lunedì 14 luglio 2008

Telecom Italia fa causa alla Bolivia

Il governo Morales nel maggio del 2008 ha annunciato che l'azienda boliviana Entel (ente nazionale boliviano di telecomunicazioni) ritornerà ad essere controllata completamente dallo stato. L'Entel fu privatizzata negli anni '90 dall'allora presidente Sanchez de Lozada che inaugurò un periodo di svendite delle aziende dello Stato a prezzi irrisori.
Il 50% dell'ente nazionale boliviano di telecomunicazioni fu acquistato da Telecom Italia ad un prezzo relativamente basso; in questi anni sotto il controllo della compagnia italiana gli investimenti nelle infrastrutture e nei servizi sono diminuiti sempre più, anche grazie al regime di monopolio in cui opera.

Il governo boliviano per riacquisire il controllo del pacchetto azionario detenuto da Telecom ha fissato il prezzo a 100 milioni di dollari che è praticamente la cifra che la società italiana deve all'erario di La Paz per le tasse arretrate non versate e per le varie evasioni di imposte.
A Telecom questa manovra e la relativa cifra del governo Morales non sono piaciute e si è rivolta al CIADI (Il Centro Internazionale di Risoluzione delle Dispute sugli Investimenti, interno alla Banca Mondiale e molto poco imparziale) per cercare di spuntare un risarcimento più ricco.
Il CIADI è uno strumento usato dalle multinazionali per sottomettere gli Stati che cercano di attuare riforme a favore degli interessi nazionali rispetto a quelli privati. Esempi di palese parzialità del CIADI si ritrovano nelle dispute tra Guatemala, che provò a proteggere le terre indigene, ed una compagnia mineraria nord americana, oppure quando la Bolivia per garantire l'acqua potabile ai suoi cittadini si scontrò contro la Bechtel.
In questa vicenda c'è un particolare da tenere in considerazione: la Bolivia, insieme ad altri paesi, si è ritirata dall'organo internazionale per la mancanza di neutralità che regna nell'operato del CIADI, quindi non riconosce, giustamente, a questo tribunale nessuna giurisdizione.

Telecom ha chiesto che la Bolivia versi nelle proprie casse una cifra non inferiore a 500 milioni di dollari a titolo di compensazione, ed ha anche richiesto al CIADI di bloccare alcuni conti della compagnia telefonica boliviana, per avere un'ulteriore garanzia nel caso vinca la causa.
Il governo di La Paz ha annunciato che si opporrà con tutte le forze a questa inusuale decisione, e inoltre cercherà di far abolire il CIADI, che secondo molti movimenti popolari e ONG è solo uno strumento di controllo e garanzia che le multinazionali hanno verso i paesi più poveri.
La decisione di bloccare i conti dell'Entel è una chiara violazione della sovranità nazionale della Bolivia, perché il tribunale della Banca Mondiale si è arrogato il diritto di intromettersi in una controversia tra uno Stato ed una compagnia privata; chissà come reagirebbe un governo europeo o il governo statunitense se si trovasse al posto della Bolivia?

giovedì 10 luglio 2008

Le due facce del governo cileno

In questi giorni il Cile sta vivendo momenti di tensione per le proteste dei camionisti da un lato, di professori e studenti dall'altro, davanti ai quali il governo di Michelle Bachelet sta tenendo due atteggiamenti diversi: da una parte tollera lo sciopero dei camionisti che protestano per le alte imposte sui carburanti, mentre dall'altra manda le Fuerzas Especiales de Carabineros a reprimere con lacrimogeni e manganelli gli studenti che protestano contro la nuova riforma scolastica.

