con Massera e sono Jorge Eduardo Acosta, Alfredo Ignacio Astiz, Jorge Raul Vildoza, Antonio Vañek e Hector Antonio Febres condannati a cinque ergastoli dalla seconda Corte di Assise di Roma nel 14 marzo 2007.

La coordinatrice delle Madres de Plaza de Mayo en Argentina, Hebe de Bonafini, ricevuta la notizia ha affermato: "Credo che qua (in Argentina) la connivenza della Giustizia ogni volta sia sempre più chiara. Per il medico del Tribunale argentino, incaricato tre anni fa di redigere una perizia psicologica, ha dichiarato Massera malato di mente mentre il medico del Tribunale Italiano afferma il contrario. Le complicità si notano. Per fortuna sarà giudicato almeno da un giudice italiano anche se tutti sappiamo che dovrebbe essere giudicato anche da un tribunale argentino".

mercoledì 4 marzo 2009

Elezioni in El Salvador

Il 18 gennaio 2008 in El Salvador si sono tenute le elezioni comunali e quelle per il rinnovo del Parlamento unicamerale.
Il Fmln (il Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional) si è aggiudicato 35 seggi, tre in più rispetto alle elezioni precedenti, mentre il partito di destra ARENA (Alianza Republicana Nacionalista), da parecchi anni al governo, ne ha conquistati 32 perdendone due. I restanti 17 seggi saranno divisi tra il Partido de Conciliación Nacional (Pcn) con 11, il Partido Demócrata Cristiano (Pdc) con 5, il Partido Cambio Demócratico (Cd) e il Frente Demócratico Revolucionario (Fdr) con un seggio.
I due partiti che hanno ricevuto più seggi riusciranno a governare il paese solo se si alleeranno con le forze minori che sono presenti nel parlamento dato che la maggioranza semplice è di 43 seggi mentre quella qualificata, in grado di prendere decisioni nell'ambito legislativo, è di 56.

Nelle elezioni municipali il FMLN è passato dai precedenti 35 comuni agli attuali 95 un significativo balzo in avanti anche se va ricordato che la capitale, San Salvador, ha scelto, seppur per pochi voti, l'esponente di ARENA. ARENA nella precedente tornata elettorale vantava 148 municipi mentre adesso ne conta 121. Il PCN, partito di destra, ha ottenuto 33 comuni.

La giornata elettorale è stata caratterizzato da lunghe file ai seggi e nessun incidente, come invece le forze di polizia temevano; secondo i dati raccolti dell’Organizzazione nazionale della difesa dei diritti umani, nelle settimane prima del voto si sono verificate circa una ventina di azioni violente contro esponenti del Fmln che sono sfociate addirittura nell’uccisione di due suoi militanti nella provincia di Morazan.
Le elezioni e lo spoglio sono stati seguiti oltre che dai rappresentanti dei partiti anche dagli osservatori internazionali (OEA, Unione Europea, Ong ed altre organizzazioni) hanno riconosciuto la trasparenza e la correttezza del voto.

Questi risultati elettorali devono essere considerate un importante tappa di avvicinamento in vista delle elezioni presidenziali del prossimo 15 marzo che vedranno sfidarsi il candidato del Fmln Mauricio Funes e quello di Arena Rodrigo Ávila.
Arena, il partito del presidente uscente Elias Antonio Saca, è dato in difficoltà dai sondaggi che lo vedono staccato di 15 punti rispetto al Fmln. Per la prima volta dalla fine della guerra civile, nel 1992, e dopo diciassette anni di governo della destra militarista di Arena, sembra che il Fmln possa insediare alla presidenza del paese il proprio candidato.

Dentro il partito di Arena è in atto uno scontro tra le varie correnti che cercano di mantenere le poltrone: da una parte la casta militare ed i latifondisti, dall'altra la nuova corrente delle lobby economico-finanziarie. Oltre ai conflitti interni Arena deve risollevare la propria immagine perché dalla popolazione è vista come il partito che si è prostrato davanti agli USA aderendo al Tlc (Trattato di Libero Commercio), che ha dato il via alla svendita dei settori delle telecomunicazioni, dell'energia, della fornitura d'acqua, un tempo pubblici, la cui privatizzazione ha portato a licenziamenti di massa.
Il candidato del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional nella sua campagna elettorale sta sottolineando gli interventi più importanti ed urgenti che vorrebbe attuare se eletto, a cominciare da misure in campo economico che limitino l’inflazione e creino nuovi posti di lavoro, aumentare il livello di sicurezza della popolazione, perseguire la corruzione, diminuire la forbice tra chi è ricco e chi è indigente.

Il 15 marzo con le elezioni presidenziali si potrà avere una svolta nella politica del Paese pronosticata anche dai sondaggi; anche se nelle le elezioni del 18 gennaio i sondaggi davano una netta vittoria del Flmn sia in Parlamento che nei comuni, ma il risultato finale non ha rispecchiato il pronostico.