La protesta dei camionisti sta bloccando le principali arterie stradali del paese con blocchi scriteriati e con camion che si spostano a passo d'uomo. I sindacati dei camionisti pretendono che il governo elimini alcune delle accise che gravano sul costo del carburante; il governo da parte sua ha annunciato che istituirà un fondo di mille milioni di dollari per stabilizzare il prezzo del carburante nel breve periodo. Ma ai camionisti non basta, loro vogliono non pagare più le imposte statali sui combustibili che, secondo loro, sono le responsabili del forte innalzamento del prezzo del carburante; per questo motivo i sindacati dei camionisti hanno deciso di proseguire lo sciopero ad oltranza.
Gli insegnanti hanno scioperato e manifestato insieme agli studenti nel centro della capitale, per protestare contro la riforma scolastica che mantiene "il fine di lucro" nella pubblica istruzione.

Il governo ha approvato da poco la modifica alla Ley Orgánica Constitucional de Educación (LOCE), che fu l'ultima legge creata dalla dittatura di Pinochet nel 1990 in cui introdusse come condizione basilare nella pubblica istruzione "il fine di lucro"; le modifiche previste dal governo Bachelet non eliminano questo fondamento. Chi protesta vuole che l'istruzione abbia come unici fini la qualità e la gratuità; questi due punti furono uno dei cavalli di battaglia che la signora Bachelet cavalcò durante la sua campagna elettorale.
Le due forme di protesta sono state ascoltate in modo diverso: la prima, quella dei camionisti, con un tavolo di trattative e di proposte mentre la seconda, quella degli insegnanti e studenti, con l'invio dei Carabineros e della repressione.

Una differenza che noto tra i professori ed i camionisti è quella che storicamente gli scioperi degli auto trasportatori sono sempre stati foraggiati ed incitati dagli USA fino dai tempi del golpe di Pinochet nel 1973 quando proprio un loro sciopero contribuì a destabilizzare il governo di Allende.
Non è che la signora Bachelet creda nella ciclicità della storia? Non credo che in questo caso la storia si ripeterà, la signora Bachelet può dormire sonni tranquilli, perché Allende non avrebbe mai mandato i Carabineros a reprimere una manifestazione pacifica di professori e studenti.

sabato 5 luglio 2008

Estradati dalla Colombia i capi paracos

Il 13 maggio 2008 sono stati estradati dalla Colombia negli USA 14 potentissimi capi delle organizzazioni paramilitari colombiane prevalentemente delle AUC(Autodifesa unita della Colombia); spiccano i nomi di Mancuso, Jorge Quaranta, Gordolindo, Don Berna, Cuco Vanoy e Hernan Giraldo.
Il più importante sicuramente è Salvatore Mancuso capo delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia) nato in Colombia ma da genitori di origine calabrese; in tutti gli anni in cui ha diretto le AUC ha gestito narcotraffico e altre attività criminali, nelle quali spicca l’acquisto di terreni agricoli, circa 6 milioni di ettari, a prezzi irrisori grazie al terrore che i paramilitari diffondevano tra i piccoli proprietari locali.

Il governo di Uribe con un comunicato molto sorprendente ne ha ordinato l'estradizione per narcotraffico internazionale.
Uribe con questa mossa a sorprendente ha mutato gli equilibri interni che sembravano immodificabili tra politica e paracos (paramilitari dediti al narcotraffico); al tempo dell'arresto dei capi paramilitari il governo si accordò con loro e gli propose di confessare tutte le loro colpe e accettare di consegnare i loro beni allo Stato, che poi li avrebbe usati per risarcire le vittime; in questo modo si sarebbero assicurati pene più lievi e senza estradizione.
Oggi, evidentemente, qualche accordo è stato violato dato che la versione ufficiale del ministero degli Interni colombiano afferma che alcuni di loro hanno continuato a dirigere i propri traffici ed uomini oltre a non aver consegnato i loro beni allo Stato.
Ma la vera motivazione è da ricercarsi altrove, l'estradizione dei paracos arriva nel momento in cui Uribe è nel pieno scandalo sulla collusione fra politica e paramilitarismo che lo sta vedendo protagonista. Le accuse ad Uribe sono in gran parte basate sulle testimonianze dei dirigenti paramilitari che oggi sono nelle carceri USA. Con questa trovata Uribe ha allontanato i testimoni più scomodi ed ha reso molto più lungo e difficile il lavoro dei magistrati che stanno portando avanti le indagini sui legami tra lui ed i paracos. Chissà se i giudici colombiani avranno il permesso dal governo statunitense per fare visita ai detenuti ed interrogarli sui molti punti che ancora non sono stati chiariti come i particolari legami tra Uribe ed i sui collaboratori più stretti ed i paramilitari nella regione di Antioquia in cui Uribe ha costruito la carriera politica dagli inizi; oppure come gli intricati ed ancora incompresi rapporti fra le multinazionali delle banane, le Auc ed i politici che fanno capo sempre al presidente colombiano.
Adesso auspichiamo che con l'estradizione dei capi paracos la ricerca della verità sia stata agevolata e non intralciata come invece si nota da una riflessione più approfondita e dalla mossa di Uribe e del suo seguito.

mercoledì 2 luglio 2008

Il dopo Tirofijo

Con la morte, il 26 marzo del 2008, del leader storico delle FARC Manuel Marulanda Veléz conosciuto come Tirofijo, si apre una fase molto importante nella successione al comando dell'esercito rivoluzionario.

Alfonso Cano nominato immediatamente come successore di Tirofijo premia la linea della continuità nella politica delle FARC. Cano è un antropologo che ha avuto il proprio addestramento militare e la sua formazione politica in URSS ed è stato l'uomo designato in passato da Marulanda per intavolare tutte le trattative dei vari processi di pace condotti in Messico e Venezuela; anche se questi negoziati fallirono, Cano è considerato l'uomo migliore per portare avanti le trattative.

In questi primi mesi del 2008 le FARC hanno subito una pesante offensiva da parte dell'esecutivo colombiano ed hanno perduto 3 membri della segreteria direttiva; anche se oggi le FARC non sono più in grado sferrare offensive militari perché indebolite, con i circa 13000 uomini che ne fanno parte possono resistere per molti anni nella foresta.

In Colombia si spera che le FARC siano spaccate al loro interno tra due fazioni: quella oltranzista che cerca solo il confronto militare e quella che desidererebbe la smilitarizzazione in seguito ad un accordo di pace. Inoltre c'è una moderata speranza nel fatto che Cano possa decidere di intavolare dei veri e propri negoziati di pace, ed è per questo che il ministro degli Interni colombiano, Carlos Holguín Sardi, ha aperto la porta ad ogni iniziativa che possa portare ad un dialogo che persegua la pace.

Sfortunatamente molti analisti e giornalisti si sono già dimenticati che negli anni '80 le FARC provarono a uscire dalla sola lotta armata e fondarono un partito legale al 100% che si chiamava Unión Patriótica. Il partito fu eliminato fisicamente dai paramilitari da sempre legati alla cupola che governa da anni il paese: si parla di circa 350 dirigenti dell'Unión Patriótica e 5000 militanti che furono uccisi senza pietà ed in pochissimi anni.

Secondo le indiscrezioni sulle ultime indicazioni di Marulanda prima della sua morte, le FARC dovrebbero cercare di dimostrare la massima disponibilità nella liberazione dei circa 700 ostaggi che ancora oggi hanno con loro. Ma forse, a non perseguire la fine della guerra non sono solo le FARC ma anche il governo di Uribe; la dimostrazione la abbiamo avuta quando a pochi giorni dalla liberazione di 4 ostaggi il governo colombiano ha ordinato l'operazione militare per uccidere il numero due Raul Reyes.

Con le poche e frammentarie informazioni che sono giunte a noi adesso possiamo solo attendere che le decisioni delle FARC e del governo Uribe si tramutino in fatti per poterle raccontare ed esaminare nel miglior modo possibile.